Istat, clima di fiducia: bene per i consumatori, meno per le imprese  

Ci sono due binari paralleli in merito all’analisi del clima di fiducia che l’Istat ha rilevato a settembr. Da una parte ci sono i consumatori, che sembrano guardare al presente e al futuro on un certo ottimismo, dall’altro le imprese che sono decisamente più caute.

Secondo l’Istituto di Statistica, l’indice del clima di fiducia dei consumatori è salito da 96,2 a 96,8, recuperando in parte la flessione di agosto. Per le imprese, invece, l’aumento è appena percettibile: l’indicatore passa da 93,6 a 93,7 punti.

Famiglie più ottimiste sull’economia

Guardando ai consumatori, il miglioramento è diffuso. Cresce la fiducia nell’economia generale del Paese e nelle prospettive future. Il cosiddetto “clima economico” passa da 97 a 98,8 punti, mentre la percezione della situazione attuale sale a 99,9. Anche le aspettative per i prossimi mesi migliorano, seppur di poco, passando da 92,2 a 92,6.

Rimane sostanzialmente stabile invece il giudizio personale, che si attesta a 96. Nel complesso, le famiglie appaiono più propense a valutare positivamente il contesto economico e a considerare l’acquisto di beni durevoli.

Imprese, differenze fra i vari settori

Sul versante delle aziende il quadro è più sfumato. Nelle costruzioni la fiducia cresce leggermente, da 101,3 a 101,5 punti, così come nei servizi di mercato, dove si registra un aumento da 95,1 a 95,6. Resta invece ferma la manifattura, bloccata a 87,3, mentre il commercio al dettaglio arretra da 102,7 a 101,6.

Entrando nel dettaglio, nella manifattura migliorano i giudizi sugli ordini ma peggiorano le attese di produzione. Le scorte risultano stabili. Nel settore delle costruzioni cresce la fiducia sugli ordini, ma si riducono le aspettative sull’occupazione.
Nei servizi di mercato aumentano le attese sugli ordini futuri, mentre peggiorano i giudizi sull’andamento generale. Nel commercio al dettaglio, infine, cala la fiducia sulle vendite correnti, con un incremento delle giacenze di magazzino, anche se le attese per il futuro restano positive.

Un quadro in chiaroscuro

Nel complesso, settembre conferma una sostanziale stabilità per le imprese, con variazioni minime rispetto a luglio. I segnali più incoraggianti arrivano dai giudizi sugli ordini nell’industria e dalle aspettative di crescita nei servizi.

Per i consumatori, invece, si nota un recupero rispetto al mese precedente. La sensazione di un’economia in lieve miglioramento e una maggiore apertura all’acquisto di beni sembrano alimentare un cauto ottimismo verso i mesi a venire.

Pubblicato
Categorie: Economy

Come un aggiornamento DVR ben fatto può salvarti da multe e problemi legali

L’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è notoriamente un’attività essenziale per ogni azienda.

Non parliamo semplicemente di un adempimento burocratico da sbrigare frettolosamente, bensì di uno strumento di gestione proattivo che, se implementato correttamente, permette di identificare e mitigare i rischi presenti sul luogo di lavoro.

Il suo scopo è quello di prevenire infortuni, malattie professionali e le conseguenti sanzioni legali che potrebbero derivarne.

Cosa È il DVR e perché è importante

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è un documento obbligatorio che deve essere redatto da tutte le aziende con almeno un lavoratore dipendente o equiparato.

Serve ad identificare i pericoli presenti nell’ambiente lavorativo, valutare i rischi che ne conseguono e definire le misure di prevenzione e protezione necessarie al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Appare dunque evidente l’importanza del DVR, che risiede nella sua capacità di fornire una panoramica completa dei rischi aziendali, permettendo di implementare azioni mirate per ridurli o eliminarli.

Ecco perché un DVR aggiornato è vitale per garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alle normative vigenti.

Quando è necessario aggiornare il DVR

L’aggiornamento del DVR non va inteso come un’attività da svolgersi una tantum ma al contrario richiede una certa periodicità, ed è necessario quando ci sono modifiche significative nell’organizzazione del lavoro, nonché a seguito di modifiche legislative o normative.

Un aggiornamento tempestivo consente di adeguare le misure di sicurezza, tenendo conto delle nuove condizioni di rischio, così che il DVR possa rimanere uno strumento affidabile ed efficace per la prevenzione.

Come effettuare correttamente un aggiornamento DVR

Un aggiornamento DVR corretto richiede un’analisi approfondita dei rischi, per cui è necessario coinvolgere diverse figure aziendali come il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il medico competente e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS).

Bisognerà poi riesaminare i processi lavorativi, valutare i pericoli esistenti e le relative misure di controllo, oltre a considerare le nuove tecnologie o le modifiche apportate all’ambiente di lavoro.

Non bisogna tralasciare infine l’aggiornamento delle procedure di emergenza, che devono essere adeguate alle nuove condizioni.

Le conseguenze di un DVR obsoleto o incompleto

Un DVR obsoleto o incompleto può comportare gravi conseguenze per l’azienda, che, in caso di controllo da parte degli organi di vigilanza, potrebbe incorrere in sanzioni amministrative e penali.

Alla stessa maniera, in caso di infortunio sul lavoro l’azienda potrebbe essere ritenuta responsabile per negligenza o imperizia, con conseguenti risarcimenti economici significativi.

Bisogna quindi tenere sempre presente che un DVR non aggiornato compromette la sicurezza dei lavoratori ed aumenta il rischio di incidenti e malattie professionali.

Esempi pratici di come un aggiornamento DVR previene problemi

Prendiamo in considerazione l’introduzione di una nuova macchina utensile in sede di lavoro: un aggiornamento DVR ben fatto prevede l’analisi dei rischi specifici legati al macchinario.

Tra questi il rischio di infortuni dovuti a parti in movimento, la presenza di rumore o vibrazioni, l’emissione di sostanze pericolose. Di conseguenza, serve la definizione delle misure di protezione adeguate che includano l’installazione di protezioni, l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) e la formazione specifica per gli operatori.

In caso invece di modifiche alle normative sulla sicurezza chimica, un aggiornamento DVR prevede la revisione delle schede di sicurezza e l’adeguamento delle procedure di manipolazione e stoccaggio.

Consigli per mantenere il DVR sempre aggiornato

Per mantenere il DVR sempre aggiornato, è consigliabile stabilire un programma di revisione periodica, implementare un sistema di monitoraggio degli infortuni e analizzare le segnalazioni dei lavoratori.

In questo caso è utile partecipare a corsi di aggiornamento sulla sicurezza del lavoro per rimanere informati sulle nuove normative e le migliori pratiche, oltre a documentare ogni aggiornamento del DVR indicando la data, le modifiche apportate e le motivazioni.

Articolo in evidenza

Pubblicato
Categorie: Economy

Bonifici istantanei: cosa sapere per non commettere errori 

Ormai lo usiamo tutti, per piccole somme o per importi che dobbiamo trasferire in tempo reale, a qualsiasi ora del giorno o della notte, anche nei festivi: è il bonifico istantaneo. Si tratta di uno strumento sempre più diffuso tra chi ha bisogno di effettuare pagamenti rapidi e tracciabili. Ma conosciamo davvero le sue caratteristiche? Sappiamo quando conviene usarlo? E quali accortezze adottare per non correre rischi?

A fare chiarezza è una nuova guida digitale promossa dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana), in collaborazione con le banche e diverse associazioni dei consumatori, nell’ambito del progetto “Trasparenza semplice”. Il documento raccoglie tutte le informazioni utili per comprendere a fondo il funzionamento del bonifico istantaneo e utilizzarlo in modo consapevole e sicuro.

Cos’è il bonifico istantaneo e come si usa

Si tratta di un servizio che permette di inviare denaro in euro da un conto a un altro all’interno dell’area SEPA in meno di dieci secondi. È disponibile 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, e consente al destinatario di ricevere subito l’importo.

A partire dal gennaio 2025 tutte le banche che gestiscono bonifici ordinari saranno tenute anche ad accettare quelli istantanei, mentre da ottobre dello stesso anno dovranno permetterne anche l’invio, usando gli stessi canali previsti per i pagamenti tradizionali.

Quando è utile scegliere questa modalità

Il bonifico istantaneo può risultare particolarmente vantaggioso in situazioni che richiedono prontezza: un pagamento da saldare con urgenza, la ricarica di una carta prepagata, l’acquisto da un privato o il bisogno di inviare soldi a una persona cara senza attese.

Cosa bisogna sapere su limiti e rischi

In genere, è il cliente a definire eventuali limiti d’importo per i bonifici istantanei, anche se ogni banca può prevedere soglie preimpostate per motivi di sicurezza. Tuttavia, è bene ricordare che un bonifico istantaneo non può essere annullato: una volta autorizzato, l’importo viene trasferito immediatamente.

Proprio per la sua rapidità, è fondamentale prestare attenzione a chi si invia il denaro. Le banche, per ridurre il rischio di errori o frodi, effettuano un controllo in tempo reale per verificare se l’IBAN inserito corrisponde al nome del beneficiario. Questa verifica, che oggi è facoltativa, diventerà obbligatoria entro ottobre 2025.

Uno strumento che richiede attenzione

Sebbene offra velocità e praticità, il bonifico istantaneo richiede attenzione, soprattutto nei confronti di possibili truffe online o errori di compilazione. Per questo motivo la guida dell’ABI fornisce indicazioni semplici e chiare, pensate per chiunque voglia saperne di più prima di utilizzare questo strumento.

Il vademecum è consultabile sul sito dell’ABI ed è stato redatto con il contributo delle principali associazioni dei consumatori.

Pubblicato
Categorie: Economy

Parchi divertimento: indicatori positivi per offerta, visitatori e fatturato

Lo confermano i dati ufficiali presentati dal Rapporto Annuale SIAE: nel 2024 i parchi divertimento italiani hanno segnato una crescita significativa in termini di offerta, visitatori e fatturato.
Con 21.104.651 ingressi, in crescita di circa il 7,4% rispetto al 2023, il fatturato della biglietteria sfonda la barriera dei 300 milioni, attestandosi a 306.640.128 euro (+1% sul 2023).

Proprio il differenziale di incremento tra visitatori e fatturato, accompagnato da un calo del 6% del valore medio unitario per visitatore, indica come le politiche di pricing più inclusive adottate negli ultimi anni hanno favorito l’ampliamento del bacino di utenza. 
Sul lato offerta, l’incremento dei giorni di apertura è stato del 4,9%. Complice l’estensione della stagionalità, i parchi a tema hanno saputo creare nuovi concept per valorizzare diversi periodi dell’anno, come Carnevale, Halloween e Natale.

Nuove attrazioni, aree tematiche, tecnologie immersive, soluzioni green

A trainare l’andamento sono gli investimenti in nuove attrazioni, aree tematiche, tecnologie immersive e soluzioni green, che hanno reso l’esperienza sempre più coinvolgente. Solo per la stagione estiva 2025 sono già stati stanziati 220 milioni di euro, con una previsione di 500 milioni nel triennio 25/27.
Il trimestre estivo si conferma centrale: nel 2024 il 64% dei visitatori si è concentrato nei mesi di giugno, luglio e agosto, periodo che ha generato anche il 66% della spesa totale.

Il dato è influenzato dall’apertura dei parchi acquatici, la cui attività è fortemente stagionale.
Ma è da segnalare la performance di dicembre: a fronte di un’offerta più contenuta ha registrato il tasso medio di affluenza giornaliera più alta dell’anno. Con 1.514 visitatori al giorno supera perfino agosto (1.164).

In Piemonte più strutture, ma è il Veneto la locomotiva del settore

Il Piemonte, ricco di parchi faunistici come Zoom Torino e di parchi avventura, è la regione a maggiore concentrazione di strutture censite e con più giorni di apertura.

La locomotiva del settore si conferma tuttavia ancora una volta il Veneto, che raccoglie il 34% della spesa complessiva italiana per parchi e attrazioni e il 23% degli ingressi totali nazionali (4,8 milioni di visitatori). Seguono Lombardia (19%), Emilia-Romagna (19%) e Lazio (15%).
Migliorano in generale le performance di Centro e Sud Italia, mentre nel Nord-Ovest cresce il numero di visitatori nonostante la riduzione delle giornate di apertura.

“La crescita non è un dato estemporaneo”

“I dati SIAE 2024 rafforzano la centralità dell’industria dei parchi divertimento nel panorama turistico nazionale – commenta Luciano Pareschi, presidente AssoParchi –. La crescita non è un dato estemporaneo, ma dipende da una strategia coordinata di sviluppo e investimento che punta su innovazione, destagionalizzazione e qualità dell’esperienza. Abbiamo creduto e continuiamo a credere nel valore culturale, sociale ed economico dei parchi come luoghi capaci di generare indotto, occupazione e attrattività internazionale”.

Pubblicato
Categorie: Economy

La casa più desiderata dagli italiani: le ultime tendenze dell’immobiliare

È un momento di grande fermento per il settore immobiliare in Italia. A confermarlo è l’ultimo report di Immobiliare.it, il portale leader per la compravendita di case, che ha realizzato un’indagine su un campione di 4.000 persone per raccogliere le loro preferenze.

Ma quali sono le preferenze dei nostri connazionali? Quali esigenze guidano le scelte? Cosa è cambiato negli ultimi anni, e quali sono le tipologie più desiderate? 

La fotografia di chi sta cercando una nuova abitazione

Dall’analisi emerge che il 70% delle persone che si muovono sul mercato condivide l’abitazione con il proprio partner, mentre il 53% ha uno o più figli.
Circa il 40% delle persone ha almeno un animale domestico – per il 14% addirittura due -, un fattore che influenza le loro scelte.

Le tipologie più ricercate

Le preferenze vanno principalmente sulle soluzioni indipendenti (quasi 7 acquirenti su 10).

Il trilocale è il taglio più gettonato (46%), seguito dal bilocale (23%).
Questa tendenza combacia con quanto segnalano le ricerche di Google Trends, dove aumentano quelle per “trilocale con giardino”, “trilocale con terrazzo” e “casa indipendente con giardino a basso costo”.

Come deve essere l’immobile?

Il 56% degli acquirenti si orienta verso una casa ristrutturata, il 23% è disposto a ristrutturarla da sé, mentre il 20% preferisce una costruzione ex nova.
Negli ultimi 12 mesi le ricerche per case ristrutturate sono aumentate del 13%.

Sono inoltre richieste: zone tranquille (45%), con un balcone o un terrazzo (45%) e almeno due bagni (35%).
Il 20% cerca un’abitazione che sia efficiente dal punto di vista energetico e che includa un posto auto.

Le motivazioni per il cambio di casa

Il 24% si muove per trovare più spazio, il 9% per conquistare l’indipendenza, l’8% per passare a un’abitazione più piccola.

C’è anche un 7% che si trasferisce per motivi di lavoro, per riavvicinarsi a familiari o per migliorare la qualità di vita.
Il 40% di coloro che restano dove vivono, ristrutturano l’immobile per aumentarne il comfort.

Mercato, mutui e budget

Negli ultimi mesi aumentano le ricerche per mutui, in particolare per quanto riguarda i tassi d’interesse.
Il 57% di coloro che acquistano un’abitazione richiede un mutuo, per un importo compreso per il 43% tra 200.000 e 350.000 euro.
Il 30% si colloca in un range che va dai 100.000 ai 200.000 euro.

Il 38% di coloro che intendono acquistare a breve ha lo stesso budget, mentre poco più del 15% può arrivare a 350.000 euro, senza però superare quella cifra.

Pubblicato
Categorie: Economy

Cani e gatti come “figli”: il ruolo degli animali domestici nelle famiglie italiane

Per la stragrande maggioranza degli italiani, gli animali domestici non sono più semplici compagni di vita, ma veri e propri membri della famiglia.

Lo rivela il primo Rapporto sulle abitudini delle famiglie italiane con animali da compagnia realizzato da Santévet, compagnia specializzata in assicurazioni veterinarie. Secondo lo studio, il 96% delle persone considera il proprio pet un componente familiare a tutti gli effetti.

Una compagnia che riempie la solitudine

In una società dove ci si sente sempre più soli, l’amore incondizionato di un animale si rivela una presenza fondamentale per il benessere emotivo. Nove italiani su dieci dichiarano che il loro amico a quattro zampe è un supporto prezioso contro l’isolamento.

Il dato è particolarmente significativo tra le donne (92%) e gli anziani sopra i 71 anni (82%), ma sorprende anche il forte attaccamento dei giovanissimi (96%) nella fascia 16-25 anni, la cosiddetta Generazione Z.

Donne e giovani: i più legati ai loro pet

Il rapporto evidenzia che le donne sviluppano un legame emotivo particolarmente intenso sia con i cani (83%) che con i gatti (82%). Anche gli uomini mostrano un alto coinvolgimento affettivo, con il 78% che si dichiara legato al proprio cane e il 73% al proprio gatto.

Chi si sente più “genitore” di un animale si colloca nella fascia tra i 26 e i 40 anni, segno di una generazione che ha ridefinito il concetto di nucleo familiare.

Dalla convivenza al pet parenting

È sempre più comune identificarsi come “pet parent”, ovvero come chi si prende cura del proprio animale con la stessa attenzione riservata a un figlio.

Oggi, il 42% degli italiani considera il proprio animale domestico un figlio, e il 40% lo definisce il proprio migliore amico, specialmente tra chi vive con un cane (42%) rispetto ai proprietari di gatti (37%).

Linguaggi unici per “parlare” con il proprio cucciolo

Il rapporto descrive una comunicazione esclusiva tra proprietario e animale, fatta di gesti, parole inventate, suoni e intonazioni speciali: l’80% delle persone riconosce di avere un “codice” tutto loro con il proprio animale.

Questo legame si riflette anche nelle priorità domestiche: il 48% delle famiglie spende di più per l’alimentazione degli animali che per se stessi, e il 23% antepone le spese per la toelettatura a quelle personali.

Cresce la domanda di protezione sanitaria per gli animali

Con l’aumento dell’importanza degli animali nella vita quotidiana, cresce anche la consapevolezza sulla loro salute. Sempre più famiglie italiane valutano positivamente la possibilità di proteggere i propri animali con coperture assicurative specifiche.

Un trend in crescita, che riflette un profondo cambiamento culturale: oggi, prendersi cura di un animale non è più un gesto accessorio, ma una vera scelta di responsabilità affettiva.

Pubblicato
Categorie: Economy

Clima, sale la preoccupazione ma cala l’impegno: il paradosso della consapevolezza

La paura degli effetti del cambiamento climatico non è sufficiente a far cambiare – in meglio .- le proprie abitudini. In sintesi, è questo il “verdetto” dellostudio internazionale di Ipsos che fotografa l’attuale rapporto tra opinione pubblica e crisi climatica.

L’indagine, presentata in occasione della Giornata della Terra, si intitola “People and Climate Change” e ha coinvolto 32 Paesi, tra cui l’Italia, offrendo uno sguardo globale sulle opinioni dei cittadini riguardo il riscaldamento del pianeta e la transizione ecologica.

Più paura, meno fiducia nell’azione individuale

Dallo studio emerge un chiaro aumento della preoccupazione per i cambiamenti climatici: il 74% degli intervistati a livello mondiale teme le conseguenze della crisi climatica nel proprio Paese. In Italia, la percentuale è ancora più alta e tocca il 76%. Non sorprende poi che il livello di timore sia  ancora più alto nelle nazioni maggiormente colpite da eventi estremi legati al clima.

Nonostante l’allarme, però, diminuisce il numero di persone convinte che le scelte individuali possano fare la differenza. Specie nei Paesi economicamente avanzati, si osserva un calo significativo di senso di responsabilità personale. Potrebbe trattarsi di una forma di “saturazione ecologica” o del diffondersi di un sentiment di impotenza collettiva.

G7 in frenata sulla lotta climatica, Italia in controtendenza

Un altro dato significativo riguarda i Paesi del G7, che registrano i maggiori cali sia nel coinvolgimento personale sia nella richiesta di politiche ambientali più incisive.

L’Italia, però, si merita un plauso: infatti tra gli italiani resta alta l’attesa nei confronti del governo per un intervento più deciso. Questo scenario alimenta interrogativi sul ruolo delle nazioni industrializzate nel guidare l’azione globale per il clima.

Molti pensano: “Abbiamo già fatto abbastanza”

Il 36% degli intervistati ritiene che il proprio Paese abbia già fatto troppo per contrastare i cambiamenti climatici, una convinzione più diffusa in Paesi come Canada e Francia.

Una percezione forse legata alle difficoltà economiche, ma che segnala anche un bisogno di maggiore informazione sui benefici a lungo termine delle politiche ambientali.

La disinformazione e la questione costi ostacolano la transizione green

Le credenze, comprese quelle false, sono dure a morire. Quasi il 30% del campione non è convinto che esista un ampio consenso scientifico sull’impatto del cambiamento climatico.

Inoltre, in diverse nazioni europee, si teme che le energie rinnovabili facciano lievitare i costi energetici. È il caso, ad esempio, della Germania (59%), dei Paesi Bassi e del Belgio (entrambi al 56%).

Sostenibilità: i cittadini credono nei benefici futuri

Non mancano però le note positive. Più della metà degli intervistati (54%) ritiene che la transizione ecologica porterà un miglioramento nella qualità dell’aria.

Il 45% prevede effetti positivi per la salute pubblica, mentre il 46% si aspetta un impatto benefico anche sugli ecosistemi e sulla fauna.

Pubblicato
Categorie: Economy

Casa, italiani non sfruttano la tecnologia per ridurre costi ed emissioni

Il consumo di energia è il principale responsabile delle emissioni all’interno delle abitazioni, e negli ultimi anni è aumentato costantemente, complice anche il maggior numero di dispositivi ed elettrodomestici presenti nelle case.

Una tendenza, che unita all’aumento dei costi energetici e all’impatto del cambiamento climatico sulla vita quotidiana, se ha portato a una maggiore consapevolezza non ad agire in modo mirato e continuativo. 
Emerge dalla terza edizione dello studio globale ‘Evoluzione del consumo energetico domestico: Intenzioni, azioni e ostacoli per una maggiore efficienza energetica’, condotto da Schneider Electric.

Divario tra consapevolezza e azione

L’82% degli intervistati considera l’efficienza energetica importante, l’84% dichiara che l’efficienza energetica è il miglioramento che più vorrebbe ottenere in ambito domestico e per il 70% la riduzione dell’impronta di carbonio è ‘importante’.

Tuttavia, solo in pochi adottano azioni davvero incisive per ridurre il consumo energetico. Ad esempio, solo il 44% regola abitualmente la temperatura interna all’abitazione, nonostante questa sia una delle azioni a più alto impatto. Di contro, il 58% dei proprietari di casa per risparmiare energia spegne le luci, ma l’illuminazione incide solo per il 5% sulle bollette elettriche.
Anche il secondo accorgimento più diffuso, staccare i caricabatterie inutilizzati (48%), ha un impatto minimo, con un risparmio annuo di soli 0,24 euro per caricabatteria.

Eccessiva attenzione all’illuminazione

Il 52% dei consumatori ritiene che l’illuminazione ‘intelligente’ migliori l’efficienza energetica. Inoltre, mentre il 24% si serve di un’illuminazione di tipo smart, solo il 21% possiede un termostato intelligente, e meno della metà degli intervistati (46%) ne riconosce i vantaggi in termini di risparmio energetico. Questo, nonostante sia dimostrato che utilizzarne uno possa ridurre le bollette fino al 30% l’anno.

Ma a dispetto delle previsioni, secondo cui l’Intelligenza artificiale e l’automazione potrebbero contribuire a ridurre fino al 10% delle emissioni globali di gas serra, il 44% degli intervistati non si affiderà mai all’AI per le attività domestiche, il 35% non è in grado di comprenderla e il 41% preferisce evitarla.

Scarsa conoscenza dei dispositivi più comuni 

Inoltre, il 52% pensa che la tecnologia smart home sia troppo costosa, nonostante le case connesse possano garantire risparmi energetici fino al 22%.
Ma l’indagine rivela anche una grande lacuna nella conoscenza delle tecnologie domestiche più comuni. Il 30% degli intervistati non sa esattamente a cosa serva un quadro elettrico e il 16% non sa dove sia collocato quello di casa propria.

Il quadro elettrico è il cuore del sistema di alimentazione della casa e funge da ‘guardiano’ per garantire la sicurezza dei dispositivi, degli apparecchi elettrici e delle persone.
E ora che le case sono sempre più elettrificate, questa mancanza di conoscenza rappresenta un potenziale e grave rischio per la sicurezza.

Pubblicato
Categorie: Economy

Nel 2025 per l’Italia il Futuro è Fuggente

Un’Italia in bilico tra desiderio di innovazione e nostalgia, tra spinte al cambiamento e resistenze conservatrici. 
È quanto in poche parole riassume l’edizione 2025 di Ipsos Flair, dal titolo ‘Futuro Fuggente: tra slanci e nostalgia, un Paese solcato da speranze e frenato da fratture e malessere’, l’indagine annuale che da 15 anni offre un’analisi approfondita delle dinamiche sociali, economiche e di consumo del nostro Paese.

L’indagine mostra come la società italiana oggi si trovi in una fase di trasformazione. La spinta del nuovo, le potenzialità aperte dalla tecnologia e dall’Intelligenza artificiale fa i conti con le crescenti controspinte frenanti delle guerre, del vento inflattivo, dalle disuguaglianze sociali, delle resistenze nostalgiche, e di una società che si è fatta più violenta.

Vivere tra sogni e incertezze in ogni ambito

Il ‘Futuro Fuggente’, dunque, rispecchia molti degli aspetti che oggi contraddistinguono i nostri giorni. 
Il mondo del lavoro, ad esempio, è in fibrillazione, caratterizzato da crescente precarietà, soprattutto per giovani e donne, e da incertezze legate ai cambiamenti tecnologici.
Gli stipendi ristagnano e il senso stesso del lavoro sembra allontanarsi dalle aspirazioni autentiche delle persone.

Inoltre, la transizione verso una società green si rivela più complessa del previsto.
Nonostante l’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici rimanga forte, le persone sono riluttanti a sostenerne tutti i costi, chiedendo un maggiore coinvolgimento delle imprese.  

Le contraddizioni della globalizzazione e il nuovo edonismo digitale

Anche la globalizzazione mostra le sue contraddizioni, spingendo molti a cercare conforto in ciò che è familiare e vicino o in un passato percepito come più accogliente. Le disuguaglianze si acuiscono, e per molti genitori l’unica certezza è che i propri figli affronteranno una vita più complessa.  
Parallelamente, crescono le forme di disagio mentale, specialmente tra i giovani e i ceti popolari, accompagnate da rabbia e frustrazioni.

Le spinte al cambiamento e all’inclusione incontrano resistenze e battute d’arresto. Il tempo diventa una risorsa sempre più scarsa, generando stress, mentre l’edonismo e la ricerca di ammirazione si fanno più pressanti.

Un fragile avvenire

In questo contesto, lo shopping rimane un miraggio di felicità individuale, con il consumatore che diventa sempre più un narratore di sé stesso, scegliendo prodotti per affinità e per raccontare la propria storia. 
Nonostante la forte spinta individualistica e il neo-narcisismo le persone cercano anche legami, connessioni e un senso di comunità.

È appunto l’epoca del ‘Futuro Fuggente’, in cui si insegue un avvenire che promette realizzazione e felicità, ma di cui si avverte anche la fragilità.  
Questo scenario oscilla tra il ‘vivere per l’oggi’ e la nostalgia, tra slanci verso il cambiamento e controspinte conservatrici.
Ma il futuro fuggente non è una resa, poiché rappresenta una ricerca costante di vitalità, leggerezza, interconnessione con il proprio sé, e l’incessante volontà di vivere esperienze con rinnovata fiducia. 

Pubblicato
Categorie: Economy

PMI italiane, quanto è difficile reperire personale qualificato?

Le piccole e medie imprese rappresentano il cuore pulsante dell’economia italiana, costituendo il 98% del tessuto imprenditoriale del Paese. Eppure, stanno affrontando una crisi che rischia di minare la loro competitività: la difficoltà nel reperire personale qualificato e motivato.

Il problema non riguarda solo la carenza di competenze tecniche, ma riflette un cambiamento culturale più ampio, in cui il lavoro viene spesso percepito come un peso piuttosto che come un’opportunità di crescita.

Il problema della forza lavoro

Il centro studi di Future Age, azienda specializzata in change management e digitalizzazione, ha condotto un’indagine su oltre 2.500 imprenditori in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte per comprendere meglio le criticità del mercato del lavoro.

Secondo i risultati, l’83% delle PMI dichiara difficoltà nella gestione del personale, mentre l’89% lamenta la mancanza di candidati qualificati. Addirittura, il 64% degli imprenditori considera il problema così grave da valutare la vendita della propria azienda.

Un cambiamento culturale che incide sulla produttività

Oltre alla difficoltà nel trovare lavoratori qualificati, il mondo del lavoro sta subendo una trasformazione profonda. Se in passato il lavoro era visto come una via per costruire il proprio futuro, oggi molti preferiscono restare senza occupazione e vivere di sussidi piuttosto che affrontare le sfide del mercato.

Tale fenomeno ha un impatto negativo sulla produttività aziendale, poiché le imprese non possono permettersi personale demotivato in un contesto economico sempre più competitivo.

Le categorie di lavoratori nelle PMI

Future Age ha classificato i lavoratori in tre gruppi principali: le “Motrici” (10% del personale), ossia i leader trainanti e indispensabili; i “Vagoni” (70%), lavoratori operosi ma bisognosi di una guida; e i “Carichi deragliati” (20%), dipendenti demotivati che ostacolano il rendimento aziendale. Questa suddivisione evidenzia la necessità di un approccio gestionale più strutturato, in grado di valorizzare le risorse umane e ottimizzare la produttività.

L’innovazione e la digitalizzazione come soluzione

Un altro problema è la scarsa digitalizzazione delle PMI, che spesso operano con processi obsoleti e poco efficienti. Future Age ha individuato alcuni settori particolarmente colpiti dalla carenza di personale, come l’ingegneria su commessa, le lavorazioni meccaniche di precisione, l’automazione e la robotica, nonché l’industria metallurgica.

Per affrontare questa crisi, l’azienda propone un modello di change management basato sul “digital mentor”, che integra psicologia, ingegneria e informatica per migliorare la gestione del personale, ottimizzare i processi aziendali e implementare tecnologie avanzate.

Verso una trasformazione strutturale delle PMI

Secondo Paolo Borghetti, CEO di Future Age, la trasformazione delle PMI non può limitarsi all’adozione di nuove tecnologie, ma deve partire da un cambiamento profondo nella gestione delle risorse umane e nell’organizzazione interna.

Nei prossimi 5-10 anni, la capacità delle aziende di innovare e adattarsi sarà determinante per la loro sopravvivenza.

Pubblicato
Categorie: Economy