Il 92% degli italiani sono consapevoli della connessione tra salute e ambiente, ma allo stesso tempo si sentono schiacciati da preoccupazioni globali (guerre, cambiamento climatico, deterioramento ambientale) e dalla sensazione che il proprio destino dipenda soprattutto da fattori economici incontrollabili (62,4%).
In Italia la sostenibilità sociale ha il volto della fragilità.
Quasi nove cittadini su dieci guardano con paura al futuro del pianeta, e oltre l’80% teme per il futuro del Paese. Inoltre, più di sette italiani su dieci vivono con ansia il proprio domani.
Sono i segnali d’allarme che emergono dall’indagine realizzata da Eikon Strategic Consulting Italia in occasione della Social Sustainability Week.
Sostenibilità sociale e Sistema Sanitario Nazionale
Il 46% degli italiani dichiara di avere fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale, mentre il 54% esprime scetticismo o sfiducia.
La sostenibilità sociale tocca direttamente anche il rapporto con il SSN. Si tratta di una criticità che non riguarda la qualità del personale, considerato preparato dal 58% degli intervistati, ma piuttosto la capacità organizzativa e la carenza di risorse. Tanto che l’81% ritiene che il numero degli operatori sanitari sia insufficiente.
Questa percezione porta oltre la metà del campione (53%) a considerare indispensabile una assicurazione integrativa, e spinge il 67% a ritenere inevitabile il ricorso alla sanità privata, segnale di un bisogno crescente di sicurezza e accessibilità nelle cure.
Il ruolo sociale delle imprese
In un contesto in cui le istituzioni e i soggetti collettivi sono percepiti come meno efficaci, si ampliano le aspettative nei confronti delle imprese, chiamate sempre più a svolgere un ruolo sociale.
Quando organizzazioni e aziende parlano di sostenibilità trasmettono speranza o interesse (54%). Solo l’8% si dichiara indifferente.
Al mondo del lavoro gli italiani chiedono innanzitutto stabilità contrattuale, considerata prioritaria dal 53% degli intervistati, relazioni positive tra colleghi, indicate dal 47% e flessibilità e smart working (34%). L’attenzione alla salute e la domanda di un’ampia offerta di welfare aziendale (26%) superano, anche se di poco, la rilevanza attribuita all’assenza di discriminazione e pari opportunità (23%) e alla formazione (22%).
“Il lavoro diventa il luogo in cui si cerca stabilità”
Il 60% ritiene tuttavia insufficiente l’attuale impegno aziendale per il benessere e il 61% del campione pensa che le aziende dovrebbero promuovere servizi psicologici. Ma solo il 16% conosce aziende che li offrono.
“La crescente vulnerabilità e la carenza dei presìdi collettivi spingono le persone a rivolgere alle imprese aspettative un tempo rivolte alle istituzioni – dichiara Cristina Cenci, antropologa e Senior Partner di Eikon -. Il lavoro diventa il luogo in cui si cercano stabilità, relazioni sane e tutela del benessere. Questa trasformazione segnala un cambiamento profondo nei bisogni comunitari. Le aziende che sapranno accoglierlo contribuiranno a rafforzare nuove forme di sicurezza condivisa”.