La paura degli effetti del cambiamento climatico non è sufficiente a far cambiare – in meglio .- le proprie abitudini. In sintesi, è questo il “verdetto” dellostudio internazionale di Ipsos che fotografa l’attuale rapporto tra opinione pubblica e crisi climatica.
L’indagine, presentata in occasione della Giornata della Terra, si intitola “People and Climate Change” e ha coinvolto 32 Paesi, tra cui l’Italia, offrendo uno sguardo globale sulle opinioni dei cittadini riguardo il riscaldamento del pianeta e la transizione ecologica.
Più paura, meno fiducia nell’azione individuale
Dallo studio emerge un chiaro aumento della preoccupazione per i cambiamenti climatici: il 74% degli intervistati a livello mondiale teme le conseguenze della crisi climatica nel proprio Paese. In Italia, la percentuale è ancora più alta e tocca il 76%. Non sorprende poi che il livello di timore sia ancora più alto nelle nazioni maggiormente colpite da eventi estremi legati al clima.
Nonostante l’allarme, però, diminuisce il numero di persone convinte che le scelte individuali possano fare la differenza. Specie nei Paesi economicamente avanzati, si osserva un calo significativo di senso di responsabilità personale. Potrebbe trattarsi di una forma di “saturazione ecologica” o del diffondersi di un sentiment di impotenza collettiva.
G7 in frenata sulla lotta climatica, Italia in controtendenza
Un altro dato significativo riguarda i Paesi del G7, che registrano i maggiori cali sia nel coinvolgimento personale sia nella richiesta di politiche ambientali più incisive.
L’Italia, però, si merita un plauso: infatti tra gli italiani resta alta l’attesa nei confronti del governo per un intervento più deciso. Questo scenario alimenta interrogativi sul ruolo delle nazioni industrializzate nel guidare l’azione globale per il clima.
Molti pensano: “Abbiamo già fatto abbastanza”
Il 36% degli intervistati ritiene che il proprio Paese abbia già fatto troppo per contrastare i cambiamenti climatici, una convinzione più diffusa in Paesi come Canada e Francia.
Una percezione forse legata alle difficoltà economiche, ma che segnala anche un bisogno di maggiore informazione sui benefici a lungo termine delle politiche ambientali.
La disinformazione e la questione costi ostacolano la transizione green
Le credenze, comprese quelle false, sono dure a morire. Quasi il 30% del campione non è convinto che esista un ampio consenso scientifico sull’impatto del cambiamento climatico.
Inoltre, in diverse nazioni europee, si teme che le energie rinnovabili facciano lievitare i costi energetici. È il caso, ad esempio, della Germania (59%), dei Paesi Bassi e del Belgio (entrambi al 56%).
Sostenibilità: i cittadini credono nei benefici futuri
Non mancano però le note positive. Più della metà degli intervistati (54%) ritiene che la transizione ecologica porterà un miglioramento nella qualità dell’aria.
Il 45% prevede effetti positivi per la salute pubblica, mentre il 46% si aspetta un impatto benefico anche sugli ecosistemi e sulla fauna.