Metà delle famiglie italiane arriva a generare circa il 70% della spesa complessiva per i consumi, mentre l’ultimo quintile contribuisce a poco più dell’8% del totale. La distribuzione mostra un indice di Gini, che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito da 0 (uguaglianza perfetta) a 1 (massima disuguaglianza), pari a 0.29. Un valore, quindi, di moderata disuguaglianza.
Secondo l’elaborazione dei dati più recenti sui consumi delle famiglie italiane pubblicati da ISTAT la spesa delle famiglie italiane cresce più velocemente del numero di famiglie, segnalando una distribuzione non uniforme, ma concentrata.
In pratica, l’analisi mostra che il 40% del valore degli acquisti, sia offline sia online, è generato dal 20% di famiglie che spendono di più.
La curva di concentrazione degli acquisti: un confronto fra Paesi
La situazione italiana risulta stabile negli ultimi dieci anni (Istat, 2024) e un simile livello di concentrazione si ritrova in molti altri Paesi europei.
Il 40% italiano è infatti molto simile a quello rilevato in UK ed è superiore di qualche punto percentuale rispetto a Germania, Francia e Spagna.
Tuttavia, il confronto più interessante non è tra Paesi diversi, ma tra canali di acquisto diversi.
Cosa succede alla curva di concentrazione degli acquisti quando si prendono in considerazione gli oltre 70 miliardi di euro di acquisti online delle famiglie italiane in un anno?
Il canale online acuisce le dinamiche, non le attenua
Per rispondere a questa domanda, si può analizzare la curva di concentrazione degli acquisti online effettuati dagli italiani su Amazon e usando PayPal, registrati grazie ai dati di Logline di Human Highway. Anche qui, l’informazione più interessante è la struttura della curva, che mostra una concentrazione molto elevata.
Sia per gli acquisti su Amazon (che riguarda principalmente prodotti) sia per quelli pagati con PayPal (che generano valori simili sia per i prodotti sia per i servizi), si nota che una quota relativamente ristretta di famiglie genera una parte molto consistente del valore complessivo.
In altri termini, l’online non attenua la concentrazione della spesa ma, anzi, ne esalta le dinamiche già presenti nei consumi complessivi.
Amazon e PayPal “alimentati” dal 20% degli account più alto-spendenti
I dati relativi alla spesa su Amazon o con PayPal mostrano che il 20% degli account più alto spendenti è responsabile del 55% del valore degli acquisti su Amazon e del 64% del valore sviluppato con PayPal.
Si tratta di concentrazioni molto elevate (coefficiente di Gini superiore a 0.6).
La conclusione è che la dinamica di spesa online non può ritenersi una proxy della spesa any-channel perché i comportamenti di acquisto sono molto diversi.
Anche se l’e-commerce italiano vale circa un decimo della spesa complessiva delle famiglie, la sua configurazione mostra una struttura peculiare. Pochi milioni di famiglie, insomma, alimentano gran parte dei flussi degli acquisti online.