Come diventare giovani content creator in sicurezza? I consigli per i genitori

Oltre il 30% dei bambini della Generazione Alpha sogna di diventare social media creator, e circa il 32% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni indica lo YouTuber come professione ideale.

Per molti ragazzi i content creator rappresentano veri e propri modelli di riferimento, e il desiderio di emergere online si manifesta spesso già prima dell’adolescenza. In questo contesto, il coinvolgimento dei genitori non è solo utile, ma fondamentale.
Per questo, gli esperti di Kaspersky hanno creato la Digital Schoolbag: A Parent’s Guide for the School Year, una guida che fornisce consigli essenziali per aiutare a proteggere i bambini affrontando le principali regole di sicurezza informatica per il mondo online ma anche offline.

Sii curioso, non critico

Se un bambino dice di voler diventare YouTuber è normale che i genitori si preoccupino. Ma la risposta più costruttiva non è vietarlo, bensì aprire un dialogo. Chiedere perché il bambino desidera aprire un profilo, quali contenuti vorrebbe condividere e scoprire insieme gli ultimi trend online aiuta infatti a entrare nel suo mondo.

Questo atteggiamento ha due vantaggi: da un lato dimostra attenzione autentica per i suoi interessi, creando fiducia, e dall’altro permette di affrontare in modo naturale temi cruciali come la privacy, i limiti dei contenuti e la gestione del tempo online.
Per rendere queste conversazioni più semplici e coinvolgenti, è utile partire da risorse adatte all’età.

Configurare gli account insieme

Invece di consegnare un telefono e lasciare che i propri figli imparino da soli è importante prendersi il tempo necessario per configurare gli account insieme. Che si tratti di YouTube, TikTok, Instagram o un’altra piattaforma, scegliere impostazioni di privacy adeguate (chi può vedere i post, commentare o inviare messaggi), disattivare l’impostazione di geolocalizzazione predefinita, utilizzare una password forte e unica, e abilitare l’autenticazione a due fattori (2FA) per una protezione aggiuntiva.

Questo non solo reduce il rischio di hacking o esposizione, ma insegna anche al proprio figlio buone abitudini di sicurezza digitale fin dall’inizio.

Insegnare cosa non condividere

Quando i bambini pubblicano contenuti online spesso vogliono condividere tutto: dove sono, cosa fanno e con chi sono.
“Crescere” online, però, significa imparare che non tutte le informazioni devono essere rese pubbliche. È quindi importante aiutare i propri figli a capire la differenza tra creare e consumare contenuti divertenti ed essere esposto a materiali o attività potenzialmente pericolosi o dannosi.

Questo significa, ad esempio, non condividere l’indirizzo di casa, il nome della scuola, gli orari, i programmi delle vacanze o i luoghi frequentati regolarmente. Si tratta di dettagli che possono involontariamente rendere i ragazzi e le ragazze più facili da rintracciare, soprattutto se questi dati vengono abbinati a foto, tag di posizione e timestamp.

Sanità: la nuova cultura della vaccinazione in Italia

Oggi la vaccinazione viene vista come uno strumento per proteggere anzitutto chi è professionalmente, socialmente o fisicamente più esposto (personale sanitario, malati cronici, chi vive o lavora in ambienti dove è più facile contagiarsi), e meno come semplice strategia per evitare di ammalarsi.

Il tema della percezione del rischio appare centrale. Dopo la pandemia è presente una sorta di stanchezza rispetto a quanto vissuto, che si estende anche alle vaccinazioni, sebbene riconosciute come un’arma strategica per superarla.
Anche se il 90% si è vaccinato contro il Covid, solo un terzo pensa di farlo nel futuro. Contro l’influenza, poco più della metà.
È quanto emerge dall’indagine del Censis ‘I nuovi tratti della vaccinazione in Italia’ realizzata con la sponsorizzazione di Pfizer.

Permangono dubbi su efficacia e sicurezza

Il 59,5% pensa che sia più rischioso non vaccinarsi, rischiando di ammalarsi di una malattia prevenibile con la vaccinazione. Tuttavia, nonostante il riconoscimento quasi unanime del ruolo delle vaccinazioni nel debellare malattie come la poliomielite (95,3%) e nella difesa della collettività dalla diffusione delle malattie (84,4%), insieme a quello del suo valore individuale come strumento per evitare la diffusione di malattie e complicanze (85,2%), queste considerazioni non sono sufficienti a superare un atteggiamento culturale che la maggioranza percepisce ancora come più negativo rispetto al passato (85,9%).
E non appaiono del tutto risolti i dubbi sull’efficacia e la sicurezza delle vaccinazioni.

Si consolida la propensione alla prevenzione

Il 36,9% afferma di ricorrere alla vaccinazione per prevenire le malattie, una quota in crescita rispetto al 16,9% del 2014. È evidente l’influsso dell’esperienza di adesione di massa alla vaccinazione per il superamento del Covid.

Aumenta anche la quota di chi esprime piena fiducia nei confronti della vaccinazione (43,0% vs 22,0%), soprattutto cresce nel tempo la quota di chi dichiara di fidarsi delle vaccinazioni garantite dal Ssn (30,7% vs 50,6%).

Il fatto che il 54,6% delle persone si sono dichiarate disponibili a “fare” una dose in più se in questo modo aumenta la copertura e l’efficacia è una dimostrazione della fiducia nei confronti della vaccinazione. I non favorevoli sono in media il 22,3%.

Conoscenza confusa e incertezza nell’adesione

La conoscenza delle vaccinazioni appare collegata all’esperienza diretta e all’adesione a esse. Si tratta di una conoscenza diffusa (71,5% si ritiene informato), che raggiunge il picco con la vaccinazione anti-Covid, conosciuta dal 98,7% della popolazione.

Più basse le percentuali di chi ha effettuato vaccinazioni negli ultimi 3 anni. Esclusa la vaccinazione anti Covid (84,8%) e antinfluenzale (50,0%), il ricorso non è ampio, anche nel caso di categorie più a rischio come i malati cronici. Diversa è la situazione con riferimento alle scelte effettuate dai genitori rispetto alle vaccinazioni dei figli (97,0%), più ridotto il ricorso alla vaccinazione in gravidanza. Tra le donne intervistate solo il 36,7% ha effettuato almeno una vaccinazione e la quota diventa maggioritaria solo per le donne che hanno figli da 0 a 5 anni.

Giovani e affettività: quando l’informazione passa dal web

Il digitale è ormai oggi la guida che tutti noi utilizziamo per la maggior parte degli aspetti della vita quotidiana. Ma è una guida sicura? La domanda è ancora più rilevante quando a “fare le domande” sono i giovanissimi. D’altronde, per i ragazzi italiani tra i 16 e i 25 anni, il web è ormai la principale fonte a cui affidarsi per chiarire dubbi su anche su relazioni e sessualità.
È quanto emerge da una recente indagine condotta da Eumetra per Telefono Donna Italia, organizzazione che da oltre trent’anni lavora a sostegno delle donne e contro la violenza di genere. Secondo i dati raccolti, il 45% dei giovani usa Internet per informarsi su dinamiche affettive, mentre più della metà lo fa per questioni legate al sesso.

Il dato più allarmante? In oltre quattro casi su dieci, il primo approccio ai temi della sessualità avviene attraverso contenuti pornografici. Una “scuola” non sempre adeguata, che rischia di trasmettere modelli distorti.

I tradizionali ruoli educativi non ci sono più

Famiglia e scuola, un tempo riferimenti principali per l’educazione sentimentale, oggi sembrano avere un impatto sempre più marginale. Questo vuoto informativo è stato colmato dal digitale, che però propone contenuti spesso disomogenei, poco approfonditi o influenzati da stereotipi.

Non sorprende quindi che quasi l’80% delle ragazze e il 74% dei ragazzi ritengano che i social contribuiscano a normalizzare atteggiamenti discriminatori verso le donne. Le piattaforme più criticate in questo senso sono Instagram, TikTok e YouTube, viste come ambienti a rischio per la diffusione di messaggi denigratori.

Incertezza e paura nel quotidiano

Questa esposizione mediatica ha effetti concreti anche sulla vita di tutti i giorni. Solo il 14% delle giovani donne sotto i 25 anni afferma di sentirsi libera nei momenti di svago, anche rispetto a come vestirsi. Il 66% delle intervistate adotta precauzioni per evitare situazioni pericolose, come telefonare a un’amica durante il tragitto serale o condividere la posizione.

Significative anche le differenze tra generi nella percezione della violenza: il 57% delle ragazze pensa che il fenomeno sia sottovalutato, contro appena il 28% dei coetanei maschi.

Musica e social: tra modelli e normalizzazione

Le differenze emergono anche nei gusti musicali. Tra i ragazzi più giovani spicca l’interesse per generi che parlano esplicitamente di sesso (25%) o criminalità (30%).

Solo un giovane su cinque condanna apertamente i testi con linguaggio aggressivo, ritenendoli parte di un contesto espressivo da non giudicare troppo severamente.

Raccontare meglio, educare davvero

Matteo Lucchi, amministratore delegato di Eumetra, sottolinea la responsabilità dei media: “I contenuti influenzano atteggiamenti e valori. È tempo di ripensare il linguaggio con cui parliamo ai giovani”.

A chiudere la riflessione è Laura Parolin, psicologa e docente all’Università di Milano-Bicocca: “Solo attraverso dati e analisi strutturate possiamo comprendere a fondo il disagio giovanile e progettare azioni educative efficaci e mirate”.

Casa, auto nuova, denaro, successo o salute? I desideri degli italiani

Da 18 anni Human Highway conduce una ricerca sui desideri delle persone analizzando il concetto di regalo. L’analisi parte dai regali materiali per passare a quelli che non esistono, i cosiddetti ‘fantaregali’, come, ad esempio, la pillola che fa ringiovanire di 10 anni, per giungere ai regali che non si possono comprare: quei doni immateriali che non hanno né un mercato né un prezzo.
Per ottenere risposte più sincere, l’indagine ha chiesto di indicare il regalo più autentico e sincero e che si vorrebbe fare a qualcuno a cui si vuole bene.

Insomma, cosa desiderano gli italiani? Tecnologia, una casa o un’auto nuova? Oppure denaro, successo e salute? Sì, ma in definitiva, anche no.
Quando si scende nel profondo e si apre il diario dei desideri autentici, gli italiani indicano altro.

Tempo: un dono più frequente negli anni centrali della vita

Infatti, quando agli italiani si chiede di concentrarsi su ciò che conta davvero, ecco emergere otto ‘classi’ di regali.
La prima classe è rappresentata dai valori, come, ad esempio, serenità, felicità, pace, speranza, fiducia, realizzazione personale, con quasi tre citazioni su dieci.

I valori sono seguiti dai beni materiali, con una indicazione su sei, poco più indietro della ‘salute’.
È interessante osservare la menzione del ‘tempo’. Il dono di tempo è più frequente nelle età centrali della vita, quando questa risorsa si avverte come più scarsa e quindi più preziosa.

A chi regalare il regalo che non si può comprare?

Ma a chi si vorrebbe regalare il regalo che non si può comprare? In due casi su tre a una persona della propria famiglia.
Nel 16,9% dei casi si pensa a una persona esterna al nucleo famigliare, e spesso si tratta di casi di bisogno e di una certa gravità.
Il 6,1% dei regali è auspicato per tutti, cioè a tutto il mondo (in particolare, la pace), mentre in due casi su cento il regalo è fatto a sé stessi.

La combinazione tra l’oggetto del regalo e il destinatario produce 72 combinazioni. E i casi più frequenti riguardano i genitori che donano valori ai propri figli (7,3%) o a tutta la famiglia (5,0%).

La pace quadruplica in 4 anni

Ai valori seguono i beni materiali, scelti per il partner, e la salute ai genitori, ciascuno al 4,3% delle citazioni, e quindi i valori a tutto il mondo, serenità, pace, felicità, speranza.

Il dono della pace, in particolare, ha visto un incremento di quattro volte dal 2020 al 2024 ,ed è la terza voce nella lista dei regali che si vorrebbe ricevere, dopo salute e serenità.

Vitamine e sali minerali: durante l’estate cresce la domanda di integratori

Con l’arrivo della bella stagione, è sempre più frequente sentirsi fiacchi o scarichi di energie. Le alte temperature elevate, l’umidità e pure la sudorazione mettono alla prova l’organismo, causando una perdita importante di liquidi e micronutrienti fondamentali per il benessere psicofisico.

Non stupisce, quindi, che gli integratori alimentari a base di vitamine e sali minerali stiano vivendo un vero e proprio boom di vendite in Italia.

Dati in crescita: magnesio e potassio al top

Secondo i dati elaborati da Integratori & Salute, associazione di riferimento del settore che fa capo a Unione Italiana Food, nel 2024 si conferma il trend positivo per queste categorie. I sali minerali si attestano tra i prodotti più venduti: le confezioni commercializzate sono state quasi 15 milioni (+3,4% rispetto al 2023), per un valore di oltre 265 milioni di euro (+6,7%).

Anche le vitamine si difendono bene, con 12,6 milioni di confezioni vendute, e una crescita in valore del +4,2%, trainata soprattutto dai prodotti contenenti vitamine del gruppo B e vitamina C.

In particolare, nei mesi più caldi (luglio-settembre), si è registrato un picco nelle vendite di integratori a base di magnesio e potassio: oltre 3 milioni di confezioni, pari alla metà del totale annuo. Crescono anche gli integratori di ferro (+5,8%) e quelli specifici di magnesio (+15,5%).

La parola dell’esperta: perché integrare è utile

La dott.ssa Franca Marangoni, esperta della Nutrition Foundation of Italy, spiega: “Durante i mesi estivi, il nostro fabbisogno di alcuni micronutrienti aumenta. Il magnesio, ad esempio, è essenziale per prevenire crampi e stanchezza muscolare, mentre il ferro e le vitamine del gruppo B supportano il metabolismo energetico e la funzione mentale.”

Inoltre, in condizioni di sudorazione intensa o attività sportiva prolungata all’aperto, il rischio di carenze si accentua. Integrare in modo mirato, dietro consiglio medico, può aiutare a mantenere l’equilibrio idrosalino e a ridurre la sensazione di affaticamento.

Pelle e sole: il ruolo delle vitamine

Non solo energia: durante l’estate anche la pelle ha bisogno di cure particolari. L’uso di antiossidanti come la vitamina C ed E può proteggere dai danni del sole, mentre la vitamina A e lo zinco contribuiscono a mantenere sana la barriera cutanea.

Conclusione

In sintesi, l’estate 2024 conferma un crescente interesse degli italiani per il benessere, con integratori di vitamine e sali minerali sempre più protagonisti delle scelte in farmacia.
Ma attenzione: l’integrazione deve sempre accompagnarsi a uno stile di vita sano, alimentazione equilibrata e idratazione.

Salute mentale: la Gen Z soffre più delle generazioni precedenti

I giovani della Generazione Z sperimentano livelli di ansia e angoscia superiori rispetto alle generazioni precedenti. Lo conferma l’ultima edizione dell’osservatorio Eumetra ‘Benessere e Sostenibilità’: il 35% dei giovani appartenenti alla GenZ riferisce uno stato d’ansia elevato.
Si tratta di una percentuale che supera di oltre 10 punti quella dei Millennial (23%), è quasi il doppio rispetto alla GenX (17%) ed è tre volte rispetto ai Boomer (11%).

Ma quali sono le cause di questo crescente disagio?
Tra i principali fattori emergono la sensazione di non essere mai all’altezza delle aspettative altrui, la necessità di raggiungere il massimo in tempi prestabiliti con la paura di fallire, il timore di perdersi qualcosa (FOMO, Fear of Missing Out) e l’eccessiva esposizione a un bombardamento di informazioni spesso contraddittorie.

Le principali cause del disagio giovanile

Un aspetto particolarmente critico è l’aumento del ritiro sociale tra gli adolescenti, come evidenzia l’analisi condotta dal gruppo di ricerca ‘Mutamenti sociali, valutazione e metodi’ (MUSA) del Cnr-Irpps.
Lo studio, basato su un campione nazionale di oltre 7.500 adolescenti tra 14 e 19 anni, mostra che la percentuale di giovani che non incontrano più i loro amici fuori dall’ambito scolastico è quasi raddoppiata dopo la pandemia, passando dal 5,6% del 2019 al 9,7% del 2022.

Questo fenomeno sottolinea come l’isolamento sociale sia diventato un problema serio e persistente, correlato a fattori relazionali e psicologici, tra cui l’iperconnessione ai social media, che erode progressivamente la qualità delle interazioni sociali e il benessere psicologico individuale.

Un diverso sistema di valori

Per comprendere il fenomeno, è tuttavia essenziale considerare che il loro sistema valoriale, pur con differenze all’interno della Generazione Z, si fonda su due assi fondamentali. La relazione con gli altri nell’era ‘ON LIFE’, in cui il mondo fisico e digitale sono intrecciati, fa sì che gestire le relazioni diventi più complesso rispetto al passato, e l’affermazione di sé.

La GenZ non è meno ambiziosa delle generazioni precedenti, ma aspira a percorsi di formazione e carriera con condizioni diverse.

La visione del futuro

Questa complessità si riflette anche nella visione del futuro dei giovani. Secondo l’Osservatorio Eumetra sulla GenZ condotto in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, il punteggio medio di ottimismo sul futuro è inferiore a 7, con oltre il 40% dei giovani che nutre una visione negativa. 
In Spagna e Germania, il punteggio si alza di poco oltre il 7 grazie a una quota maggiore di risposte con valori compresi tra 9 e 10. 

Il benessere psicologico della GenZ rappresenta dunque una sfida prioritaria.
Investire in percorsi di formazione più flessibili, ambienti di lavoro stimolanti e spazi di socializzazione inclusivi, potrebbe essere la chiave per aiutare i giovani a costruire un futuro più sereno e sostenibile.

Truffe: attenzione a quella del cioccolato!

È l’ultima cybertruffa studiata apposta per svuotare le tasche degli utenti incauti, e questa volta riguarda il cioccolato. I consumatori di tutto il mondo sono ansiosi di assaggiare il pregiato e lussuoso cioccolato di Dubai, tuttavia, gli esperti di Kaspersky hanno rilevato numerose truffe che sfruttano il successo di questo prodotto per ingannare gli acquirenti.

Gli esperti hanno infatti individuato una campagna fraudolenta rivolta in particolare ai consumatori degli Emirati Arabi Uniti: i cybercriminali hanno creato siti web falsi fingendosi noti brand di fiducia, oppure, hanno creato store online completamente falsi.
Ma cos’è il cioccolato di Dubai? È un costoso cioccolato ripieno di ‘kadayif’ al pistacchio. L’ha inventato da una pasticceria di Dubai.

Il falso delivery e la finta pasticceria di lusso

Tra le minacce più rilevanti segnalate da Kaspersky, rientra l’imitazione di Deliveroo, il famoso servizio di consegna a domicilio, e di Fix Dessert Chocolatier, l’inventore e produttore delle pregiate barrette.
Imitando l’aspetto di store e piattaforme ufficiali, i truffatori sfruttano la fiducia dei consumatori, nonché, la reputazione dei brand per indurre gli acquirenti a ‘ordinare’ cioccolato che in realtà non verrà mai consegnato.

In altri casi, alcuni cybercriminali hanno creato piattaforme di e-commerce completamente false, presentandosi come fornitori indipendenti provenienti da tutto il mondo.
Questi siti fraudolenti, che colpiscono utenti a livello globale, promettono la consegna del cioccolato di Dubai, ma spariscono una volta incassato il pagamento, lasciando i consumatori a mani vuote.

I cybercriminali sfruttano l’entusiasmo dei consumatori

“I truffatori sono spesso rapidi nel trarre vantaggio dalle tendenze, e la moda del cioccolato di Dubai ne è un esempio lampante – ha commentato Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky -. Queste tattiche sono particolarmente efficaci, poiché sfruttano l’entusiasmo dei consumatori e la fiducia nei brand noti. Per proteggersi ed evitare spiacevoli sorprese, è fondamentale che gli utenti prestino attenzione ai dettagli, si prendano il tempo necessario per verificare l’autenticità degli store online e diffidino delle offerte particolarmente convenienti, perché potrebbero essere studiate per trarre in inganno i consumatori”.

Verificare l’autenticità del sito controllando URL, domini e recensioni

Per proteggersi da queste truffe, Kaspersky consiglia di verificare l’autenticità del sito web, controllando URL, domini e recensioni dei clienti prima di effettuare acquisti online
Ma soprattutto, diffidare delle offerte insolite, poiché i truffatori spesso utilizzano pop-up, annunci o e-mail di phishing per indirizzare gli utenti verso siti fraudolenti.

Evitare anche di divulgare informazioni personali: è fondamentale fornire dati sensibili solo su piattaforme sicure e verificate.
Inoltre, utilizzare soluzioni di sicurezza complete. Un software di sicurezza affidabile può bloccare i siti di phishing e prevenire le infezioni da malware.

Perché le coppie italiane vanno in terapia? Per migliorare il rapporto, tradimenti e ingerenze familiari

La terapia di coppia, soprattutto quando le difficoltà diventano persistenti e difficili da gestire autonomamente, rappresenta una risorsa essenziale per affrontare i problemi che possono sorgere all’interno di una relazione, come infedeltà, stress legato alla nascita di un figlio, perdita del lavoro o problemi di salute.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Unobravo, a livello nazionale la principale motivazione che porta le coppie italiane a ricercare aiuto è la volontà di migliorare il rapporto (55,4%), dimostrando come molti considerino la terapia non solo una soluzione ai conflitti, ma anche uno strumento di prevenzione e rafforzamento del legame.
Seguono il bisogno di affrontare un tradimento (10,2%), le interferenze delle famiglie d’origine (9,4%), la gestione dei figli (7,1%), e il desiderio di separarsi/divorziare (6,6%). 

La maggior parte di richieste arriva dalle donne, 66,5%

Tra chi affronta criticità all’interno del rapporto di coppia (32,5%) e chi vive un malessere legato alla fine di una relazione (13,6%), ma chi affronta conflitti intergenerazionali, incomprensioni o tensioni dovute alla gestione della quotidianità (23,3%), l’analisi dell’Osservatorio Unobravo rivela una disparità di genere nelle richieste di sostegno terapeutico per problemi connessi alle relazioni interpersonali.

La maggior parte arriva infatti dall’universo femminile (66,5%), in particolare, le donne di età compresa tra 30 e 44 anni (46,1%), seguite dalle under30 (45,4%).

La principale preoccupazione delle coppie fra 30-44 anni è la separazione

Mentre entrambi i generi condividono come principale priorità il miglioramento del rapporto, gli uomini riportano con maggiore frequenza il bisogno di trovare strumenti per affrontare il tradimento (11,9%), mentre per la controparte femminile la questione è meno urgente (8,8%).

Le donne, al contrario, manifestano la necessità più marcata di reperire mezzi per limitare le ingerenze familiari (9,9%).
Tra le coppie di 30 e 44 anni, il tema della separazione/divorzio emerge come la principale preoccupazione (78,4%), mentre per quelle sotto 30 anni l’influenza delle famiglie d’origine rappresenta il problema predominante (22,4%).
Per le coppie over45, l’attenzione si sposta invece verso la gestione dei figli (23,17%).

Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna le regioni con più domanda

Nelle cinque regioni con il maggior numero di domande per l’avvio di un percorso di terapia di coppia (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte), la motivazione principale rispecchia la tendenza nazionale, con percentuali di richieste per un supporto nel miglioramento del rapporto sempre superiori al 54%.

Tuttavia, analizzando le altre necessità, emergono alcune peculiarità regionali.
In Piemonte, la gestione del tradimento rappresenta una delle preoccupazioni più significative, così come in Veneto. Allo stesso tempo, l’Emilia-Romagna si distingue per avere la percentuale più alta di richieste legate a separazione o divorzio, mentre la più bassa si registra in Veneto. Nel Lazio, invece, si registra la percentuale più alta di coloro che chiedono sostegno per la gestione di una malattia.

Recensioni in rete: gli italiani si fidano? Sì, ma non “ciecamente”

Gli italiani si fidano delle recensioni di ristoranti, locali, case vacanza o prodotti e servizi che trovano sul web? Ni. Cioè, si ma in generale  prevalere è la diffidenza.

Se prima dell’avvento di internet e dell’e-commerce le recensioni avevano un peso marginale nelle scelte di acquisto, negli ultimi anni hanno acquisito un ruolo cruciale. Secondo un sondaggio di SWG, un italiano ogni 5 le consulta abitualmente prima di effettuare una vasta tipologia di acquisti, e uno su 2, in pratica la metà, si affida alle recensioni soprattutto nel caso di acquisti di prodotti tecnologici, prenotazioni di alberghi o scelta dei ristoranti.

Ci si fida più di quelle pubblicate sulle grandi piattaforme che sui siti dei rivenditori

Insomma, la fiducia attribuita alle recensioni è ampia, ma non cieca, ed è decisamente maggiore tra le donne.
Ci si fida soprattutto di ciò che si legge sulle grandi piattaforme, meno dei siti aziendali dei rivenditori e dei blog tematici. Le piattaforme verso le quali si ha maggiore fiducia sono Amazon e Google, seguite a brevissima distanza da Booking e Tripadvisor.

Tuttavia, la diffidenza sulla veridicità delle recensioni è piuttosto diffusa. Gli italiani sono consapevoli del fatto che in rete si trovano molte valutazioni false.

Recensioni fake: fatte più per interesse che per rabbia

Sono solo 2 intervistati ogni 5 a reputare le recensioni online generalmente vere, contro poco meno di 1 su 10 che le ritiene generalmente false. Inoltre, 3 italiani su 5 sono dubbiosi sulla loro veridicità.

Quanto alle recensioni fake, dai risultati del sondaggio emerge che vengono fatte più per interesse che per rabbia. Il 46% degli intervistati pensa infatti che siano opera di qualcuno pagato apposta, il 30% gli stessi titolari dell’attività, il 29% la concorrenza, il 26% ex impiegati o ex clienti, il 23% utenti falsi o bot.

Quasi un italiano su quattro le fa per lamentarsi

A lasciare personalmente recensioni sono complessivamente circa tre quarti degli italiani. 
Non si tratta però di un gesto abituale (solo il 15% lo fa abitualmente), ma di una scelta che nasce soprattutto dopo un’esperienza particolarmente soddisfacente (18%) o particolarmente deludente (23%). In pratica, 3 italiani su 4 lasciano almeno occasionalmente recensioni, in maggioranza se soddisfatti, ma quasi 1 italiano su 4 lo fa per lamentarsi.

Un ulteriore 24% (32% tra gli over 55), invece, non lascia mai recensioni, si legge su Affari Italiani.
Se poi è normale guardare le recensioni per le categorie merceologiche di tecnologia, alberghi e ristorazione, negli altri ambiti si sfruttano soprattutto per occasioni particolari.

Shopping: torna il negozio, e-commerce delle insegne fisiche a -3,8%

La ricerca Migliore Insegna 2024, promossa da Largo Consumo e Ipsos, ha come obiettivo quello di misurare la qualità della relazione tra clienti e 124 insegne, in particolare, riguardo a offerta, punto vendita, servizio, personale, elementi di identità di insegna (esperienze personalizzate, programma fedeltà, ESG) e forze della relazione (CX Forces di Ipsos).
La quarta edizione della ricerca conferma l’importanza crescente dell’identità di insegna nelle strategie dei Retailer, nonché il ritorno alla centralità del punto vendita.

Si sta infatti raffreddando l’entusiasmo per gli acquisti e-commerce delle insegne fisiche, mentre migliorano leggermente le insegne 100% digitali.

Viva lo store fisico!

L’esperienza digitale rimane positiva, anche se l’acquisto online non è semplice per tutti, soprattutto quando si parla di spesa alimentare. I consumatori giudicano in modo positivo elementi come facilità di utilizzo e facilità di acquisto, mentre sono meno soddisfatti dei servizio post vendita.
Lo store fisico torna quindi al centro delle scelte dei consumatori, tanto che l’indice di advocacy in un anno è cresciuto del 2,5%.

Proprio in tal senso rispetto al 2023 si registra un calo di quasi il -1% dell’e-commerce delle insegne fisiche e del -3,8% sul 2022.
Il calo maggiore riguarda il settore alimentare e grocery, che scende del -2.9% in un anno. 

Diminuisce la soddisfazione funzionale dell’esperienza di acquisto

L’unicità dell’insegna e la sua capacità di creare un legame emotivo con i clienti diventa un elemento chiave per garantire differenziazione e aumentare la forza dell’insegna.

Un trend a sorpresa riguarda invece i giudizi sugli aspetti funzionali dell’esperienza di acquisto. Assortimento e qualità dei prodotti, da sempre i punti di forza della distribuzione italiana, segnano un lento costante calo e non sono mai stati così bassi dal 2021.
Nel dettaglio, i giudizi medi sull’identità di insegna sono cresciuti costantemente, aumentando del 6% dal 2021 a oggi, mentre la soddisfazione funzionale (prezzi, promozioni, qualità prodotti, assortimento, assistenza all’acquisto, aspetto dei negozi) dal 2021 a oggi è diminuita dell’1,6%.

Creare una connessione emotiva con i propri clienti

I clienti sono soddisfatti dei negozi che riconoscono essere accessibili, con comodi parcheggi e con un buon assortimento. Gli aspetti meno graditi, a parte prezzi e promozioni che in tempi di incertezza e inflazione sono prevedibili, sono relativi ad alcuni aspetti di servizio in negozio, un’area su cui fare attenzione.

Il personale quando è presente è cortese e competente, ma la presenza del personale e l’assistenza all’acquisto sono le aree di miglioramento.
Dall’indagine emerge poi come le categorie di insegne più consigliate dai consumatori italiani siano erboristerie, librerie e gioiellerie, e non solo perché evidenziano una forte componente di vendita assistita.
Sono queste le categorie che stanno lavorando per mettere davvero il cliente ‘al centro’ e creare una connessione emotiva.