Estate 2024, quanto è costata agli italiani?

L’estate 2024 si è rivelata particolarmente “calda” per i consumatori italiani, non solo per le alte temperature, ma anche per l’aumento dei costi che grava su diverse voci di spesa familiari. Dall’assicurazione auto e moto, alle vacanze e ai mutui, fino ai costi per i trasporti e il tempo libero, le famiglie si trovano ad affrontare sfide economiche non indifferenti.

RC Auto e Moto: aumenti generalizzati

Secondo l’Osservatorio di Facile.it, il premio medio RC auto in Italia ha raggiunto i 629,88 euro a luglio 2024, registrando un aumento del 10,04% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, su base semestrale, l’incremento è stato contenuto al 2,75%, con alcune province italiane che hanno addirittura visto una riduzione delle tariffe, come Mantova (-2,12%) e Lodi (-5,43%).
Anche in Campania, nonostante i prezzi rimangano elevati (con Napoli che registra un costo medio di 1.116,79 euro), si osserva un rallentamento nell’aumento delle tariffe.

Anche le assicurazioni moto hanno seguito un andamento simile. A luglio 2024, il costo medio della polizza è stato di 543,33 euro, con un incremento del 14,14% su base annua e un aumento semestrale più contenuto del 2,02%.

Vacanze più care e a rate 

Le vacanze estive rappresentano un altro fronte di spesa importante. Nel 2024, si stima che 6,5 milioni di italiani non siano andati in vacanza, con 3,7 milioni che dichiarano di non poterlo fare per ragioni economiche. Inoltre, cresce il fenomeno del prestito per le vacanze, soprattutto tra i giovani sotto i 30 anni, con un totale di 250 milioni di euro di finanziamenti erogati per questo scopo nel primo semestre del 2024.

I costi delle vacanze, infatti, sono aumentati. Una settimana al mare può costare fino al 10% in più rispetto all’anno precedente, mentre una vacanza in montagna vede un incremento medio del 4%. Anche i prezzi di hotel, ristoranti e trasporti hanno subito rincari, rendendo la spesa complessiva per una famiglia di quattro persone più onerosa rispetto al 2023.

Mutui casa: adesso conviene  

Sul fronte dei mutui per la casa, la situazione sembra migliorare. I tagli della BCE e i movimenti degli indici Euribor ed Eurirs hanno portato a offerte più vantaggiose per chi cerca di acquistare un’abitazione o surrogare un finanziamento esistente. I tassi fissi, in particolare, offrono opportunità interessanti, con TAN a partire dal 2,81%.

Conclusioni

L’estate 2024 presenta diverse sfide economiche per i consumatori italiani, con aumenti in molteplici settori che richiedono una gestione oculata delle spese. Tuttavia, ci sono anche opportunità, come nel caso dei mutui casa, che meritano di essere considerate attentamente per sfruttare al meglio le condizioni del mercato.

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Prestiti: richieste in leggera flessione nei primi sei mesi 2024

Nei primi 6 mesi del 2024 le richieste di prestiti da parte delle famiglie subiscono una leggera contrazione, segnando un -1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2023. Tuttavia, il mese di giugno evidenzia un cambio di tendenza (+3,5%).

Dinamica opposta, invece, per l’importo medio, che si attesta a 9.300 euro, con una crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Quanto alle diverse forme tecniche di questi primi sei mesi dell’anno, i prestiti personali subiscono una spinta del +7,9%. Lo stesso vale per l’importo medio, che mostra un aumento dell’1,1%, toccando un valore di 12.007 euro.
Dinamica inversa per i prestiti finalizzati, che segnano un -9,6%, ma con un importo medio in recupero rispetto agli ultimi due anni (+13,9%), e un valore complessivo di 6.748 euro. È quanto emerge dall’ultima analisi del Barometro CRIF su fonte EURISC.

“Si prospetta un quadro economico più stabile”

“Con una politica monetaria europea che torna a essere espansiva si prospetta un quadro economico più stabile, che avrà effetti positivi sul mercato del credito, dopo anni di profonda incertezza e cautela da parte delle famiglie -spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. La congiuntura di stabilità ritrovata avrà anzitutto un effetto alone che spingerà a programmare nuovi progetti di spesa e di conseguenza a richiedere nuovi finanziamenti personali e finalizzati”.

Distribuzione per fascia di importo

L’analisi della distribuzione delle richieste per fascia di importo del finanziamento conferma che nei primi sei medi del 2024 le preferenze degli italiani si sono concentrate nella classe inferiore a 5.000 euro, che arriva a spiegare i 48,8% del totale.
Approfondendo l’analisi per tipologia di finanziamento si mantiene lo stesso andamento: il 65,2% delle richieste di prestiti finalizzati presenta importi al di sotto di 5.000 euro. La stessa classe d’importo risulta la preferita anche per i prestiti personali, con il 31,3% del totale.

Durata del finanziamento ed età dei richiedenti

Per quanto riguarda la distribuzione per durata dei finanziamenti emerge come le famiglie adottino principalmente piani di rimborso superiori a 5 anni, con una quota che sfiora il 30% del totale.
Se guardiamo alle diverse forme tecniche, i prestiti finalizzati concentrano circa la metà delle richieste (47,5%) tra 18 mesi e 36 mesi, mentre i prestiti personali si sono indirizzati sempre più verso piani di rimborso superiori a 5 anni (50,5%).

Inoltre, osservando la distribuzione delle istruttorie di credito in relazione all’età del richiedente, il Barometro CRIF evidenzia come nel primo semestre 2024 è la fascia compresa tra 45 e 54 anni a risultare maggioritaria, con una quota pari al 23,4% del totale, seguita da quella tra 35 e 44 anni (20,4%).

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Sì viaggiare, ma non solo ad agosto

La voglia di viaggiare degli italiani non si arresta. Invece, si “spalma” sui mesi estivi e non si concentra solo su agosto. Lo rivela la nuova ricerca del Future4Tourism, il monitoraggio di Ipsos sulle propensioni di vacanza degli italiani attivo dal 2017. Il report segnala che il 76% dei connazionali dichiara che si prenderà un momento di vacanza nell’estate 2024, che sia solo un week-end, una vacanza più lunga o un mix delle diverse possibilità.

Luglio e agosto ormai si equivalgono

Nel 2024, la vacanza estiva principale avrà luogo per il 27% degli italiani a luglio, per il 28% ad agosto e per il rimanente 19% a settembre. I mesi di luglio e agosto sono ormai paritetici nelle scelte dei vacanzieri. Settembre vede i viaggiatori concentrati nelle prime due settimane del mese, scelta non necessariamente legata alla presenza di minorenni in famiglia e dunque al calendario scolastico.

La Gen Z continua a preferire le vacanze ad agosto. Millennials e Gen X si distribuiscono più equamente nei diversi mesi dell’estate, mentre i Boomers sono più orientati al mese di settembre.

L’Italia si conferma la meta più amata

Le destinazioni per il periodo estivo si confermano allineate all’estate 2023 con l’Italia in primissima posizione con il 66% delle preferenze, l’Europa al 19% e l’Extra Europa all’8%. Completano il quadro i viaggiatori che hanno scelto la crociera (2%) e la quota residuale del 5%, a fine giugno, non ha ancora scelto la destinazione.

L’analisi in trend consente di affermare che, dalla fine della pandemia, la meta Italia pur rimanendo saldamente al comando delle preferenze affievolisce il suo primato. Dapprima, sono state le mete Europee a recuperare viaggiatori di periodo in periodo. Oggi si inizia a intravedere anche un lieve recupero del lungo raggio. Anche il momento della vacanza influisce sulla scelta della destinazione: Italia preferita nel mese di luglio, lungo raggio nel mese di settembre.

Aumentano le prenotazioni anticipate

L’estate 2024 fa rilevare anche una prenotazione anticipata, tendenza che cresce di anno in anno. Il 38% dei viaggiatori aveva già prenotato la vacanza estiva entro i mesi di marzo/aprile.

Evitare agosto: una scelta sempre più condivisa

Oltre metà dei viaggiatori (55%) che non ha scelto agosto per l’estate 2024, in passato era solito fare vacanze durante questo mese. Non è sicuramente un fenomeno nuovo quello di evitare il mese di agosto; già una parte dei vacanzieri aveva fatto questa scelta negli anni passati. Tuttavia l’agosto 2024 vedrà un 7% di vacanzieri che, a differenza del 2023, ha preferito orientarsi su luglio e in parte su settembre. Non di per sé una brutta notizia visto che questo non genera una diminuzione dei viaggiatori sull’intero periodo, ma piuttosto una loro ridistribuzione.

La scelta di evitare agosto è legata a un tema di risparmio economico, tuttavia sarebbe miope attribuire unicamente al fattore soldi la decisione. L’affollamento delle località è parimenti rilevante. Quando i viaggiatori ritengono eccessiva la presenza di turisti, non solo sono propensi a cambiare il periodo di vacanza, ma anche a scegliere mete alternative pur di trovare una dimensione di viaggio più in linea con i propri desiderata.

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Giugno, per 7 milioni di italiani è già tempo di vacanze

Giugno periodo perfetto per le ferie. Lo pensano circa 7 milioni di italiani, che quest’anno hanno scelto di partire per le vacanze proprio nel primo mese dell’estate. La spinta alla partenza arriva anche dal ritorno del caldo, specie al Sud. Secondo un’analisi Coldiretti/Ixe’, l’inizio della stagione delle vacanze coincide con la fine delle scuole e il primo week end di vero relax.

Mare e campagna, destinazioni del cuore

Il mare rimane la destinazione più amata dagli italiani, ma si registra un notevole aumento – circa il +20% – dei turisti che preferiscono la campagna. Gli agriturismi, in particolare, stanno vivendo una crescita significativa nelle prenotazioni, come evidenziato dal monitoraggio di Terranostra Campagna Amica.

Le circa 26.000 strutture agrituristiche italiane offrono una vasta gamma di servizi. Oltre ai tradizionali alloggi (21.000 aziende) e ristorazione (13.000 aziende), molte strutture propongono attività esperienziali. Più di 6.000 agriturismi offrono degustazioni e 13.000 propongono attività ricreative, sportive e culturali. Tra queste attività vi sono il wellness, l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking e il pilates. Inoltre, gli ospiti possono partecipare a percorsi archeologici o naturalistici, corsi di cucina e degustazioni.

Quando il turismo è esperienza

Il turismo esperienziale sta guadagnando sempre più popolarità, con un’enfasi sulle relazioni con il territorio e i suoi abitanti, il turismo enogastronomico e sostenibile delle aziende agricole. La cucina tradizionale e le esperienze enogastronomiche sono tra le principali ricerche su Google relative all’agriturismo.

Dominga Cotarella, presidente di Terranostra Campagna Amica, sottolinea come l’agriturismo offra vacanze complete, combinando cibo, natura e attività varie. Il settore agrituristico nazionale ha anche introdotto percorsi a cavallo, in bicicletta o a piedi per esplorare territori meno conosciuti.

Agriturismo che passione

Lo scorso anno, il complesso degli agriturismi ha raggiunto il record di arrivi (oltre 4 milioni) e presenze (oltre 15,5 milioni). Per l’estate 2024 si prevede un ulteriore incremento di ospiti italiani e stranieri. L’alta stagione agrituristica è iniziata già a maggio per gli stranieri e a giugno per gli italiani, in cerca di vacanze di prossimità.

Perchè partire a giugno

Le vacanze a giugno garantiscono prezzi accessibili e maggiore tranquillità. Questo periodo permette di scoprire l’Italia meno conosciuta, dai parchi naturali ai piccoli borghi, e di visitare le principali località turistiche evitando l’affollamento di agosto.

Inoltre, le tariffe di giugno sono mediamente più basse del 15-25% rispetto all’alta stagione, sia per i pernottamenti sia per i servizi. Tuttavia, per il mare è già stato lanciato l’allarme per l’aumento dei prezzi degli ombrelloni.

Conclusione

Il boom degli agriturismi e la tendenza a sfruttare i mesi meno affollati come giugno confermano una crescente preferenza per il turismo esperienziale e sostenibile. Queste scelte permettono di godere di vacanze tranquille e autentiche, risparmiando rispetto ai periodi di alta stagione.

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Pmi: digitalizzazione cruciale per internazionalizzare

La digitalizzazione è fondamentale per le Pmi che desiderano internazionalizzarsi e crescere in un mercato globale. Sfruttare le tecnologie digitali permette di espanderne la presenza internazionale, migliorarne l’efficienza operativa e aumentarne la competitività.
Con la giusta strategia digitale, le Pmi possono raggiungere nuovi livelli di successo, adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione.

Secondo uno studio realizzato da TiLinko, il tasso di penetrazione media dell’accesso a Internet nella sola Unione Europea è dell’89,9%. Le Pmi sono costrette a investire nella digitalizzazione per garantirsi una fetta di questo enorme mercato, anche e soprattutto, per rendere più efficienti tutti i processi produttivi, di sviluppo e accesso ai mercati.

Una solida infrastruttura digitale è essenziale per supportare crescita ed espansione

L’infrastruttura digitale include un sito web ben progettato, sistemi di gestione aziendale integrati e piattaforme di e-commerce che permettono di raggiungere clienti in tutto il mondo.
La presenza online consente alle Pmi di accedere a nuovi mercati senza la necessità di una presenza fisica immediata, riducendo così i costi iniziali di espansione.

Inoltre, la digitalizzazione offre strumenti per automatizzare processi aziendali, migliorare la comunicazione interna ed esterna, e analizzare dati per prendere decisioni informate. Ad esempio, l’uso di software gestionali (CRM) aiuta le Pmi a mantenere relazioni solide con i clienti, gestire le vendite e ottimizzare le campagne di marketing.

Per entrare nei mercati esteri occorre adottare strategie mirate

Un sito web multilingue è fondamentale per raggiungere un pubblico globale, e ottimizzarlo per i motori di ricerca internazionali (SEO) assicura visibilità a potenziali clienti di tutto il mondo. I social media sono un altro strumento potente per creare una presenza globale, perché permettono l’interazione diretta con i clienti, la creazione di una community e la promozione del brand a livello internazionale. Le campagne di marketing digitale possono poi essere personalizzate per i diversi mercati.

L’uso di strumenti di analisi dei dati è inoltre cruciale per monitorare le prestazioni delle strategie digitali. Un approccio data-driven permette di ottimizzare le risorse e massimizzare l’efficacia delle campagne di internazionalizzazione.

Strumenti e tecnologie chiave

Diversi strumenti e tecnologie supportano le Pmi nella trasformazione digitale e l’internazionalizzazione. I sistemi di gestione aziendale (ERP) integrano tutte le funzioni aziendali in un’unica piattaforma, migliorando la gestione di risorse e processi, e le soluzioni di customer relationship management (CRM) sono essenziali per mantenere relazioni solide con i clienti e gestire le interazioni in modo efficiente.

Le piattaforme di e-commerce consentono poi di vendere i propri prodotti online, raggiungendo clienti in tutto il mondo senza la necessità di una rete di negozi fisici.
Gli strumenti di marketing digitale e le piattaforme di social media marketing permettono di creare campagne pubblicitarie mirate e misurare l’efficacia delle strategie in tempo reale. Inoltre, l’utilizzo di tecnologie come AI e machine learning offrono insight preziosi per personalizzare l’esperienza del cliente, e migliorare l’efficacia delle operazioni aziendali.

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Controvento: le aziende alla guida del Paese generano 101,3 miliardi di ricavi

È quanto emerge dalla quinta edizione dell’Osservatorio ‘Controvento: le aziende che guidano il Paese’, curato da Nomisma in collaborazione con CRIF e CRIBIS.
Le aziende Controvento rappresentano le eccellenze imprenditoriali del Paese. Complessivamente, generano il 9,4% dei ricavi, pari a 101,3 miliardi di euro, il 21,1% dell’EBITDA, e il 14,2% del valore aggiunto complessivo della manifattura italiana.

Questo gruppo di imprese, prevalentemente del settore manifatturiero italiano, è capace di crescere nonostante gli ostacoli. Si tratta di realtà che vantano performance altamente sopra la media, e si distinguono dalle altre per alcuni parametri particolarmente indicativi, come la crescita dei ricavi, la marginalità e la creazione di valore aggiunto.

Capaci di performance straordinarie anche durante la crisi

L’Osservatorio Controvento è nato con l’obiettivo di identificare le imprese manifatturiere nazionali capaci di performance straordinarie anche nell’attuale economia italiana dello ‘zero-virgola’. 
Negli ultimi 5 anni la quota di queste imprese oscilla tra il 6,5% e il 7,2%, con un ricambio annuo pari al 50% del totale. Si rileva quindi un fenomeno ricorrente che porta a pensare che la massa trainante sia rappresentata da questa quota.

Tra le imprese Controvento la classe dimensionale non sembra incidere sulla marginalità. Negli ultimi 5 anni le performance più positive riguardano maggiormente le micro e piccole imprese, con un EBITDA in crescita rispettivamente del +295% e del +234.

Tra il 2017-2022 ricavi cresciuti del 96%

Considerando i ricavi prodotti tra il 2017 e il 2022, quelli delle imprese Controvento sono cresciuti del 96%, mentre il resto delle imprese è complessivamente cresciuto del 39%.
Le imprese Controvento con oltre 500 dipendenti crescono in maniera più contenuta (+81% ricavi), mentre le grandi imprese mostrano performance migliori di tutti i cluster (+129%).

Inoltre, negli ultimi anni si osserva un allargamento del target di imprese Controvento verso il Sud, sebbene il Nord-Est riconfermi una maggiore predisposizione a ospitarle, con il Veneto l’unica regione entrata per 5 edizioni consecutive nel report sia per numero di imprese sia per ricavi prodotti.

I settori Controvento: packaging, cosmetica, metallo

Quanto ai settori produttivi, si possono individuare alcuni comparti che accentuano la propria rilevanza tra le imprese Controvento. Tra quelli vincenti, nei quali l’incidenza relativa delle variabili considerate (numero di imprese, ricavi, EBITDA, valore aggiunto) è sempre superiore alla media, si segnalano i comparti della cosmetica, della metallurgia e metallo, del legno e sughero, e la carta.

Prendendo in esame i soli ricavi, i settori che negli ulti 5 anni sono sempre rientrati in Controvento sono il packaging, la cosmetica, i minerali non metalliferi e il metallo.
Dall’altra parte, i settori mai entrati nel gruppo delle aziende con performance sopra la media vanno segnalati quelli alimentare, delle apparecchiature elettriche e della stampa.

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Dalla transizione verde 30 milioni di posti lavoro entro il 2030

La trasformazione verde delle aziende porterà a un aumento delle opportunità di impiego nell’ambito della sostenibilità, creando fino a 30 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo entro il 2030. Soltanto in Europa, oltre 1,7 milioni entro il 2040, grazie allo sviluppo di molecole verdi, come l’idrogeno e i biocarburanti, nell’ambito della transizione energetica.

Emerge dal report Building Competitive Advantage with A People-First Green Business Transformation, di ManpowerGroup, presentata al World Economic Forum di Davos.
Secondo il report, il 70% delle aziende di tutti i settori pianifica di assumere i cosiddetti ‘green jobs’. Soprattutto nei settori energia e servizi pubblici (81%), IT (77%) e servizi finanziari (75%).

Mancano le competenze

Tuttavia, la transizione richiederà la riqualificazione e l’aggiornamento del 60% dei professionisti per dotarli delle competenze necessarie a soddisfare la domanda verde. A livello globale, solo 1 lavoratore su 8 possiede più di una competenza ‘green’.

Se l’Italia è tra i Paesi che presentano maggiori carenze di competenze, il 94% dei datori di lavoro a livello globale riconosce di non avere in azienda i professionisti necessari per raggiungere gli obiettivi ESG, e il 75% ha difficoltà a trovare i talenti con le competenze ricercate.
Reperimento di candidati qualificati (44%), creazione di programmi di riqualificazione efficaci (39%) e identificazione di competenze trasferibili (36%) sono i principali ostacoli alla transizione verde.

Non tutti sono entusiasti del cambiamento

A livello settoriale si riscontrano differenze nell’entusiasmo verso la transizione verde. I lavoratori dei comparti IT (75%) e servizi finanziari/immobiliare (74%) sono i più pronti ad accogliere le prossime trasformazioni in ambito sostenibilità. Al contrario, i lavoratori dei settori energia e utility (64%) e trasporti, logistica e automotive (62%) sono meno ottimisti.

In generale, la maggior parte dei lavoratori è ottimista sulla transizione verde. Anche nel valutare un’opportunità di lavoro, le persone analizzano i progressi che le aziende hanno fatto in campo ambientale, più che le promesse.
Si tratta di un fatto positivo per i datori di lavoro che investono nella costruzione di modelli di business più sostenibili.

GenZ e Millennials i più ottimisti

Anche a livello generazionale si riscontrano discrepanze tra lavoratori.
Se infatti un terzo (32%) dei GenZ crede che i lavori verdi saranno contraddistinti da una retribuzione più elevata, solo il 14% dei Boomers condivide questo pensiero. Inoltre, il 75% degli appartenenti alla GenZ svolge ricerche sull’impegno delle aziende in ambito sostenibilità, e il 46% afferma che ciò influisce sulla probabilità di scegliere un determinato datore di lavoro.

Inoltre, per il 71% dei GenZ e il 60% dei Millennial le iniziative verso un mondo più sostenibile miglioreranno il loro lavoro, rispetto ad appena il 44% dei Boomers.
Le generazioni più giovani intravedono anche maggiori opportunità di sviluppo della propria carriera, riporta Italpress, con il 35% della Gen Z e il 34% dei Millennial che lo considerano uno dei principali vantaggi della transizione.

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Fatturazione elettronica: le novità del 2024

Lo scorso 31 dicembre è scaduto il regime transitorio previsto dal Decreto Legislativo 127/2015 che a determinate condizioni consentiva ai titolari di partita IVA di continuare a utilizzare le fatture cartacee, almeno per le transazioni tra privati.
L’obbligo di fatturazione elettronica è invecescattato subito per forfettari, minimi ed enti del terzo settore in regime forfettario, che emettono fatture alle Pubbliche amministrazioni.

Cosa è cambiato dal 1° gennaio 2024? La principale novità è l’estensione dell’obbligo di fatturazione tramite SDI anche a titolari di partita IVA in regime forfettario o appartenenti al vecchio regime dei minimi. Ma non è l’unica.

Rendere più facilmente tracciabili gli importi fatturati

In ogni caso, dal 1° gennaio 2024 chiunque emette fattura dovrà farlo in formato elettronico. Secondo le stime, mezzo milione di professionisti in più potrebbero trovarsi per la prima volta alle prese con la fatturazione elettronica.

La novità è intesa a semplificare numerose operazioni fiscali e soprattutto a rendere più facilmente tracciabili e conoscibili al fisco gli importi fatturati.
La conseguenza più rilevante è la maggiore probabilità di essere oggetto di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate su acquisti e forniture incongrue rispetto al volume di fatturato.

L’obbligo della conservazione a norma delle fatture

Ma non mancano conseguenze più pratiche: ci si deve infatti registrare sull’applicativo disponibile gratuitamente sul sito della stessa Agenzia che consente di emettere e conservare le proprie fatture.
Tra gli obblighi che derivano dalla fatturazione elettronica estesa anche a forfettari e minimi, di cui gli stessi potrebbero sottostimare l’importanza, c’è infatti anche quello della registrazione e conservazione a norma delle fatture elettroniche.

I migliori servizi di fatturazione elettronica si occupano anche di questo aspetto, ma per una maggiore sicurezza e per riuscire a conservare in un unico ‘luogo’ tutta la documentazione digitale della propria azienda si potrebbe optare per servizi ad hoc, come Doceasy.

Cambiano gli elenchi di controllo e le modalità per accedere al reverse change

Per tornare alle novità 2024 sulla fatturazione elettronica, quest’anno cambiano gli elenchi di controllo. In pratica, viene rifiutata la fattura elettronica se viene riscontrata l’invalidità della dichiarazione d’intento. Cambiano anche le modalità per accedere al regime del reverse change. Anche nel caso delle operazioni realizzate con l’estero, ma non correttamente assoggettate a tale regime, si potrà ricorrere al documento TD28.

Altre novità previste sono quelle che consentono agli operatori agricoli in regime speciale di gestire automaticamente le liquidazioni IVA, e soprattutto, l’applicazione delle regole tecniche previste in Europa per le fatture elettroniche verso le PA e capaci di garantirne la piena interoperabilità. 

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Agriturismo: dati e trend positivi di un settore di successo 

Se la forza trainante dell’agriturismo risiede nelle sue offerte economiche chiave, degustazione, alloggio e ristorazione, nel periodo 2004-2022 le aziende con servizio di degustazione hanno registrato un aumento annuo medio del 4,5%, evidenziando una connessione crescente con i prodotti DOP e IGP.
Allo stesso tempo, le aziende con alloggio e ristorazione hanno seguito con tassi medi annui rispettivamente del 3,4% e del 3,2%.

Secondo un report dell’Istat dedicato al settore agrituristico, in generale in Italia si è passati da poco più di 14mila aziende nel 2004 a 25.849 nel 2022, riflettendo un tasso di crescita medio annuo del 3,8%.
Una crescita distribuita in modo uniforme tra le diverse macro aree del Paese, con punte del 5,5% e 4,3% nel Nord-Ovest e nel Centro, e valori leggermente inferiori nel Sud, Isole, e Nord-Est. 

Quasi il 64% dei Comuni italiani è agrituristico

Sempre secondo l’Istat, oltre il 53% delle aziende agrituristiche si localizza nelle aree collinari, il 31% in quelle montane e il 16% in pianura.
Rispetto al 2004, il valore della produzione nel settore agrituristico è cresciuto al ritmo del 4,2% all’anno, triplicando la capacità produttiva in termini assoluti. Un risultato notevole, soprattutto se confrontato con il settore agricolo generale (+0,51%).

Anche sotto l’aspetto della diffusione territoriale i dati sono altrettanto impressionanti. Se nel 2004 i Comuni che ospitavano almeno un agriturismo (Comuni agrituristici) erano 3.352 in 18 anni se ne sono aggiunti 1.677, portando il totale a oltre 5.029, quasi il 64% dei Comuni italiani.

La nuova frontiera della multifunzionalità 

La trasformazione del settore è evidente nella proliferazione di aziende agrituristiche multifunzionali, caratterizzate dalla capacità di offrire almeno tre servizi distinti. 
Le aziende agrituristiche multifunzionali, che rappresentano il 28,2% di tutte le strutture attive, si presentano come un elemento consolidato e rilevante all’interno di questo settore in continua trasformazione.

Dal punto di vista geografico, il Centro si conferma come il luogo principale per la presenza di aziende multifunzionali, con il 28,1% del totale, seguito da Nord-Est (24,7%), Nord-Ovest (19,9%), Sud (16,3%) e Isole (11%).

Donne alla guida nel 34,1% dei casi 

La presenza femminile alla guida delle aziende agrituristiche è in costante aumento, con un totale di oltre 8.800 donne (34,1%) che gestiscono tali attività.
La maggior quota di conduttrici si concentra principalmente al Sud (46,6%), con valori che si avvicinano al 50% in Basilicata, Campania e Calabria.

Al Centro le donne alla guida sono il 36%, con Lazio e Umbria entrambi al 45%, mentre la Toscana registra una percentuale leggermente più bassa (31%). La quota di conduttrici è pressoché simile nelle Isole (36%) e nel Nord-ovest (36%), con la Liguria in testa al 50% di aziende guidate da donne.
L’indice di prevalenza di genere, che indica il rapporto tra aziende con conduttore e aziende con conduttrice, evidenzia una maggiore propensione all’imprenditoria femminile in Basilicata, Liguria e Campania. Al contrario, regioni come Trentino-Alto Adige/Südtirol, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia mostrano un indice più basso.

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Elettricità, quanto mi costi! L’Italia al sesto posto tra i paesi dove è più cara 

In Italia, il costo dell’elettricità per cucinare con un forno elettrico si attesta a 77 euro all’anno, cifra che rappresenta un aumento del 42% rispetto alla Svezia, del 63% rispetto alla Francia e addirittura del 107% rispetto agli spagnoli. La disparità è attribuibile alle tariffe energetiche, con l’Italia posizionata al sesto posto tra i paesi dell’Unione Europea per costi dell’energia elettrica nel primo semestre dell’anno, con una media di 0,378€/kWh.
Insomma, nel Belpaese la bolletta pesa quasi quanto che in nazioni considerate “care” come i Paesi Bassi, il Belgio e la Germania.

Frigorifero, lavastoviglie, lavapiatti: quanto incidono sul budget familiare? 

L’analisi di Facile.it ha rivelato che, a causa di queste tariffe elevate, gli italiani spendono di più per l’uso di elettrodomestici rispetto ad altri paesi europei. Ad esempio, per lavare 220 carichi di biancheria all’anno, gli italiani devono mettere in conto circa 111 euro, mentre i francesi solo 68 euro e gli spagnoli 53 euro.
Pure l’utilizzo del frigorifero rappresenta un costo maggiore in Italia, con una spesa annua di circa 193 euro, rispetto ai 126 euro degli irlandesi e ai 93 euro degli spagnoli.
La situazione si riflette anche nell’uso della lavastoviglie, dove gli italiani spendono 92 euro all’anno, superati solo dai Paesi Bassi con 116 euro. Tuttavia, ci sono paesi come Grecia, Francia, Spagna e Ungheria dove la bolletta è notevolmente inferiore.

Anche guardare la TV ha un costo maggiore in Italia 

Inoltre, gesti quotidiani come guardare la televisione o asciugarsi i capelli hanno costi differenti da un paese all’altro. Ad esempio, i 49 euro spesi dagli italiani per quattro ore di televisione al giorno si riducono a 32 euro in Irlanda.
Anche l’uso di un phon per cinque minuti al giorno ha costi variabili, con 23 euro in Italia, 14 euro in Francia e 7 euro in Ungheria.

In Ungheria si spende meno di un terzo che in Italia

Facendo riferimento al consumo medio di una famiglia italiana (2.700 kWh), le bollette dell’energia elettrica potrebbero ammontare a circa 1.021 euro in Italia nel 2023. In confronto, paesi come Germania e Paesi Bassi avrebbero bollette più elevate, mentre in Svezia, Irlanda, Grecia, Francia, Portogallo e Spagna i costi sarebbero notevolmente inferiori.
L’Ungheria spicca per le tariffe estremamente basse, con una spesa annua di soli 313 euro per una famiglia con consumi equivalenti. Insomma, in Italia la bolletta per l’energia elettrica si rivela veramente “pesante”, anche in confronto ai vicini europei.

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