Perchè le PMI sostenibili “piacciono” alle banche?

Negli ultimi anni, le banche hanno dimostrato un crescente interesse nel finanziare le piccole e medie imprese (PMI) che adottano pratiche sostenibili. Questo è in parte dovuto all’integrazione da parte dell’Unione Europea dei criteri Environmental, Social e Governance (ESG) nella valutazione del rischio di credito.

Le PMI che rispettano elevati standard ESG risultano meno rischiose per gli istituti di credito: secondo lo studio di CRIF, le imprese con un’adeguatezza ESG elevata hanno un tasso di default inferiore del 34% rispetto alla media. Al contrario, le aziende con scarsi punteggi ESG mostrano una rischiosità maggiore, con un aumento dell’11% nel tasso di default.

Differenze tra PMI e grandi aziende nell’adeguatezza ESG

Le grandi aziende italiane hanno fatto significativi progressi nel percorso verso la sostenibilità, mentre le PMI rimangono indietro. Secondo l’ESG Outlook di CRIF, nel 2023 il 40% delle PMI italiane aveva ancora punteggi ESG bassi o molto bassi. Al contrario, le grandi imprese hanno migliorato significativamente la loro adeguatezza agli standard ESG, con un incremento di 22 punti percentuali tra quelle con score elevati.

Questo divario può essere attribuito alla maggiore capacità delle grandi aziende di strutturare governance complesse e adottare strategie di sostenibilità più sistematiche. Tuttavia, una crescente consapevolezza e l’introduzione di normative stringenti stanno spingendo anche le PMI ad adottare pratiche sostenibili.

Sostenibilità e accesso al credito: un legame sempre più forte

Le imprese che adottano standard ESG elevati non solo riducono il loro rischio di credito, ma ottengono anche migliori condizioni per l’accesso ai finanziamenti. Nel secondo semestre del 2023, le PMI con adeguatezza ESG alta hanno ottenuto finanziamenti con un tasso superiore dell’11% rispetto alla media.

Al contrario, le aziende con uno score ESG molto basso hanno visto una riduzione del 6% nel tasso di erogazione del credito. Questo conferma che l’integrazione dei fattori ESG è diventata un criterio rilevante per le banche nella concessione dei finanziamenti.

Distribuzione geografica e settoriale della sostenibilità ambientale

L’adeguatezza ambientale (score E) delle PMI italiane varia significativamente per regione e settore. Lombardia, Piemonte e Trentino-Alto Adige guidano la classifica delle regioni con i punteggi più alti di sostenibilità ambientale, mentre settori come Immobiliare, Leisure e Consulenza si distinguono per migliori performance ESG.

Al contrario, regioni come Sicilia e Calabria, insieme ai settori dell’Oil & Gas e Farmaceutico, mostrano punteggi ambientali più bassi. Queste differenze evidenziano la sfida che alcune aree e industrie affrontano nel rendere le proprie attività più sostenibili senza compromettere la loro operatività.

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Farmacie sempre più digital: come si stanno trasformando?

La farmacia è spesso il primo punto di contatto tra i cittadini e i servizi sanitari. Infatti molti italiani si recano in farmacia prima ancora di consultare il proprio medico di base. Ma quali sono le necessità dei cittadini in questo contesto e come ha influito la digitalizzazione? Doctolib.it, app che supporta la gestione della propria salute, ha condotto un’indagine su oltre 2.000 italiani maggiorenni, esplorando il loro rapporto con le farmacie e i farmacisti.

Questione di fiducia

Oltre l’86% degli italiani ha una farmacia di fiducia. La scelta della farmacia si basa principalmente sulla vicinanza (47%) e sulla disponibilità dei farmaci (26%), ma anche la percezione di sicurezza e affidabilità gioca un ruolo importante (19%). Gli orari di apertura sono un fattore rilevante solo per il 4% degli intervistati, così come gli sconti e le promozioni (3%). Inoltre, quando viene chiesto quale servizio aggiuntivo li spingerebbe a cambiare farmacia, il 34% risponde che non cambierebbe in nessun caso.

Tuttavia, altri intervistati considerano attraenti alcuni servizi, come la possibilità di condividere anticipatamente una ricetta e verificare la disponibilità dei farmaci (32%), la consegna a domicilio (21%) e la prenotazione online di servizi o visite (21%).

Il gradimento dei servizi accessori 

Durante la pandemia di Covid-19, le farmacie hanno ampliato significativamente la gamma di servizi offerti. Oggi, è possibile effettuare vaccinazioni antinfluenzali, alcuni test diagnostici tramite prelievo di sangue capillare e prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale direttamente in farmacia. Più di 4 italiani su 10 hanno già usufruito di queste nuove opportunità, prenotando il servizio in anticipo (25%) o recandosi direttamente in farmacia (15%).

Il plus del digitale nella salute

Gli italiani sono sempre più interessati a sfruttare i vantaggi del digitale nella gestione della propria salute, inclusi i servizi offerti dalle farmacie. Un aspetto chiave è la condivisione digitale della ricetta medica. Oltre il 60% degli intervistati desidera poter condividere la ricetta con la farmacia prima di recarsi fisicamente in negozio e il 22% già utilizza questa opzione.

I vantaggi della trasformazione

“La farmacia è diventata negli ultimi anni un punto di riferimento sempre più importante e necessario per i nostri connazionali” afferma Nicola Brandolese, CEO di Doctolib Italia. “Grazie alla digitalizzazione, le farmacie hanno ampliato notevolmente l’offerta dei propri servizi e stanno vivendo una fase di grande trasformazione. Uno dei nostri principali obiettivi, come applicazione per la gestione della salute, è favorire questo processo di rinnovamento e offrire nuove opportunità ai cittadini attraverso il canale delle farmacie”.

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A maggio il 52,5% della domanda di energia è coperta da fonti rinnovabili 

Numeri record per le energie rinnovabili e un aumento del fabbisogno di elettricità a maggio, come riportano i dati di Terna riferiti a maggio 2024. Secondo il report di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale guidata da Giuseppina Di Foggia, nel mese di maggio 2024 il fabbisogno di energia elettrica è stato pari a 24,7 miliardi di kWh, con una crescita dell’1,9% rispetto a maggio 2023.

Tale variazione positiva recupera parzialmente il calo del maggio precedente (-7,4%). Questa crescita è stata ottenuta con un numero uguale di giorni lavorativi (22) e una temperatura media mensile sostanzialmente in linea con quella di maggio 2023.

Andamento della domanda di energia elettrica

Il dato della domanda elettrica, destagionalizzato e corretto per effetti di calendario e temperatura, non varia rispetto a maggio 2023, confermando una crescita lenta. Questo è dovuto a una lieve ripresa dell’industria (+1,4%) e a una crescita più vivace dei servizi. A livello territoriale, la variazione di maggio è stata del +1,8% al Nord e al Centro e del +2,3% al Sud e nelle Isole. Nei primi cinque mesi dell’anno, il fabbisogno nazionale è cresciuto dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2023 (+0,2% il valore rettificato).

Consumi industriali ed energia elettrica

L’indice IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) elaborato da Terna, che esamina i consumi delle imprese energivore, ha registrato una crescita dell’1,4% rispetto a maggio 2023. La variazione, destagionalizzata e corretta per l’effetto calendario, non cambia.

Settori positivi includono la cartaria, siderurgia, mezzi di trasporto e alimentari. In flessione i settori della meccanica, ceramiche e vetrarie, metalli non ferrosi, cemento calce e gesso, e chimica. La variazione della richiesta elettrica destagionalizzata è leggermente positiva (+0,8%), con un aumento congiunturale dell’indice IMCEI (+1,2%).

Le necessità del comparto dei servizi

L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati di consumo forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione, ha registrato a marzo 2024 una variazione positiva del 4,8% rispetto a marzo 2023. Tra i settori con variazioni positive ci sono le attività professionali, scientifiche e tecniche, trasporto e magazzinaggio, informazione e comunicazione. Settori in calo includono finanza, assicurazione e istruzione.

L’exploit delle rinnovabili

A maggio, la domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’84,7% dalla produzione nazionale e per il 15,3% dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. Il saldo estero mensile è stato pari a 3,8 TWh, con un aumento dell’import netto del 5,6% da gennaio a maggio 2024. La produzione nazionale netta è stata di 21,2 miliardi di kWh. Le fonti rinnovabili hanno coperto il 52,5% della domanda elettrica (rispetto al 42,3% di maggio 2023), segnando il valore mensile più alto di sempre. In aumento le fonti idrica (+34,7%), fotovoltaica (+36,3%) ed eolica (+10,5%).

La produzione fotovoltaica è cresciuta di 1.062 GWh grazie all’aumento di capacità (+669 GWh) e a un maggior irraggiamento (+393 GWh). In calo le fonti geotermica (-4,3%) e termica (-14,6%), conseguenza della crescita delle rinnovabili. La produzione a carbone ha coperto circa l’1% della richiesta totale a maggio e meno del 2% da inizio 2024.

Continua dunque l’accelerazione delle energie rinnovabili. Nei primi cinque mesi del 2024, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento di 3.015 MW.

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L’economia digitale supera quella tradizionale. Anche nei paesi emergenti

La supremazia della digital economy è un fenomeno che non riguarda solo le economie avanzate, ma anche quelle emergenti, dove la digitalizzazione sta contribuendo a una crescita inclusiva e sostenibile.
Del resto, i numeri parlano chiaro. Secondo un rapporto del World Economic Forum entro il 2025 l’economia digitale globale potrebbe raggiungere un valore di 23 trilioni di dollari, rappresentando una fetta significativa del prodotto interno lordo globale, si legge su Timevision.it.

C’è di più: la digital economy ha ormai superato l’economia tradizionale nel suo insieme. Considerando tutte le opportunità di sviluppo delle nuove tecnologie, la crescita dell’economia digitale è un dato di fatto. E sembra inarrestabile. 

Dalla privacy alla salute mentale non bisogna sottovalutare i rischi

Un aspetto da non sottovalutare sono i rischi connessi a questo sviluppo. Bisogna fare attenzione ai rischi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie legate al mondo virtuale, a cominciare dal rispetto della privacy e dei potenziali danni per la salute mentale.

È questo il messaggio fondamentale contenuto all’interno delle ‘Prospettive dell’economia digitale 2024’, pubblicate dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Lo sviluppo vertiginoso delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni 

Secondo lo studio, il settore delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (TIC/ICT) tra il 2013 e il 2023, ovvero nell’ultimo decennio, si è sviluppato mediamente del 6,3%, quasi tre volte più velocemente dell’insieme delle attività economiche dei 27 Paesi Ocse presi in esame.

Il primo volume dell’Oecd Digital Economic Outlook, questo il titolo inglese del documento disponibile sul sito web dell’Ocse, mostra inoltre come la crescita del settore delle Tecnologie delle Comunicazioni sia rimasto sostenuto nel 2023, con un tasso medio di crescita pari al 7,6% a livello dei Paesi Ocse.

Italia fanalino di coda: terz’ultima dei 27 paesi Ocse

Il report vede però il nostro Paese fanalino di coda nello sviluppo dell’economia digitale. In pratica, l’Italia è terz’ultima nella graduatoria dei 27 Paesi Ocse, con un tasso di crescita del 4,05%.
In pratica, facciamo meglio solo di Grecia (3,98%) e Repubblica slovacca (3,15%). Almeno, per quanto riguarda questo particolare settore in espansione al livello mondiale.

In numerosi Stati aderenti all’organizzazione internazionale con sede a Parigi, riporta una notizia Ansa, il 2023 è stato l’anno dei record.
Cinque Paesi realizzano addirittura una crescita a due cifre, superiore al 10%, ma sul podio si piazzano il Regno Unito (11,96%), seguito al secondo posto dal Belgio (11,52%) e al terzo posto, dalla Germania (10,98%).

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AI: nuove regole europee per un mercato in forte espansione

Con l’approvazione dell’IA Act, la normativa sull’Intelligenza artificiale, l’Europa è la prima a dettare una serie di obblighi a fornitori e sviluppatori di sistemi della nuova tecnologia in base ai diversi livelli di rischio identificati.

Tra i divieti delle pratiche di AI che comportano un rischio inaccettabile per i diritti fondamentali, sono inclusi i sistemi di categorizzazione biometrica che utilizzano caratteristiche sensibili, il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro e nelle scuole, il social scoring, le tecniche manipolative, e le pratiche di polizia predittiva.
In alcune situazioni specifiche espressamente previste dalla legge le forze dell’ordine potranno fare ricorso ai sistemi di identificazione biometrica, altrimenti vietati. L’identificazione in tempo reale potrà essere usata solo se saranno rispettate garanzie rigorose.

Addestramento preventivo dei sistemi

La legge europea promuove regulatory sandboxes e real-world-testing, istituite dalle autorità nazionali per sviluppare e addestrare i sistemi di Intelligenza artificiale innovativa prima dell’immissione sul mercato.

A seconda della violazione e delle dimensioni dell’azienda, saranno comminate multe che possono andare da un minimo di 7,5 milioni di euro o l’1,5% del fatturato, fino a 35 milioni di euro, o il 7% del fatturato globale. 

Impatto sul lavoro e crisi demografica

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia il mercato dell’AI nel 2023 ha segnato +52% raggiungendo il valore di 760 milioni di euro. Da qui a 10 anni le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone. E 6 grandi imprese italiane su 10 hanno già avviato qualche progetto di AI. 

“Nel valutare il reale impatto sul lavoro bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche – commenta Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio -. In questa prospettiva, la possibile automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi una necessità per ribilanciare un enorme problema”.

Ancora pochi investimenti sull’AI generativa 

Gran parte degli investimenti nel nostro Paese riguarda soluzioni di analisi e interpretazione testi per ricerca semantica, classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% i progetti di AI generativa.

Il 77% degli italiani (+4% sul 2022) guarda con timore all’AI, soprattutto in relazione ai possibili impatti sul mondo del lavoro. Tuttavia, solo il 17% è fermamente contrario al suo ingresso nelle attività professionali. Nel 2023 quasi tutti gli italiani (98%) hanno sentito parlare di AI, e più di uno su quattro (29%) ne ha una conoscenza medio-alta.
Inoltre, un italiano su quattro dichiara di aver interagito almeno una volta con il ChatGPT.

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Sostenibilità e cybersecurity, quali sono le interconnessioni cruciali?

In che modo si intrecciano due temi cruciali della modernità, ovvero la sostenibilità con la cybersicurezza? Risponde una ricerca condotta dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, insieme a Gyala, dal titolo ‘Sostenibilità e Cyber Security’.

La ricerca analizza come la sicurezza online possa convergere con gli obiettivi di sostenibilità, abbracciandone gli aspetti ambientali, economiche e sociali in due dimensioni. Da una parte, facendo della sicurezza informatica un elemento atto a garantire la sostenibilità, ad esempio, di infrastrutture critiche, reti di distribuzione, servizi al cittadino) dall’altra, guardando a essa come qualcosa da gestire secondo criteri di sostenibilità. Si pensi, ad esempio, alla potenziale invasività degli strumenti di monitoraggio dei comportamenti degli utenti, o alle modalità di conservazione dei dati sensibili.

Lo studio si basa sulle opinioni di oltre 100 professionisti del settore, da esperti in sicurezza informatica a docenti universitari, passando per ricercatori e responsabili dell’innovazione.

Ogni azione online può avere ripercussioni nel mondo offline

In un’epoca in cui il digitale si intreccia con ogni aspetto della vita, diventa fondamentale comprendere come ogni azione online possa avere ripercussioni in un mondo offline i cui contorni sono sempre meno netti.

“Questa realtà incrementa esponenzialmente quella che viene definita superficie d’attacco dei sistemi informatici, rendendo la cybersecurity una componente essenziale di ogni strategia di digitalizzazione – commenta Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale -. Allo stesso tempo, ci troviamo di fronte all’ineludibile necessità di agire, nella gestione di tali sistemi e grazie a tali sistemi, in modo sostenibile: una necessità che coinvolge ogni livello della società, dalle aziende ai governi fino ai singoli cittadini”.

Armonizzare la dimensione fisica e digitale dei sistemi IT

Sono tre gli ambiti di maggiore importanza, ognuno dei quali incide significativamente su più di metà degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti da Agenda 2030.
Il primo riguarda l’armonizzazione tra la dimensione digitale dei sistemi (IT) e quella fisica, definita OT, da ‘operational technology’.

In altri termini, sempre più spesso sistemi informatici governano apparati fisici. È necessario quindi sviluppare processi di integrazione tra questi due mondi. Questa sinergia è considerata essenziale per la tutela dell’ambiente, la resilienza delle infrastrutture critiche e il loro valore economico, con un impatto notevole nel settore sanitario e in quello energetico. In particolare, per la gestione delle smart grid e delle fonti rinnovabili.

Privacy e Sovranità Digitale

Il secondo tema critico è la privacy. In un’ottica di sostenibilità, proteggere i dati personali diventa un obbligo etico, e una leva per promuovere pratiche rispettose dell’individuo.
La ricerca evidenzia una forte convergenza di opinioni sull’importanza di tutelare la privacy, riferisce AGI, soprattutto in specifici settori, come quello della sanità. Si pone poi l’accento sul terzo ambito, la Sovranità Digitale. Ovvero, come gli Stati gestiscono e regolano le tecnologie e i servizi digitali utilizzati a livello nazionale.

La cybersicurezza si configura come un elemento critico in questo contesto, sottolineando l’importanza di investire in soluzioni di cybersecurity libere da influenze esterne.

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Con l’aggiornamento iOS18 Apple dice addio al suo ID?

iOS 18 potrebbe essere l’aggiornamento software più importante nella storia della Mela, con nuove funzionalità, cambiamenti di design e un occhio di riguardo per l’Intelligenza artificiale.  Ma con il prossimo rilascio del nuovo ed epocale aggiornamento iOS 18, l’azienda di Cupertino potrebbe optare per una nuova denominazione, rinominando il tradizionale Apple ID in Apple Account.

Secondo le ultime indiscrezioni, sembra che Apple potrebbe presto apportare una significativa modifica alla denominazione del suo servizio di identificazione, noto appunto come Apple ID.
La notizia è stata riportata da Mark Gurnman di Bloomberg, il quale ha suggerito che questo cambiamento potrebbe avvenire entro la fine dell’anno.

Rendere più chiaro il concetto di identità digitale e più agevole la gestione delle informazioni personali

Se confermato, il termine Apple ID potrebbe essere gradualmente eliminato e sostituito con Apple Account su tutti i dispositivi Apple compatibili.
Sebbene i motivi di questa modifica non siano ancora stati ufficialmente comunicati da Apple, si ipotizza che l’azienda stia cercando di semplificare l’esperienza degli utenti, adottando una denominazione più intuitiva e coerente con gli standard del settore.

Questo aggiornamento potrebbe infatti rendere più chiaro il concetto di identità digitale per gli utenti Apple, rendendo più agevole la gestione delle proprie informazioni personali e delle impostazioni di account.

In attesa dell’annuncio ufficiale alla Conferenza Mondiale degli Sviluppatori

La presunta decisione di rinominare Apple ID in Apple Account potrebbe essere annunciata ufficialmente durante la prossima Conferenza Mondiale degli Sviluppatori, prevista per il mese di giugno 2024.

Inoltre, si prevede che tale cambiamento potrebbe diventare effettivo con il lancio del nuovo sistema operativo iOS 18, previsto per settembre, insieme al debutto della serie iPhone 16.

Ulteriori indiscrezioni sulla compatibilità di iOS18 con alcuni modelli di iPhone 

Ma le indiscrezioni riguardanti l’aggiornamento iOS 18 non si limitano alla modifica del nome dell’account. C’è infatti anche la possibilità che Apple introduca una nuova ‘modalità per apparecchi acustici’ con questo aggiornamento, fornendo agli utenti un ulteriore livello di personalizzazione e funzionalità avanzate per gli AirPods, riferisce una notizia Adnkronos.

Ora come ora non si conoscono le motivazioni della scelta di voler prendere in considerazione questo cambiamento su iOS 18 ma, si legge su Pcprofessionale.it, sembrano esserci comunque delle concrete possibilità anche se non la certezza effettiva. 
In ogni caso, sono emerse anche informazioni sulla compatibilità di iOS 18 con diversi modelli di iPhone, e sembrerebbe che Apple possa tagliare il supporto di alcuni modelli.

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Formazione permanente, necessaria per il successo personale e professionale

In un contesto sempre più dinamico, caratterizzato da rapidi cambiamenti tecnologici, economici e sociali, la formazione permanete si presenta come un elemento cruciale per il successo personale e professionale. Mai prima d’ora è stato così fondamentale adattarsi costantemente alle novità , acquisire nuove competenze e rimanere aggiornati rispetto alle evoluzioni del mondo che ci circonda.

Adattarsi al cambiamento

Il mondo di oggi si evolve a una velocità inimmaginabile solo fino a pochi anni fa. Di continuo emergono nuove tecnologie e metodologie. Mantenersi aggiornati è l’unico modo per rimanere al passo con tali cambiamenti, acquisendo gli strumenti necessari per adattarsi e inserirsi in ambienti in rapida trasformazione.

Coloro che investono nella loro crescita personale attraverso la formazione sono più propensi a cogliere le opportunità che si possono presentare e a superare sfide impreviste.

Aprirsi al futuro

Le competenze richieste dal mercato del lavoro stanno subendo una profonda trasformazione. Settori come l’intelligenza artificiale, l’automazione e la digitalizzazione stanno ridefinendo il concetto di occupazione. La formazione continua consente alle persone di acquisire competenze valide oggi e nel futuro, come la capacità di lavorare con algoritmi, la comprensione della data science e ulteriori skills, in modo da diventare sempre “appetibili” per le aziende e i recruiter.  

Crescita a 360 gradi

L’apprendimento continuo non riguarda solo la qualificazione professionale, ma anche la crescita personale. Acquisire nuove conoscenze e competenze arricchisce la vita di ogni individuo, stimolando la curiosità e contribuendo a mantenere una mente aperta. Questa crescita personale può influenzare positivamente la carriera, le relazioni e la soddisfazione generale nella vita.

Flessibilità e resilienza

Continuare a studiare, infatti, è la strada maestra per allenare la flessibilità mentale e la resilienza. Affrontare nuove sfide e imparare nuovi concetti richiede una mentalità aperta e la capacità di adattarsi. Le persone che seguono corsi di formazione sono più abili a gestire lo stress e ad affrontare le difficoltà con una mentalità positiva.

In conclusione, la formazione permanente è un investimento necessario per avere successo nel mondo moderno. Che si tratti di acquisire nuove competenze tecnologiche, di migliorare le skills interpersonali o di esplorare nuovi campi di conoscenza, la costante ricerca di sapere crea persone più preparate e adattabili. In un mondo che cambia così rapidamente, la chiave per eccellere è rimanere al passo con i tempi.

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La cybersecurity industriale nel 2024: sfide e prospettive

Kaspersky, tramite il suo Industrial Control Systems Cyber Emergency Response Team (ICS CERT), ha diffuso le previsioni per il 2024 in merito alle principali sfide di cybersecurity che il settore industriale dovrà affrontare nel corso dell’anno.

Le proiezioni mettono in luce la persistenza delle minacce ransomware, l’aumento dell’hacktivism a sfondo cosmopolitico, una visione sulla “offensive cybersecurity” e le trasformazioni delle minacce nel settore logistico e dei trasporti.

Il bilancio del 2023

Guardando al 2023, Kaspersky accendi i riflettori su alcuni aspetti chiave della cybersicurezza industriale, che potrebbero evolversi ancora nel corso dei prossimi mesi. In particolare, la ricerca dell’efficienza nei sistemi IIoT e SmartXXX ha contribuito ad ampliare la superficie di attacco, mentre l’impennata dei prezzi dei fornitori energetici ha portato a un aumento dei costi dell’hardware, favorendo il passaggio strategico verso i servizi cloud.

L’ingerenza governativa nei processi industriali ha introdotto nuovi rischi, come le fughe di dati causate da dipendenti non qualificati e procedure di comunicazione responsabile non adeguate.

Ransomware: il pericolo numero uno  

Nel 2024, il ransomware sarà ancora il principale motivo di preoccupazione per le imprese industriali. Grandi organizzazioni, fornitori di prodotti e società di logistica dovranno affrontare rischi importanti, con potenziali impatti economici e sociali gravi. I criminali informatici mireranno alle aziende in grado di pagare riscatti consistenti, causando interruzioni nella produzione e nelle consegne.

Hacktivism cosmopolitico: si intensificano le proteste digitali

Si prevede un aumento dell’hacktivism a sfondo geopolitico nel 2024, con conseguenze potenzialmente più distruttive. Oltre ai movimenti di protesta nazionali, si anticipa una crescita dell’hacktivism cosmopolitico, guidato da programmi socioculturali ed economici come l’eco-hacktivism. Tale diversità di motivazioni renderà il panorama delle minacce più complesso e impegnativo.

Offensive cybersecurity 

L’utilizzo della “offensive cybersecurity” per raccogliere informazioni sulle minacce avrà conseguenze contrastanti. Se da un lato migliorerà la sicurezza aziendale offrendo indicazioni precoci di possibili compromissioni, dall’altro potrebbe attraversare la sottile linea tra la zona grigia e quella d’ombra.

Le attività informatiche a scopo di lucro, utilizzando strumenti commerciali e open-source, potrebbero operare in modo più discreto, rendendo difficile il rilevamento e le indagini.

Minacce evolute nei trasporti e nella logistica

La rapida automazione e la digitalizzazione dei settori logistica e trasporti introdurrà nuove sfide, unendo crimini sia informatici sia tradizionali. Tra questi, potrebbero aumentare furti di veicoli e merci, pirateria marittima e contrabbando.

I cyberattacchi non mirati potrebbero causare conseguenze fisiche, specialmente nel settore dei trasporti fluviali, marittimi, su strada e con veicoli speciali.

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I giovani e la fruizione culturale tra consumi online e offline

Nel 2022 la cultura in Italia ha guadagnato maggiore attrattiva grazie alla flessibilità offerta dalle modalità di fruizione da remoto.
Secondo quanto emerge dalla ricerca dal titolo ‘Fruizione culturale: i giovani tra festival e social media’, realizzata da BVA Doxa per Intesa Sanpaolo, i ragazzi e le ragazze appartenenti alla Gen Z considerano l’approccio online come uno strumento fondamentale per la crescita personale, l’intrattenimento e la comprensione del mondo.

La coesistenza di esperienze online e offline emerge chiaramente dai Focus Group. Se il canale online offre un accesso immediato, un linguaggio affine e una cultura più selettiva, il ‘mondo’ offline richiede più impegno, ma offre un’immersione completa, tangibile, e l’opportunità di stabilire relazioni significative.

I social media sono l’epicentro della fruizione online 

Insomma, i giovani e la cultura rappresentano un connubio che si sviluppa tra online e offline, e disegna un panorama con molte opportunità.

Lo studio rileva, ad esempio, come i social media siano diventati l’epicentro della fruizione online, creando connessioni virtuali che si trasformano in autentiche community durante gli eventi live.
Progetti digitali e content creator diventano quindi punti di riferimento fondamentali per i giovani, grazie alla cura dei contenuti, a un approccio imparziale e un linguaggio accessibile.

Il nuovo paradigma culturale offline pertiene ai Festival

L’analisi sottolinea, poi, come i giovani stiano cercando un nuovo approccio culturale. In questo scenario, per gli appartenenti alla Gen Z i Festival rappresentano la soluzione ideale, poiché assumono il ruolo di nuovi spazi (che possono essere sia aperti sia chiusi) dedicati alla condivisione, alla crescita e allo scambio.

Negli ultimi 3, 5 anni, più del 35% degli italiani ha partecipato a un Festival, con una predominanza dei più giovani rispetto agli over 40.
Siamo di fronte a un autentico cambiamento nel paradigma culturale, destinato ad abbracciare sempre di più le nuove tecnologie per un concetto di quotidianità ancora più connessa.

Per la cultura si apre un nuovo capitolo grazie alla Gen Z

Guardando al futuro, la cultura diventerà sempre più un motore di crescita e un collante sociale, con il Festival destinato a cambiare radicalmente forma. L’ideale sarà un evento itinerante, che coinvolgerà speaker provenienti dal web, presentando brevi interventi in stile ‘Ted Talk’ (‘Ted’ sta per Technology Entertainment Design. Ted Talk è una serie di conferenze), e offrendo laboratori tematici.

Insomma, si sta aprendo un nuovo capitolo, in cui la cultura si evolve con il contributo fondamentale delle nuove generazioni e della loro connessione sinergica tra il mondo online e offline.

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