Le automobili connesse? Ridurranno le emissioni di Co2 e il traffico

Uno studio commissionato da Qualcomm Europe Inc. e condotto dall’Università di Kaiserslautern-Landau ha dimostrato il potenziale delle applicazioni per veicoli connessi nel ridurre le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti. Le applicazioni prese in considerazione includono quelle per l’ottimizzazione delle città, come i segnali stradali dinamici, gli incroci e l’instradamento. Queste opzioni mirano a ridurre le soste e la congestione, migliorando l’efficienza e i tempi di viaggio.

Basterebbe solo il 20% di veicoli connessi

Lo studio ha evidenziato che l’introduzione di appena il 20% di veicoli connessi sulle strade urbane dell’UE può far risparmiare fino al 18% delle emissioni di CO2. In alcuni Paesi dell’UE-27, come la Germania, il risparmio di emissioni può addirittura raggiungere il 24%. Questo potenziale rappresenta un progresso significativo verso gli obiettivi del Green Deal dell’UE, con cui la Commissione Europea mira a raggiungere una riduzione del 90% delle emissioni legate ai trasporti entro il 2050.
Lo studio ha utilizzato un nuovo approccio di simulazione, estrapolando i risultati di stime dettagliate del traffico su base cartografica in punti selezionati in tutte le città dei 27 Stati membri dell’UE. Si stima che le città dell’UE, con una popolazione che va da meno di 100.000 a più di 500.000 abitanti, possano raccogliere i benefici dei veicoli connessi e da questo mix di città trae conclusioni a livello europeo.

I vantaggi della connessione

I vantaggi dei veicoli connessi includono la riduzione delle emissioni e l’aumento dell’efficienza del traffico. Inoltre, si stima che i conducenti possano risparmiare fino a 15 ore di tempo di viaggio all’anno nelle ore di punta, con conseguenti livelli più elevati di produttività e comfort. Secondo Enrico Salvatori, Senior Vice President e Presidente di Qualcomm Europe/MEA, “i risultati di questo studio dimostrano come la tecnologia possa contribuire a ridurre le emissioni, rendendo il trasporto stradale più efficiente e sostenibile senza compromettere la sicurezza degli utenti della strada”.
Il professor Hans D. Schotten, RTPU, ha commentato: “Questo studio dimostra in modo impressionante il potenziale delle applicazioni di mobilità connessa per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti. Abbiamo appreso che già semplici combinazioni di applicazioni di mobilità connessa e tassi realistici di penetrazione dei veicoli connessi consentono di ottenere riduzioni significative delle emissioni, senza dover scendere a compromessi con il comfort del conducente”.

Un’opportunità per gli obiettivi del Green Deal 

In sintesi, il potenziale dei veicoli connessi nel ridurre le emissioni legate ai trasporti rappresenta un’opportunità significativa per l’UE di raggiungere gli obiettivi del Green Deal. L’introduzione di applicazioni per veicoli connessi potrebbe inoltre ridurre le emissioni di CO2 e migliorare l’efficienza del traffico.

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Agricoltura 4.0: superati 2 miliardi di euro nel 2022

Nel 2022 in Italia il mercato dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto 2,1 miliardi di euro, crescendo del +31% rispetto al 2021. Il 65% del valore del mercato è composto da macchinari connessi e sistemi di monitoraggio/controllo di mezzi/attrezzature. In crescita (+15%) anche i sistemi di monitoraggio da remoto di coltivazioni, terreni e infrastrutture. Tra i fabbisogni maggiormente soddisfatti dalle soluzioni di Agricoltura 4.0 spiccano quelli legati all’efficienza, con la riduzione dell’impiego dei principali input produttivi. E sono soprattutto tracciabilità alimentare, produzione, logistica e controllo della qualità le aree dove le aziende stanno maggiormente innovando. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia.

L’evoluzione del mercato

Nel 2022 il mercato dell’Agricoltura 4.0 è cresciuto sensibilmente, così come la superficie coltivata con soluzioni 4.0, passata dal 6% del 2021 all’8% nel 2022. Una quota, tuttavia, ancora limitata, che evidenzia un ampio margine di evoluzione per il mercato. Da considerare infatti che una fetta rilevante degli investimenti del 2022 è stata effettuata da aziende agricole che hanno già esperienza in questo ambito, e che stanno proseguendo il proprio percorso di innovazione, andando ad acquisire nuove soluzioni o servizi, che agiscono però di fatto sulla stessa superficie coltivata.
Vi è quindi ancora un significativo potenziale associato alle aziende agricole che a oggi non hanno ancora approcciato l’Agricoltura 4.0.

Il digitale nell’industria agroalimentare italiana

Nel 2022 l’82% delle aziende della trasformazione ha utilizzato o sperimentato almeno una soluzione digitale, e quasi la metà ne ha implementate quattro o più in contemporanea, registrando un aumento del 30% rispetto al 2020. Oltre ai software gestionali aziendali, tra le soluzioni più utilizzate si trovano quelle basate su tecnologia cloud computing (58%), QR Code (56%), quelle abilitate da tecnologia mobile (45%), ERP e MES (37%) e soluzioni di advanced automation come robot e cobot (34%).
Proprio queste ultime, insieme al cloud, registrano crescite significative rispetto al 2020, evidenziando la necessità di impiegare soluzioni digitali per archiviare grandi quantità di informazioni e disporre di grandi risorse di calcolo.

Il digitale per la tracciabilità alimentare

La tendenza all’innovazione è confermata anche guardando all’offerta tecnologica: in Italia, il 75% delle soluzioni digitali per la tracciabilità alimentare è abilitato da tecnologie innovative e il 17% di queste è proposto da startup, che in questo ambito offrono principalmente soluzioni basate su tecnologia Blockchain. I sistemi di tracciabilità alimentare consentono di valorizzare le caratteristiche del prodotto nei confronti del consumatore finale, soprattutto attraverso l’utilizzo di QR Code, e rendere più agevoli i rapporti e i processi di verifica e controllo con gli enti pubblici.

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Come migliorare l’esperienza lavorativa dei dipendenti?

Solo il 31% dei dipendenti considera la propria attuale esperienza lavorativa di ottima qualità. Di conseguenza, è essenziale che i datori di lavoro si attivino per coinvolgerli maggiormente instaurando con loro un rapporto di fiducia reciproca. È quanto emerge dall’International workforce and wellbeing mindset study condotto da Alight nel 2022.
“Per creare esperienze che soddisfino le mutate esigenze dei dipendenti le organizzazioni devono migliorare alcuni aspetti ormai diventati fondamentali, quali servizi, benefit e attenzione al benessere fisico e mentale – dichiara Silvia Maffucci, VP risorse umane Alight -, in modo che i lavoratori possano sentirsi realmente apprezzati e coinvolti”.

Offrire benefit iper-personalizzati

Alight suggerisce 5 consigli per valorizzare i talenti all’interno della propria organizzazione. Il primo è offrire soluzioni e benefit personalizzati. Con l’inclusione di talenti sempre più diversi e variegati tra loro, è necessario che i datori di lavoro si adoperino per essere in grado di offrire benefit atti a soddisfare le esigenze di un’ampia gamma di individui appartenenti a culture e modelli familiari diversi.  Un approccio unico potrebbe non funzionare per tutti, perciò un numero crescente di aziende sta abbracciando l’offerta di benefit iper-personalizzati, alimentati dall’AI e supportati da tecnologie e soluzioni di alto profilo.

Ascoltare, e prevenire il rischio di burn-out

Negli ultimi anni, grazie alla maggiore flessibilità lavorativa adottata da molte aziende, i dipendenti possono prendersi cura di sé e allo stesso tempo essere più produttivi. Ora è necessario dare ai propri dipendenti l’opportunità di usufruire di nuovi modelli come, ad esempio, la settimana lavorativa corta, o benefici, quali momenti da dedicare alla cura del proprio benessere fisico e mentale. Per limitare situazioni faticose dal punto di vista fisico ed emotivo, e costruire un ambiente di lavoro sereno, è fondamentale impegnarsi a sviluppare una cultura aziendale che supporti il benessere dei dipendenti. I manager devono essere formati per ridurre al minimo il rischio di burn-out adottando alcune strategie che mettano il dipendente nella condizione di dare il massimo senza sviluppare ansia da prestazione, ed evitando situazioni di disagio psicofisico.

Fornire strumenti accessibili e aiutare a crescere

L’adozione di strumenti digitali funzionali può rivelarsi un potente mezzo per trattenere e stimolare i propri talenti. In questo modo, viene data la possibilità alle risorse di accedere e gestire digitalmente tutte le attività in maniera veloce e sicura. Inoltre, la possibilità di affidare la pianificazione di alcuni incarichi alle tecnologie permetterebbe ai dipendenti di focalizzarsi sugli obiettivi da raggiungere.
Un’azienda non deve solo assicurarsi la capacità di attrarre e trattenere i talenti, ma deve anche essere in grado di incoraggiarli a maturare umanamente e professionalmente. Avvalersi degli adeguati strumenti di Talent Management può rivelarsi la scelta giusta per far sentire i propri dipendenti motivati e valorizzati. E un approccio ‘people first’ è un vantaggio che può fare la differenza.

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Le novità del DL Milleproroghe 2023

Con oltre 350 nuove scadenze il DL Milleproroghe 2023 si avvia a ricevere il voto di fiducia della Camera, pena la decadenza del provvedimento. Tra le novità in arrivo, lo stralcio mini-cartelle, prorogato al 31 marzo, termine ultimo per decidere se aderire o meno allo stralcio delle mini-cartelle 2000-2015 di importo fino a 1000 euro. Per il Cashback le norme estendono al 31 luglio 2023 la scadenza per comunicare Iban e dati finanziari corretti, o promuovere controversie, per i 43mila cittadini interessati dai rimborsi mediante PagoPa del premio per la partecipazione al concorso Cashback, introdotto dal governo Conte per contrastare l’evasione fiscale.

Dalla proroga balneari ai dehors

Approvata la proroga delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2024. In caso di impedimenti oggettivi all’espletamento delle gare le attuali concessioni resterebbero valide fino a tutto il 2025.
Via libera poi allo smart working fino al 30 giugno per lavoratori fragili e genitori con figli sotto i 14 anni del settore privato. Nel settore pubblico, invece, la possibilità del lavoro da casa vale solo per i ‘fragili’. Inoltre, estesa fino al 2025 la possibilità di ricorrere ai contratti di somministrazione anche oltre i 24 mesi previsti, ed estesa per tutto il 2023 anche la norma sui dehors liberi per bar e ristoranti.
Slitta invece al primo luglio 2024 l’attivazione della consulta dei tifosi nelle società sportive professionistiche.

Dai “mutui giovani” al bonus Imprese 4.0

Prorogata al 30 giugno 2023 la data entro la quale le giovani coppie con Isee fino a 40mila euro possono richiedere mutui agevolati per l’acquisto della prima casa, mentre il Fondo nuove competenze è prorogato fino al 31 dicembre 2023 per compensare il mancato guadagno delle imprese che optano per la formazione del personale. Prorogato inoltre a tutto il 2023 il fondo di solidarietà per il contributo ai proprietari di case occupate abusivamente, mentre viene prorogato al novembre 2023 il termine di consegna dei beni strumentali interessati dal bonus sugli investimenti in tech e digitale del piano Transizione 4.0.

Dalla ricetta elettronica ai Superbonus villette e diritti TV

Viene prorogato fino al 31 dicembre 2024 l’uso della ricetta elettronica nella sanità, e viene estesa fino a 72 anni, dai precedenti 70 anni, la possibilità di ritiro dal lavoro per medici di famiglia e pediatri convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Niente da fare invece per le norme più stringenti sulle plusvalenze fittizie delle società sportive e quelle per l’attribuzione a pensionati di incarichi apicali nella PA, che tuttavia potrebbe ricomparire nel nuovo DL sulla governance del PNRR.
Stop anche alla possibilità di proroga di ulteriori due anni delle concessioni dei diritti televisivi sportivi, e alla proroga del Superbonus 110% per le villette.

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Come si festeggia San Valentino in Italia?

Tra regali, cene romantiche, fiori e altri omaggi il 14 febbraio, festa di San Valentino, poco più di dieci milioni gli italiani per celebrarla hanno speso circa 71 euro a persona, un budget in netto recupero rispetto agli anni precedenti e superiore del +35% rispetto al 2019. A stimarlo è Confesercenti, sulla base di un sondaggio condotto da SWG. Complessivamente, a celebrare il San Valentino quest’anno è stato il 28% della popolazione maggiorenne, una quota in ascesa rispetto al 24% dello scorso anno. Ma c’è anche un ulteriore 14% che era indeciso se celebrare la festa degli innamorati, e che ha optato per una cena o un regalo last minute. Del 58% che non ha partecipato a San Valentino, il 43% lo ha fatto perché non è solito festeggiare la ricorrenza, mentre il 15% perché single.

Ditelo con una cena…

Il dato medio di 71 euro nasconde, però, una forte polarizzazione. Il 18% si è tenuto sotto i 30 euro di spesa, mentre il 34% ha voluto ‘investire’ tra i 30 e i 50 euro, il 22% è arrivato fino a 100 euro mentre il 18% ha scelto doni da 100 fino a oltre i 200 euro. Tra gli innamorati, la cena romantica è la celebrazione più gettonata, scelta dal 59%. Di questi, il 62% ha optato per una serata romantica al ristorante, mente il 38% ha preparato una cena speciale tra le mura di casa.

con un fiore…

Resta forte, però, anche la tradizione dell’omaggio floreale. A regalare fiori acquistati presso un negozio o un mercatino specializzato è stato il 23%. I fiori più richiesti, quest’anno, sono stati tulipani, gerbere, anemoni, ranuncoli e orchidee. Senza dimenticare la classica ‘rosa rossa’, che rimane la regina di San Valentino, anche se quest’anno, spiega il Presidente di Assofioristi Ignazio Ferrante, “soffre l’aumento di prezzo dovuto al caro energia”. 
Un nuovo problema, a cui si aggiunge la vecchia questione dell’abusivismo: il 6% di chi festeggia ha comprato fiori dove capita, finendo spesso ad acquistare, anche inconsapevolmente, da venditori abusivi. Per contrastarli, spiega Ferrante, “serve attenzione da parte dei consumatori, ma sarebbe necessario maggiore controllo da parte delle autorità, nel rispetto del lavoro delle imprese oneste”.

…o con un altro dono

Ma la festa di San Valentino non si esaurisce in cene e fiori. Sono stati molti gli italiani che hanno scelto, in alternativa o in aggiunta, altri tipi di doni. Il 26% si è orientato su un prodotto di profumeria, mentre il 22% ha tenuto viva la tradizione dei cioccolatini. Il 19% ha invece optato per un gioiello o un accessorio di gioielleria, mentre il 10% per un prodotto o un accessorio moda, il 5% ha regalato un servizio o un prodotto di cosmetica o benessere, e un ulteriore 17% un altro tipo di regalo. Un 6%, invece, ha scelto un viaggio insieme al partner.

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Lavoro: stipendi più alti, riconoscimenti e benessere i “desiderata” nel 2023

Cosa vogliono i lavoratori italiani nel 2023? Stipendio più alto, maggior equilibrio tra lavoro e vita privata, meno stress e più benessere in ufficio. Insomma, per la maggior parte dei lavoratori, nel 2023 crescita di stipendio, riconoscimento e benessere potranno fare davvero la differenza. Lo ha scoperto PageGroup, società di recruiting che opera in Italia con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, in un sondaggio condotto su oltre 1.000 professionisti italiani per verificare cosa sarà veramente importante a livello lavorativo nel 2023.
“I risultati della nostra indagine – precisa Tomaso Mainini, Senior Managing director Italia & Turchia di PageGroup – dimostrano che a livello generale c’è un sentimento di fiducia nel futuro professionale: il 67%, infatti, è pronto ad approcciare il nuovo anno con spirito positivo, il 24% con sentimenti contrastanti e solo il 10% con negatività”.

La flessibilità negli orari di lavoro rimane l’aspetto più importante

“Se passiamo ad analizzare i desideri di carriera per il 2023, i candidati non hanno dubbi – prosegue Tomaso Mainini -. Il 57% vorrebbe uno stipendio più alto, il 54% darebbe priorità a un migliore work-life balance, il 31% gradirebbe maggiore sicurezza, e infine, il 30% desidererebbe sentirsi più valorizzato e apprezzato”.
La flessibilità negli orari di lavoro rimane l’aspetto più importante (44%), ma anche maggiori opportunità di crescita professionale sono determinanti nella scelta di un’azienda (33%). Seguono, poi, progetti più sfidanti (30%), benefit aziendali e programmi wellbeing (28%), e trasparenza e comunicazioni chiare (27%).

Settimana lavorativa di quattro giorni? Dipende

A fronte di condizioni di lavoro migliori, il 39% dei professionisti intervistati sarebbe disposto a lavorare anche più ore alla settimana, mentre il 63% si dichiara favorevole alla settimana lavorativa di quattro giorni, a parità di stipendio. Alcuni (19%), però, sono perplessi di fronte alla possibilità di lavorare un giorno in meno, perché sarebbero necessari troppi cambiamenti a livello organizzativo. Più possibilista, invece, il 26% degli intervistati, per i quali lavorare solo quattro giorni sarebbe fattibile a patto che vengano migliorati alcuni processi aziendali.

Maggiori informazioni e supporto per chi cerca una nuova occupazione

“Avere un quadro chiaro del proprio futuro professionale e delle opportunità di carriera è molto importante, soprattutto per chi è alla ricerca di nuove occasioni – aggiunge all’Adnkronos Tomaso Mainini -. Il 35% di chi è stato coinvolto nell’indagine, infatti, vorrebbe maggiori informazioni sullo stipendio che potrebbe aspettarsi, mentre il 31% gradirebbe un supporto per individuare un ruolo adatto alle proprie caratteristiche, e il 24% per trovare un nuovo lavoro nel minor tempo possibile”.

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Mercato libero o tutelato? Gli italiani sono confusi 

Quando si parla di fornitura luce e gas molti italiani hanno ancora le idee confuse. Nonostante risparmiare sulle bollette sia una priorità per molte famiglie, secondo l’indagine di Facile.it, commissionata agli istituti mUp Research e Norstat, più di 15 milioni di italiani non sanno nemmeno se il proprio fornitore operi nel mercato libero o in quello tutelato.
“Cambiare fornitore di luce e gas è un’operazione molto semplice, ma va affrontata con attenzione – spiega Mario Rasimelli, Managing Director utilities di Facile.it -, conoscere le caratteristiche base della propria offerta, a partire dal mercato in cui opera la società da cui acquistiamo l’energia, è fondamentale per fare una scelta consapevole. Una valutazione errata può portare a un aumento delle bollette anziché a un risparmio”.

Il 34% non sa se in quale mercato opera il proprio fornitore di gas

Secondo i risultati dell’indagine, emerge che gli italiani hanno le idee più confuse in materia di fornitura di gas. In quest’ambito il 34% degli intervistati ha dichiarato di non sapere se il proprio fornitore opera nel mercato libero o in quello tutelato. A livello territoriale, a conoscere meno la propria offerta sono i residenti nelle regioni del Sud Italia, dove la percentuale arriva addirittura al 40%. La situazione migliora, ma solo di poco, se si guarda all’energia elettrica: in questo caso è 1 italiano su 4 (25%) a non sapere se la propria fornitura sia nel mercato libero o nel regime di tutela. Guardando i dati su base territoriale, invece, emerge che sono soprattutto i residenti nelle regioni del Nord Est ad avere le idee meno chiare (31%).

Conviene passare al mercato libero?

Analizzando le migliori offerte a tariffa indicizzata presenti sul mercato libero, e tenendo in considerazione le stime sull’andamento del prezzo dell’energia dei prossimi mesi, emerge che il passaggio dal mercato tutelato a quello libero può far risparmiare fino al 10,5% sulla fornitura di luce e gas. Nello specifico, considerando la migliore offerta a tariffa indicizzata, il risparmio per chi passa dal regime di tutela al mercato libero è del 2% nel caso del gas, ma arriva fino al 21% per l’energia elettrica. Le stime sono realizzate tenendo in considerazione l’andamento dei prezzi per i prossimi 12 mesi secondo le previsioni fatte da Acquirente Unico.

Un risparmio fino al 10,5% rispetto al regime di tutela

“La fine del mercato tutelato è stata rinviata al 2024, ma il consiglio è di valutare fino da oggi il passaggio al mercato libero, che grazie al calo del prezzo dell’energia, offre ai consumatori prodotti a prezzo variabile che possono far risparmiare fino al 10,5% rispetto al regime di tutela – aggiunge Rasimelli -. Sapere se il fornitore da cui acquistiamo l’energia opera nel mercato libero o in quello tutelato è però il punto di partenza imprescindibile per fare ulteriori valutazioni”.

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Grandi Dimissioni: 3 sviluppatori italiani su 4 vogliono cambiare lavoro

Un settore che non esula dal fenomeno delle Grandi Dimissioni è quello della tecnologia, e a confermarlo sono i professionisti di un ecosistema simbolo del mondo tecnologico: gli sviluppatori di software. Secondo la ricerca The State of Software Development in Italy, condotta da BitBoss, emerge come 3 developer su 4 sarebbero intenzionati a cambiare il proprio posto di lavoro se dovessero emergere nuove opportunità. Il 31,7% dei developer con un regolare contratto di lavoro sarebbe infatti alla ricerca attiva di un posto più in linea con le proprie aspettative, mentre il 42,7% si dice aperto a ogni opportunità che possa portare un miglioramento alla propria vita professionale.

GenZ: reinventarsi come freelance 

In particolare, il 60,9% degli sviluppatori dipendenti della GenerazioneZ dichiara di essere intenzionato a rivedere la propria attuale vita professionale, reinventandosi come freelance, imprenditore o semplicemente cambiando azienda. Solo il 6,5% non ha intenzione di spostarsi dall’attuale luogo di lavoro nel prossimo futuro.
“I dati che abbiamo raccolto non mostrano insoddisfazione da parte degli sviluppatori riguardo al proprio posto di lavoro – afferma Davide Leoncino, co-founder e responsabile marketing di BitBoss -. Al contrario, quasi 8 sviluppatori su 10 si dicono sostanzialmente soddisfatti della propria situazione professionale, tuttavia esiste una forte inclinazione a cercare sempre nuove opportunità”.

Flessibilità lavorativa e stipendi adeguati

Quali sono le condizioni che potrebbero spingere gli sviluppatori a dare una svolta alla propria carriera? Il 76,7% degli sviluppatori dipendenti sarebbe disposto a cambiare posto di lavoro se venisse offerto uno stipendio più alto, mentre per il 45% un avanzamento di carriera rappresenterebbe un fattore fondamentale nella scelta. Il 78,4% degli sviluppatori inoltre afferma di valutare molto più positivamente l’offerta di un nuovo lavoro nel caso in cui l’azienda offra la possibilità di lavorare da remoto, anche in forma ibrida. Assumerebbe un ruolo importante anche la qualità del team di lavoro. Per 4 sviluppatori su 10 lavorare con un team non adeguato basterebbe per cercare nuove opportunità lavorative.

Rimanere al passo con le nuove tecnologie

Quanto al mondo degli sviluppatori freelance, il 79,6% non è disposto a sacrificare la propria libertà in favore di un contratto di lavoro in azienda a tempo indeterminato. La flessibilità di luogo e orario di lavoro è un valore fondamentale per il 76,7% dei developer freelance, mentre la libertà di poter scegliere in autonomia i propri clienti e progetti è imprescindibile per 1 sviluppatore su 2. Inoltre, la capacità di rimanere al passo con le nuove tecnologie e innovazioni è un tema fondamentale per poter analizzare la predisposizione dei professionisti del codice a cambiare la propria vita professionale. Tanto che il 95,9% degli sviluppatori ritiene di avere tutte le competenze necessarie per riadattarsi e riuscire a trovare una nuova occupazione in breve tempo, anche mettendo in conto un periodo di formazione o aggiornamento.

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I trend della Mobilità condivisa nel 2023

Raggiungimento degli obiettivi climatici, inversione di tendenza del traffico e città senza auto sono solo alcuni esempi delle sfide che richiedono soluzioni di mobilità innovative. Ma quali sono i trend che muoveranno l’industria della mobilità nel 2023? E in che modo la tecnologia contribuirà a nuove soluzioni per il trasporto? Gli esperti di mobilità condivisa di Invers hanno individuato cinque tendenze. Le cifre del car sharing nel 2022 mostrano una crescita costante del mercato: “Ci aspettiamo che il mercato del car sharing cresca di almeno il 20%”, afferma Bharath Devanathan, Chief Business Officer di Invers.

Ma i piani di espansione sono evidenti anche nei recenti sviluppi del mercato, come l’acquisizione di WeShare da parte di Miles e di ShareNow da parte di Stellantis/Free2Move.

Attenzione rivolta alla redditività

Allo stesso tempo, aumenterà la pressione sugli operatori affinché diventino redditizi. Nel mercato della micromobilità condivisa si prevede che gli operatori si ritirino ulteriormente dalle città meno redditizie per concentrarsi sui mercati più redditizi. Per aumentare la redditività, alcuni operatori di car sharing stanno esternalizzando compiti operativi su larga scala a fornitori di servizi specializzati, altri si stanno concentrando sull’aumento dell’utilizzo dei veicoli, offrendo un veicolo su piattaforme MaaS o in modelli di business complementari (carsharing aziendale durante la settimana e carsharing peer-to-peer nel fine settimana). Nuovi concetti di condivisione della flotta e API unificate supporteranno questo approccio.

Periodi di noleggio più lunghi e ancora più sostenibili

Continua la tendenza, sebbene ancora giovane, ad abbonarsi all’auto. I fornitori tradizionali di car sharing stanno andando oltre il noleggio a breve termine e si rivolgono al mercato a lungo termine. Inoltre, si rivolgono a nuovi segmenti di clientela e contrastano i rischi monitorando i dati di utilizzo dei veicoli e interrompendo l’accesso se necessario. Se il car sharing è già più sostenibile dell’utilizzo di veicoli privati, i servizi di car sharing di numerosi operatori saranno sempre più elettrici. Nella città di Amburgo, ad esempio, le società di car sharing Miles, ShareNow, Sixt e WeShare hanno concordato di aumentare la percentuale di veicoli elettrici delle flotte ad almeno l’80% entro il 2023/24.

Le città e l’edilizia riconoscono il potenziale del car sharing

L’idea della mobilità condivisa sta acquisendo importanza anche nell’edilizia residenziale, con numerosi costruttori che stanno integrando soluzioni di mobilità condivisa nelle offerte. Il vantaggio? Invece di un certo numero di posti auto per unità residenziale, possono fornire spazio solo per un numero minore di veicoli in condivisione.

Questa tendenza è particolarmente evidente nei Paesi Bassi, in Germania e in Italia. Inoltre, singole città e comuni stanno promuovendo i concetti di condivisione attraverso politiche più favorevoli al car sharing, soprattutto per quanto riguarda le tariffe dei parcheggi. In molti casi si collegano tali politiche alla promozione della mobilità elettrica. Colonia, Amburgo e Monaco offrono già parcheggi gratuiti per i veicoli elettrici, accelerando la tendenza verso flotte di veicoli elettrici puri.

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Le aziende europee devono ancora attrezzarsi per il lavoro ibrido “sicuro”

La maggior parte delle aziende europee non è ancora pronta per affrontare la sfida legata alla sicurezza informatica negli ambienti di lavoro ibrido e da remoto. E la difficoltà a implementare misure preventive di protezione dei dati in questi ambienti riguarda anche le aziende italiane.
Secondo una ricerca condotta da Canon le principali fonti di preoccupazione si riferiscono alla difficoltà nella gestione degli aggiornamenti da remoto, del comportamento dei dipendenti e dei dati off-site. Difficoltà riconducibili prevalentemente al non disporre di soluzioni e strumenti adatti a garantire livelli di protezione adeguati alle minacce informatiche. Tra i primi ostacoli riscontrati, la scarsa cultura sulla prevenzione.

La difficoltà nel fornire ai lavoratori patch e aggiornamenti IT 

L’82% degli ITDM italiani (79% a livello europeo) incontra continuamente difficoltà nel fornire ai lavoratori da remoto le patch e gli aggiornamenti IT necessari a garantire sicurezza, mentre il 76% (77% in Europa) ritiene che i dipendenti, quando si trovano fuori sede, non rispettino le policy di sicurezza. La protezione dei documenti sensibili stampati e gestiti dai dipendenti a casa è un altro punto dolente: il 77% degli ITDM italiani (75% Europa) ha difficoltà a configurare in modo adeguato stampanti e scanner remoti, mentre il 77% (73% Europa) è preoccupato poiché i dipendenti non gestiscono con la dovuta sicurezza i dati stampati da tali dispositivi.

I problemi di conformità con il GDPR

A fronte di queste criticità nella sicurezza, l’82% delle aziende italiane (70% a livello europeo) fatica a tenere il passo con il regolamento GDPR, e il 51% (46% a livello europeo) ha riscontrato problemi di conformità e di audit sulla sicurezza informatica.
Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che solo il 18% delle aziende italiane (in linea con il dato europeo) attualmente è in grado di tracciare l’intero ciclo di vita di un documento, dall’accesso alla condivisione fino alla cancellazione, passando per la stampa e l’archiviazione. I dati sono pertanto esposti al rischio di intrusioni e attacchi.

Le funzionalità di sicurezza integrate in scanner e stampanti

A fronte di tali problematiche emerge l’attenzione nei confronti delle funzionalità di sicurezza integrate in scanner e stampanti come priorità per le aziende. Il 91% degli ITDM italiani (82% a livello europeo) concorda nel dire che ciò potrebbe rappresentare un elemento di attenzione per i futuri acquisti. Per proteggersi da ulteriori minacce e soddisfare le aspettative di conformità al GDPR, il 93% (82% a livello europeo) ritiene interessanti i prodotti dotati di funzioni di sicurezza, mentre l’89% (83% a livello europeo) è interessato a soluzioni che aggiungano valore all’investimento. Come ad esempio, riporta Adnkronos, quelle che forniscono controlli dello stato di efficienza della sicurezza, o i servizi di cancellazione dei dati.

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