Oggi la vaccinazione viene vista come uno strumento per proteggere anzitutto chi è professionalmente, socialmente o fisicamente più esposto (personale sanitario, malati cronici, chi vive o lavora in ambienti dove è più facile contagiarsi), e meno come semplice strategia per evitare di ammalarsi.
Il tema della percezione del rischio appare centrale. Dopo la pandemia è presente una sorta di stanchezza rispetto a quanto vissuto, che si estende anche alle vaccinazioni, sebbene riconosciute come un’arma strategica per superarla.
Anche se il 90% si è vaccinato contro il Covid, solo un terzo pensa di farlo nel futuro. Contro l’influenza, poco più della metà.
È quanto emerge dall’indagine del Censis ‘I nuovi tratti della vaccinazione in Italia’ realizzata con la sponsorizzazione di Pfizer.
Permangono dubbi su efficacia e sicurezza
Il 59,5% pensa che sia più rischioso non vaccinarsi, rischiando di ammalarsi di una malattia prevenibile con la vaccinazione. Tuttavia, nonostante il riconoscimento quasi unanime del ruolo delle vaccinazioni nel debellare malattie come la poliomielite (95,3%) e nella difesa della collettività dalla diffusione delle malattie (84,4%), insieme a quello del suo valore individuale come strumento per evitare la diffusione di malattie e complicanze (85,2%), queste considerazioni non sono sufficienti a superare un atteggiamento culturale che la maggioranza percepisce ancora come più negativo rispetto al passato (85,9%).
E non appaiono del tutto risolti i dubbi sull’efficacia e la sicurezza delle vaccinazioni.
Si consolida la propensione alla prevenzione
Il 36,9% afferma di ricorrere alla vaccinazione per prevenire le malattie, una quota in crescita rispetto al 16,9% del 2014. È evidente l’influsso dell’esperienza di adesione di massa alla vaccinazione per il superamento del Covid.
Aumenta anche la quota di chi esprime piena fiducia nei confronti della vaccinazione (43,0% vs 22,0%), soprattutto cresce nel tempo la quota di chi dichiara di fidarsi delle vaccinazioni garantite dal Ssn (30,7% vs 50,6%).
Il fatto che il 54,6% delle persone si sono dichiarate disponibili a “fare” una dose in più se in questo modo aumenta la copertura e l’efficacia è una dimostrazione della fiducia nei confronti della vaccinazione. I non favorevoli sono in media il 22,3%.
Conoscenza confusa e incertezza nell’adesione
La conoscenza delle vaccinazioni appare collegata all’esperienza diretta e all’adesione a esse. Si tratta di una conoscenza diffusa (71,5% si ritiene informato), che raggiunge il picco con la vaccinazione anti-Covid, conosciuta dal 98,7% della popolazione.
Più basse le percentuali di chi ha effettuato vaccinazioni negli ultimi 3 anni. Esclusa la vaccinazione anti Covid (84,8%) e antinfluenzale (50,0%), il ricorso non è ampio, anche nel caso di categorie più a rischio come i malati cronici. Diversa è la situazione con riferimento alle scelte effettuate dai genitori rispetto alle vaccinazioni dei figli (97,0%), più ridotto il ricorso alla vaccinazione in gravidanza. Tra le donne intervistate solo il 36,7% ha effettuato almeno una vaccinazione e la quota diventa maggioritaria solo per le donne che hanno figli da 0 a 5 anni.