Cybercrime, è la terza economia al mondo

Il Rapporto Annuale sulle Minacce Informatiche di Thales in Italia evidenzia un preoccupante aumento del numero di attacchi informatici, tanto da essere una vera e propria economia mondiale. Eppure, una grandissima parte di questi reati non viene denunciata per timore di perdere credibilità. 
“Si stima che il mondo del Cyber Crime sia la terza economia mondiale, subito dopo Stati Uniti e Cina”, a dirlo a Roma in occasione della cerimonia di premiazione dei vincitori di Cyber X Mind4Future, il programma di formazione evoluta ed esperienziale sui temi della sicurezza cibernetica ideato da Leonardo e il centro di competenze Cyber4.0, è stato Tommaso Profeta, Managing Director della Divisione Cyber & Security Solutions di Leonardo.  “Una dimensione rilevantissima – ha sottolineato Profeta – da cui si capisce quale sia la necessità di dotarsi di figure professionali capaci di fronteggiare la minaccia. Ad oggi sono 3,4 milioni le persone che mancano nel mondo per colmare questo gap”. Numeri che testimoniano la necessità di puntare in modo deciso sulla formazione di giovani esperti e acne in generale di aumentare la consapevolezza dei pericoli del mondo digitale, tanto che l’85% degli attacchi vanno a buon fine a causa di un qualche errore umano.

Una Academy per imparare

In questo senso si inserisce la Cyber & Security Academy di Leonardo, che rappresenta un’importante risposta a questa esigenza, offrendo un’alta formazione sia a operatori tecnici che a personale non specializzato ma con ruoli chiave all’interno di aziende o pubblica amministrazione. Il nuovo direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Bruno Frattasi, sottolinea come la sicurezza informatica sia un problema che coinvolge l’intera cittadinanza, non solo le imprese o le pubbliche amministrazioni, e come sia necessario prevenire la diffusione di dati personali o il blocco di servizi alla cittadinanza. 

In Italia il 51% delle aziende non ha un piano di protezione

Il Rapporto Annuale sulle Minacce Informatiche pubblicato da Thales fa emergere ulteriore segnali allarmanti. Ad esempio, si scopre che non solo il numero di cyberattacchi in Italia sia in sensibile aumento, ma anche che più della metà delle aziende (51%) non ha un piano per proteggersi. E’ evidente dunque l’urgente necessità di investire nella sicurezza cibernetica, anche perchè “c’è una parte di questi attacchi che non conosciamo, una parte sommersa che per molti motivi non conosciamo” ha detto Frattasi. “Si tratta a volte si tratta di attacchi ‘invisibili’ ossia non individuabili se non con molto ritardo, ma c’è anche riluttanza a dire di essere attaccati, si teme di perdere la reputazione e non ci si vuole mostrare parte sommersa che forse pesa di più deboli”.

Gli italiani e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr): quanto ne sanno?

Cosa pensano gli italiani della straordinaria opportunità offerta dal Pnrr? Quanti lo conoscono profondamente e quanto sono fiduciosi che possa avere un impatto sul rilancio del nostro Paese? Per scoprirlo l’Ipsos ha condotto una rilevazione ad hoc, poi diventata un approfondimento sulle pagine del  Corriere Della Sera a cura di Nando Pagnoncelli , presidente di Ipsos.

Scarsa conoscenza del Pnrr tra gli italiani

La grande importanza che il piano riveste non sembra essere nota a tutti; secondo i dati dell’ultimo sondaggio Ipsos, solo il 12% delle persone in Italia dichiara di conoscerlo profondamente, mentre il 44% afferma di conoscerlo solo in parte. Del campione intervistato, il 28% ne ha sentito soltanto parlarne, mentre per il 16% è un concetto totalmente sconosciuto.

Missioni Pnrr: salute, prioritaria tra tutti i temi

Chieste ai nostri connazionali quali fossero le due missioni più importanti contenute nel Pnrr, la risposta è andata nettamente verso la salute (50%). Segue a una certa distanza la rivoluzione verde e la transizione ecologica (27%), e poi le voci relative a istruzione e ricerca scientifica (24%), inclusione sociale ed economica (20%), infrastrutture per la mobilità sostenibile (19%) e digitalizzazione, innovazione, competitività ed cultura (14%). Un risultato prevedibile, specie a fronte dell’esperienza della pandemia che ha messo a dura prova il sistema sanitario nazionale. Lo stesso tema rappresentava la priorità per tutti i cittadini indipendentemente dalle caratteristiche sociodemografiche, orientamento politico o grado di conoscenza del piano. 

Poca fiducia nel successo del Pnrr 

In generale emerge un discreto scetticismo sulla reale possibilità che quest’iniziativa abbia successo nel rimettere in moto l’Italia: un cittadino su due non nutre molta (36%) o nessuna fiducia nell’operazione (13%). La quota più alta riguardante coloro convinti che si arriverà almeno al 90% della realizzazione dei progetti è soltanto del 3%, mentre quella relativa all’esecuzione ottimale è ancora più ridotta: 36%.  Le motivazioni alla base dello scetticismo spaziano da incapacità degli italiani a portare a compimento progetti effettuabili fino all’incapacità da parte del governo dello stato di metterli effettivamente in pratica.Nel dettaglio, i nostri connazionali dibattano in merito le capacità del governo (43% tra gli elettori M5S e PD), comuni e sindaci nel portare a termine i progetti (13%). Ma non manca anche “l’accusa” di scarso coraggio verso la politica (secondo il 12% degli intervistati)  preoccupata soprattutto dalla perdita del consenso popolare a seguito di alcune riforme impopolari.

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Lavoro ibrido: più tempo libero uguale a più salute, anche mentale

Secondo una ricerca condotta da IWG il tempo risparmiato grazie alla riduzione del pendolarismo porta a molteplici benefici per la salute e il benessere di chi lavora: perdita di peso, migliori abitudini alimentari, migliore salute mentale e sonno più lungo. Di fatto, con il lavoro ibrido i lavoratori sono più sani perché hanno più tempo da dedicare a esercizio fisico, riposo e alimentazione corretta.
Oggi il lavoratore ibrido medio dedica all’esercizio fisico 4,7 ore la settimana rispetto alle 3,4 precedenti la pandemia. Le attività più comuni? Camminate, la corsa, ed esercizi per la resistenza. Quanto al sonno, il tempo in più trascorso a letto ogni mattina equivale a tre giorni (71 ore) di sonno in più all’anno.

Dieta più sana ed esercizio fisico: i risultati si vedono alla bilancia

Per il 70% degli intervistati lavorare in modalità ibrida permette di preparare una colazione sana ogni giorno, mentre il 54% ha più tempo da dedicare alla preparazione di pasti nutrienti durante la settimana. Inoltre, consumano più frutta (46%) e verdura fresca (44%), il 20% mangia più pesce e un quarto ha diminuito il consumo di dolci. Inoltre, grazie a più esercizio fisico, riposo migliore e alimentazione più sana il 27% degli intervistati dichiara di aver perso peso dall’inizio della pandemia. Due su cinque (42%) hanno perso tra i 5 e i 9,9 kg, mentre il 23% ha perso più di 10 kg. I principali fattori che hanno contribuito alla perdita di peso sono stati poter dedicare più tempo all’esercizio fisico (65%) e cucinare pasti sani (54%).

Più produttivi, ma meno stressati

Di fatto, il lavoro ibrido ha ridotto gli spostamenti, quindi ha portato a un risparmio di tempo, ma ha anche portato aumenti di produttività. Quasi quattro persone su cinque (79%) affermano di essere più produttive rispetto al periodo pre-pandemico, soprattutto grazie a minori livelli di stress (47%) e più tempo a disposizione per rilassarsi dopo il lavoro (46%). Secondo una ricerca di Nicholas Bloom, economista della Stanford Graduate School of Business, grazie al lavoro ibrido la produttività complessiva è aumentata del 3%-4%. E con una maggiore produttività al lavoro e più tempo libero i vantaggi sono sia per le aziende sia per il personale.

Le attività che migliorano il benessere

L’81% degli intervistati, riporta Ansa, dichiara di avere più tempo libero rispetto a prima del 2020, e la maggior parte lo impiega in attività che incrementano la salute e il benessere, come trascorrere più tempo con famiglia e amici (55%), fare esercizio fisico (52%) o una breve passeggiata durante la giornata (67%). Tutti fattori che hanno un effetto positivo anche sulla salute mentale. Non sorprende quindi che due terzi degli intervistati (66%) ritengano che la loro salute mentale sia migliorata. 

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Le automobili connesse? Ridurranno le emissioni di Co2 e il traffico

Uno studio commissionato da Qualcomm Europe Inc. e condotto dall’Università di Kaiserslautern-Landau ha dimostrato il potenziale delle applicazioni per veicoli connessi nel ridurre le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti. Le applicazioni prese in considerazione includono quelle per l’ottimizzazione delle città, come i segnali stradali dinamici, gli incroci e l’instradamento. Queste opzioni mirano a ridurre le soste e la congestione, migliorando l’efficienza e i tempi di viaggio.

Basterebbe solo il 20% di veicoli connessi

Lo studio ha evidenziato che l’introduzione di appena il 20% di veicoli connessi sulle strade urbane dell’UE può far risparmiare fino al 18% delle emissioni di CO2. In alcuni Paesi dell’UE-27, come la Germania, il risparmio di emissioni può addirittura raggiungere il 24%. Questo potenziale rappresenta un progresso significativo verso gli obiettivi del Green Deal dell’UE, con cui la Commissione Europea mira a raggiungere una riduzione del 90% delle emissioni legate ai trasporti entro il 2050.
Lo studio ha utilizzato un nuovo approccio di simulazione, estrapolando i risultati di stime dettagliate del traffico su base cartografica in punti selezionati in tutte le città dei 27 Stati membri dell’UE. Si stima che le città dell’UE, con una popolazione che va da meno di 100.000 a più di 500.000 abitanti, possano raccogliere i benefici dei veicoli connessi e da questo mix di città trae conclusioni a livello europeo.

I vantaggi della connessione

I vantaggi dei veicoli connessi includono la riduzione delle emissioni e l’aumento dell’efficienza del traffico. Inoltre, si stima che i conducenti possano risparmiare fino a 15 ore di tempo di viaggio all’anno nelle ore di punta, con conseguenti livelli più elevati di produttività e comfort. Secondo Enrico Salvatori, Senior Vice President e Presidente di Qualcomm Europe/MEA, “i risultati di questo studio dimostrano come la tecnologia possa contribuire a ridurre le emissioni, rendendo il trasporto stradale più efficiente e sostenibile senza compromettere la sicurezza degli utenti della strada”.
Il professor Hans D. Schotten, RTPU, ha commentato: “Questo studio dimostra in modo impressionante il potenziale delle applicazioni di mobilità connessa per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti. Abbiamo appreso che già semplici combinazioni di applicazioni di mobilità connessa e tassi realistici di penetrazione dei veicoli connessi consentono di ottenere riduzioni significative delle emissioni, senza dover scendere a compromessi con il comfort del conducente”.

Un’opportunità per gli obiettivi del Green Deal 

In sintesi, il potenziale dei veicoli connessi nel ridurre le emissioni legate ai trasporti rappresenta un’opportunità significativa per l’UE di raggiungere gli obiettivi del Green Deal. L’introduzione di applicazioni per veicoli connessi potrebbe inoltre ridurre le emissioni di CO2 e migliorare l’efficienza del traffico.

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Agricoltura 4.0: superati 2 miliardi di euro nel 2022

Nel 2022 in Italia il mercato dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto 2,1 miliardi di euro, crescendo del +31% rispetto al 2021. Il 65% del valore del mercato è composto da macchinari connessi e sistemi di monitoraggio/controllo di mezzi/attrezzature. In crescita (+15%) anche i sistemi di monitoraggio da remoto di coltivazioni, terreni e infrastrutture. Tra i fabbisogni maggiormente soddisfatti dalle soluzioni di Agricoltura 4.0 spiccano quelli legati all’efficienza, con la riduzione dell’impiego dei principali input produttivi. E sono soprattutto tracciabilità alimentare, produzione, logistica e controllo della qualità le aree dove le aziende stanno maggiormente innovando. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia.

L’evoluzione del mercato

Nel 2022 il mercato dell’Agricoltura 4.0 è cresciuto sensibilmente, così come la superficie coltivata con soluzioni 4.0, passata dal 6% del 2021 all’8% nel 2022. Una quota, tuttavia, ancora limitata, che evidenzia un ampio margine di evoluzione per il mercato. Da considerare infatti che una fetta rilevante degli investimenti del 2022 è stata effettuata da aziende agricole che hanno già esperienza in questo ambito, e che stanno proseguendo il proprio percorso di innovazione, andando ad acquisire nuove soluzioni o servizi, che agiscono però di fatto sulla stessa superficie coltivata.
Vi è quindi ancora un significativo potenziale associato alle aziende agricole che a oggi non hanno ancora approcciato l’Agricoltura 4.0.

Il digitale nell’industria agroalimentare italiana

Nel 2022 l’82% delle aziende della trasformazione ha utilizzato o sperimentato almeno una soluzione digitale, e quasi la metà ne ha implementate quattro o più in contemporanea, registrando un aumento del 30% rispetto al 2020. Oltre ai software gestionali aziendali, tra le soluzioni più utilizzate si trovano quelle basate su tecnologia cloud computing (58%), QR Code (56%), quelle abilitate da tecnologia mobile (45%), ERP e MES (37%) e soluzioni di advanced automation come robot e cobot (34%).
Proprio queste ultime, insieme al cloud, registrano crescite significative rispetto al 2020, evidenziando la necessità di impiegare soluzioni digitali per archiviare grandi quantità di informazioni e disporre di grandi risorse di calcolo.

Il digitale per la tracciabilità alimentare

La tendenza all’innovazione è confermata anche guardando all’offerta tecnologica: in Italia, il 75% delle soluzioni digitali per la tracciabilità alimentare è abilitato da tecnologie innovative e il 17% di queste è proposto da startup, che in questo ambito offrono principalmente soluzioni basate su tecnologia Blockchain. I sistemi di tracciabilità alimentare consentono di valorizzare le caratteristiche del prodotto nei confronti del consumatore finale, soprattutto attraverso l’utilizzo di QR Code, e rendere più agevoli i rapporti e i processi di verifica e controllo con gli enti pubblici.

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Come migliorare l’esperienza lavorativa dei dipendenti?

Solo il 31% dei dipendenti considera la propria attuale esperienza lavorativa di ottima qualità. Di conseguenza, è essenziale che i datori di lavoro si attivino per coinvolgerli maggiormente instaurando con loro un rapporto di fiducia reciproca. È quanto emerge dall’International workforce and wellbeing mindset study condotto da Alight nel 2022.
“Per creare esperienze che soddisfino le mutate esigenze dei dipendenti le organizzazioni devono migliorare alcuni aspetti ormai diventati fondamentali, quali servizi, benefit e attenzione al benessere fisico e mentale – dichiara Silvia Maffucci, VP risorse umane Alight -, in modo che i lavoratori possano sentirsi realmente apprezzati e coinvolti”.

Offrire benefit iper-personalizzati

Alight suggerisce 5 consigli per valorizzare i talenti all’interno della propria organizzazione. Il primo è offrire soluzioni e benefit personalizzati. Con l’inclusione di talenti sempre più diversi e variegati tra loro, è necessario che i datori di lavoro si adoperino per essere in grado di offrire benefit atti a soddisfare le esigenze di un’ampia gamma di individui appartenenti a culture e modelli familiari diversi.  Un approccio unico potrebbe non funzionare per tutti, perciò un numero crescente di aziende sta abbracciando l’offerta di benefit iper-personalizzati, alimentati dall’AI e supportati da tecnologie e soluzioni di alto profilo.

Ascoltare, e prevenire il rischio di burn-out

Negli ultimi anni, grazie alla maggiore flessibilità lavorativa adottata da molte aziende, i dipendenti possono prendersi cura di sé e allo stesso tempo essere più produttivi. Ora è necessario dare ai propri dipendenti l’opportunità di usufruire di nuovi modelli come, ad esempio, la settimana lavorativa corta, o benefici, quali momenti da dedicare alla cura del proprio benessere fisico e mentale. Per limitare situazioni faticose dal punto di vista fisico ed emotivo, e costruire un ambiente di lavoro sereno, è fondamentale impegnarsi a sviluppare una cultura aziendale che supporti il benessere dei dipendenti. I manager devono essere formati per ridurre al minimo il rischio di burn-out adottando alcune strategie che mettano il dipendente nella condizione di dare il massimo senza sviluppare ansia da prestazione, ed evitando situazioni di disagio psicofisico.

Fornire strumenti accessibili e aiutare a crescere

L’adozione di strumenti digitali funzionali può rivelarsi un potente mezzo per trattenere e stimolare i propri talenti. In questo modo, viene data la possibilità alle risorse di accedere e gestire digitalmente tutte le attività in maniera veloce e sicura. Inoltre, la possibilità di affidare la pianificazione di alcuni incarichi alle tecnologie permetterebbe ai dipendenti di focalizzarsi sugli obiettivi da raggiungere.
Un’azienda non deve solo assicurarsi la capacità di attrarre e trattenere i talenti, ma deve anche essere in grado di incoraggiarli a maturare umanamente e professionalmente. Avvalersi degli adeguati strumenti di Talent Management può rivelarsi la scelta giusta per far sentire i propri dipendenti motivati e valorizzati. E un approccio ‘people first’ è un vantaggio che può fare la differenza.

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Le novità del DL Milleproroghe 2023

Con oltre 350 nuove scadenze il DL Milleproroghe 2023 si avvia a ricevere il voto di fiducia della Camera, pena la decadenza del provvedimento. Tra le novità in arrivo, lo stralcio mini-cartelle, prorogato al 31 marzo, termine ultimo per decidere se aderire o meno allo stralcio delle mini-cartelle 2000-2015 di importo fino a 1000 euro. Per il Cashback le norme estendono al 31 luglio 2023 la scadenza per comunicare Iban e dati finanziari corretti, o promuovere controversie, per i 43mila cittadini interessati dai rimborsi mediante PagoPa del premio per la partecipazione al concorso Cashback, introdotto dal governo Conte per contrastare l’evasione fiscale.

Dalla proroga balneari ai dehors

Approvata la proroga delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2024. In caso di impedimenti oggettivi all’espletamento delle gare le attuali concessioni resterebbero valide fino a tutto il 2025.
Via libera poi allo smart working fino al 30 giugno per lavoratori fragili e genitori con figli sotto i 14 anni del settore privato. Nel settore pubblico, invece, la possibilità del lavoro da casa vale solo per i ‘fragili’. Inoltre, estesa fino al 2025 la possibilità di ricorrere ai contratti di somministrazione anche oltre i 24 mesi previsti, ed estesa per tutto il 2023 anche la norma sui dehors liberi per bar e ristoranti.
Slitta invece al primo luglio 2024 l’attivazione della consulta dei tifosi nelle società sportive professionistiche.

Dai “mutui giovani” al bonus Imprese 4.0

Prorogata al 30 giugno 2023 la data entro la quale le giovani coppie con Isee fino a 40mila euro possono richiedere mutui agevolati per l’acquisto della prima casa, mentre il Fondo nuove competenze è prorogato fino al 31 dicembre 2023 per compensare il mancato guadagno delle imprese che optano per la formazione del personale. Prorogato inoltre a tutto il 2023 il fondo di solidarietà per il contributo ai proprietari di case occupate abusivamente, mentre viene prorogato al novembre 2023 il termine di consegna dei beni strumentali interessati dal bonus sugli investimenti in tech e digitale del piano Transizione 4.0.

Dalla ricetta elettronica ai Superbonus villette e diritti TV

Viene prorogato fino al 31 dicembre 2024 l’uso della ricetta elettronica nella sanità, e viene estesa fino a 72 anni, dai precedenti 70 anni, la possibilità di ritiro dal lavoro per medici di famiglia e pediatri convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Niente da fare invece per le norme più stringenti sulle plusvalenze fittizie delle società sportive e quelle per l’attribuzione a pensionati di incarichi apicali nella PA, che tuttavia potrebbe ricomparire nel nuovo DL sulla governance del PNRR.
Stop anche alla possibilità di proroga di ulteriori due anni delle concessioni dei diritti televisivi sportivi, e alla proroga del Superbonus 110% per le villette.

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Come si festeggia San Valentino in Italia?

Tra regali, cene romantiche, fiori e altri omaggi il 14 febbraio, festa di San Valentino, poco più di dieci milioni gli italiani per celebrarla hanno speso circa 71 euro a persona, un budget in netto recupero rispetto agli anni precedenti e superiore del +35% rispetto al 2019. A stimarlo è Confesercenti, sulla base di un sondaggio condotto da SWG. Complessivamente, a celebrare il San Valentino quest’anno è stato il 28% della popolazione maggiorenne, una quota in ascesa rispetto al 24% dello scorso anno. Ma c’è anche un ulteriore 14% che era indeciso se celebrare la festa degli innamorati, e che ha optato per una cena o un regalo last minute. Del 58% che non ha partecipato a San Valentino, il 43% lo ha fatto perché non è solito festeggiare la ricorrenza, mentre il 15% perché single.

Ditelo con una cena…

Il dato medio di 71 euro nasconde, però, una forte polarizzazione. Il 18% si è tenuto sotto i 30 euro di spesa, mentre il 34% ha voluto ‘investire’ tra i 30 e i 50 euro, il 22% è arrivato fino a 100 euro mentre il 18% ha scelto doni da 100 fino a oltre i 200 euro. Tra gli innamorati, la cena romantica è la celebrazione più gettonata, scelta dal 59%. Di questi, il 62% ha optato per una serata romantica al ristorante, mente il 38% ha preparato una cena speciale tra le mura di casa.

con un fiore…

Resta forte, però, anche la tradizione dell’omaggio floreale. A regalare fiori acquistati presso un negozio o un mercatino specializzato è stato il 23%. I fiori più richiesti, quest’anno, sono stati tulipani, gerbere, anemoni, ranuncoli e orchidee. Senza dimenticare la classica ‘rosa rossa’, che rimane la regina di San Valentino, anche se quest’anno, spiega il Presidente di Assofioristi Ignazio Ferrante, “soffre l’aumento di prezzo dovuto al caro energia”. 
Un nuovo problema, a cui si aggiunge la vecchia questione dell’abusivismo: il 6% di chi festeggia ha comprato fiori dove capita, finendo spesso ad acquistare, anche inconsapevolmente, da venditori abusivi. Per contrastarli, spiega Ferrante, “serve attenzione da parte dei consumatori, ma sarebbe necessario maggiore controllo da parte delle autorità, nel rispetto del lavoro delle imprese oneste”.

…o con un altro dono

Ma la festa di San Valentino non si esaurisce in cene e fiori. Sono stati molti gli italiani che hanno scelto, in alternativa o in aggiunta, altri tipi di doni. Il 26% si è orientato su un prodotto di profumeria, mentre il 22% ha tenuto viva la tradizione dei cioccolatini. Il 19% ha invece optato per un gioiello o un accessorio di gioielleria, mentre il 10% per un prodotto o un accessorio moda, il 5% ha regalato un servizio o un prodotto di cosmetica o benessere, e un ulteriore 17% un altro tipo di regalo. Un 6%, invece, ha scelto un viaggio insieme al partner.

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Lavoro: stipendi più alti, riconoscimenti e benessere i “desiderata” nel 2023

Cosa vogliono i lavoratori italiani nel 2023? Stipendio più alto, maggior equilibrio tra lavoro e vita privata, meno stress e più benessere in ufficio. Insomma, per la maggior parte dei lavoratori, nel 2023 crescita di stipendio, riconoscimento e benessere potranno fare davvero la differenza. Lo ha scoperto PageGroup, società di recruiting che opera in Italia con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, in un sondaggio condotto su oltre 1.000 professionisti italiani per verificare cosa sarà veramente importante a livello lavorativo nel 2023.
“I risultati della nostra indagine – precisa Tomaso Mainini, Senior Managing director Italia & Turchia di PageGroup – dimostrano che a livello generale c’è un sentimento di fiducia nel futuro professionale: il 67%, infatti, è pronto ad approcciare il nuovo anno con spirito positivo, il 24% con sentimenti contrastanti e solo il 10% con negatività”.

La flessibilità negli orari di lavoro rimane l’aspetto più importante

“Se passiamo ad analizzare i desideri di carriera per il 2023, i candidati non hanno dubbi – prosegue Tomaso Mainini -. Il 57% vorrebbe uno stipendio più alto, il 54% darebbe priorità a un migliore work-life balance, il 31% gradirebbe maggiore sicurezza, e infine, il 30% desidererebbe sentirsi più valorizzato e apprezzato”.
La flessibilità negli orari di lavoro rimane l’aspetto più importante (44%), ma anche maggiori opportunità di crescita professionale sono determinanti nella scelta di un’azienda (33%). Seguono, poi, progetti più sfidanti (30%), benefit aziendali e programmi wellbeing (28%), e trasparenza e comunicazioni chiare (27%).

Settimana lavorativa di quattro giorni? Dipende

A fronte di condizioni di lavoro migliori, il 39% dei professionisti intervistati sarebbe disposto a lavorare anche più ore alla settimana, mentre il 63% si dichiara favorevole alla settimana lavorativa di quattro giorni, a parità di stipendio. Alcuni (19%), però, sono perplessi di fronte alla possibilità di lavorare un giorno in meno, perché sarebbero necessari troppi cambiamenti a livello organizzativo. Più possibilista, invece, il 26% degli intervistati, per i quali lavorare solo quattro giorni sarebbe fattibile a patto che vengano migliorati alcuni processi aziendali.

Maggiori informazioni e supporto per chi cerca una nuova occupazione

“Avere un quadro chiaro del proprio futuro professionale e delle opportunità di carriera è molto importante, soprattutto per chi è alla ricerca di nuove occasioni – aggiunge all’Adnkronos Tomaso Mainini -. Il 35% di chi è stato coinvolto nell’indagine, infatti, vorrebbe maggiori informazioni sullo stipendio che potrebbe aspettarsi, mentre il 31% gradirebbe un supporto per individuare un ruolo adatto alle proprie caratteristiche, e il 24% per trovare un nuovo lavoro nel minor tempo possibile”.

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Mercato libero o tutelato? Gli italiani sono confusi 

Quando si parla di fornitura luce e gas molti italiani hanno ancora le idee confuse. Nonostante risparmiare sulle bollette sia una priorità per molte famiglie, secondo l’indagine di Facile.it, commissionata agli istituti mUp Research e Norstat, più di 15 milioni di italiani non sanno nemmeno se il proprio fornitore operi nel mercato libero o in quello tutelato.
“Cambiare fornitore di luce e gas è un’operazione molto semplice, ma va affrontata con attenzione – spiega Mario Rasimelli, Managing Director utilities di Facile.it -, conoscere le caratteristiche base della propria offerta, a partire dal mercato in cui opera la società da cui acquistiamo l’energia, è fondamentale per fare una scelta consapevole. Una valutazione errata può portare a un aumento delle bollette anziché a un risparmio”.

Il 34% non sa se in quale mercato opera il proprio fornitore di gas

Secondo i risultati dell’indagine, emerge che gli italiani hanno le idee più confuse in materia di fornitura di gas. In quest’ambito il 34% degli intervistati ha dichiarato di non sapere se il proprio fornitore opera nel mercato libero o in quello tutelato. A livello territoriale, a conoscere meno la propria offerta sono i residenti nelle regioni del Sud Italia, dove la percentuale arriva addirittura al 40%. La situazione migliora, ma solo di poco, se si guarda all’energia elettrica: in questo caso è 1 italiano su 4 (25%) a non sapere se la propria fornitura sia nel mercato libero o nel regime di tutela. Guardando i dati su base territoriale, invece, emerge che sono soprattutto i residenti nelle regioni del Nord Est ad avere le idee meno chiare (31%).

Conviene passare al mercato libero?

Analizzando le migliori offerte a tariffa indicizzata presenti sul mercato libero, e tenendo in considerazione le stime sull’andamento del prezzo dell’energia dei prossimi mesi, emerge che il passaggio dal mercato tutelato a quello libero può far risparmiare fino al 10,5% sulla fornitura di luce e gas. Nello specifico, considerando la migliore offerta a tariffa indicizzata, il risparmio per chi passa dal regime di tutela al mercato libero è del 2% nel caso del gas, ma arriva fino al 21% per l’energia elettrica. Le stime sono realizzate tenendo in considerazione l’andamento dei prezzi per i prossimi 12 mesi secondo le previsioni fatte da Acquirente Unico.

Un risparmio fino al 10,5% rispetto al regime di tutela

“La fine del mercato tutelato è stata rinviata al 2024, ma il consiglio è di valutare fino da oggi il passaggio al mercato libero, che grazie al calo del prezzo dell’energia, offre ai consumatori prodotti a prezzo variabile che possono far risparmiare fino al 10,5% rispetto al regime di tutela – aggiunge Rasimelli -. Sapere se il fornitore da cui acquistiamo l’energia opera nel mercato libero o in quello tutelato è però il punto di partenza imprescindibile per fare ulteriori valutazioni”.

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