Si accendono i termosifoni ed è subito stangata: 7 consigli per risparmiare

A partire dal 15 ottobre scatta il primo semaforo verde all’accensione dei termosifoni nella Zona E, che copre gran parte del Nord e Centro Italia.
Con le attuali tariffe del mercato libero quest’anno gli italiani per riscaldare casa spenderanno in media 1.144 euro.
Per evitare che nelle case anche le bollette del gas siano ‘bollenti’, Facile.it ha condiviso sette consigli per risparmiare.

Prima di tutto occhio ai gradi, non serve ricreare in casa una temperatura sahariana. È nociva per la salute ed è uno spreco (di gas e di soldi).
Abbassando di un solo grado il riscaldamento si risparmiano circa 100 euro, e riducendo l’accensione di 60 minuti al giorno si abbattono i costi di circa 36 euro in un anno.

Alcuni accorgimenti ai fornelli e in bagno

Sebbene la maggior parte dei consumi di metano sia legata al riscaldamento, meglio fare attenzione anche ai fornelli. Cuocere in una pentola a pressione al posto di quella tradizionale riduce il consumo di gas, e il semplice gesto di abbassare l’intensità del fuoco dopo che l’acqua è arrivata a ebollizione consente di risparmiare fino al 25% del gas normalmente usato.

Anche in bagno bastano pochi gesti per risparmiare. Il primo naturalmente è evitare di fare scorrere a vuoto l’acqua calda. E se ormai tutti sanno che un bagno caldo consuma molto più di una doccia, ridurre la durata della doccia da 7 a 5 minuti fa risparmiare quasi 30 centesimi di euro ogni volta.

Bonus casa: ultima chiamata?

Il risparmio sui consumi energetici può essere notevole se si ha la possibilità di fare interventi strutturali sull’abitazione. Una buona controsoffittatura, ad esempio, può far risparmiare fino al 20% di energia. Si tratta di lavori importanti, ma per il 2024 possono essere, almeno in parte, ammortizzati dai Bonus casa.

Quanto alle valvole termostatiche, consentono di controllare la temperatura di ciascun termosifone e sono molto utili per chi vuole regolare la temperatura di ogni calorifero sulla base delle esigenze nelle diverse stanze.
Se si usa la camera da letto solo per dormire non serve che i radiatori vadano a pieno regime tutto il giorno.

Dalla caldaia al buon senso

Il controllo periodico dei fumi è obbligatorio, ma il suggerimento è fare una revisione almeno una volta l’anno. Un apparecchio non efficiente non solo è potenzialmente pericoloso, ma rischia di fare pagare più del dovuto. Anche limitare i ricambi di aria nelle ore di accensione del riscaldamento, non ostacolare i radiatori mentre sono in funzione, abbassare le persiane di notte per ridurre la dispersione di calore, sono accorgimenti che permettono di far risparmiare qualche euro.

Non meno importante, però, è valutare le tariffe offerte dal proprio fornitore di gas.
Secondo Facile.it, la spesa per la bolletta del gas può variare fino al 20% tra le migliori e le peggiori offerte sul mercato. Scegliere un fornitore non conveniente significa spendere anche 200 euro in più.

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Perché le coppie italiane vanno in terapia? Per migliorare il rapporto, tradimenti e ingerenze familiari

La terapia di coppia, soprattutto quando le difficoltà diventano persistenti e difficili da gestire autonomamente, rappresenta una risorsa essenziale per affrontare i problemi che possono sorgere all’interno di una relazione, come infedeltà, stress legato alla nascita di un figlio, perdita del lavoro o problemi di salute.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Unobravo, a livello nazionale la principale motivazione che porta le coppie italiane a ricercare aiuto è la volontà di migliorare il rapporto (55,4%), dimostrando come molti considerino la terapia non solo una soluzione ai conflitti, ma anche uno strumento di prevenzione e rafforzamento del legame.
Seguono il bisogno di affrontare un tradimento (10,2%), le interferenze delle famiglie d’origine (9,4%), la gestione dei figli (7,1%), e il desiderio di separarsi/divorziare (6,6%). 

La maggior parte di richieste arriva dalle donne, 66,5%

Tra chi affronta criticità all’interno del rapporto di coppia (32,5%) e chi vive un malessere legato alla fine di una relazione (13,6%), ma chi affronta conflitti intergenerazionali, incomprensioni o tensioni dovute alla gestione della quotidianità (23,3%), l’analisi dell’Osservatorio Unobravo rivela una disparità di genere nelle richieste di sostegno terapeutico per problemi connessi alle relazioni interpersonali.

La maggior parte arriva infatti dall’universo femminile (66,5%), in particolare, le donne di età compresa tra 30 e 44 anni (46,1%), seguite dalle under30 (45,4%).

La principale preoccupazione delle coppie fra 30-44 anni è la separazione

Mentre entrambi i generi condividono come principale priorità il miglioramento del rapporto, gli uomini riportano con maggiore frequenza il bisogno di trovare strumenti per affrontare il tradimento (11,9%), mentre per la controparte femminile la questione è meno urgente (8,8%).

Le donne, al contrario, manifestano la necessità più marcata di reperire mezzi per limitare le ingerenze familiari (9,9%).
Tra le coppie di 30 e 44 anni, il tema della separazione/divorzio emerge come la principale preoccupazione (78,4%), mentre per quelle sotto 30 anni l’influenza delle famiglie d’origine rappresenta il problema predominante (22,4%).
Per le coppie over45, l’attenzione si sposta invece verso la gestione dei figli (23,17%).

Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna le regioni con più domanda

Nelle cinque regioni con il maggior numero di domande per l’avvio di un percorso di terapia di coppia (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte), la motivazione principale rispecchia la tendenza nazionale, con percentuali di richieste per un supporto nel miglioramento del rapporto sempre superiori al 54%.

Tuttavia, analizzando le altre necessità, emergono alcune peculiarità regionali.
In Piemonte, la gestione del tradimento rappresenta una delle preoccupazioni più significative, così come in Veneto. Allo stesso tempo, l’Emilia-Romagna si distingue per avere la percentuale più alta di richieste legate a separazione o divorzio, mentre la più bassa si registra in Veneto. Nel Lazio, invece, si registra la percentuale più alta di coloro che chiedono sostegno per la gestione di una malattia.

Perchè le PMI sostenibili “piacciono” alle banche?

Negli ultimi anni, le banche hanno dimostrato un crescente interesse nel finanziare le piccole e medie imprese (PMI) che adottano pratiche sostenibili. Questo è in parte dovuto all’integrazione da parte dell’Unione Europea dei criteri Environmental, Social e Governance (ESG) nella valutazione del rischio di credito.

Le PMI che rispettano elevati standard ESG risultano meno rischiose per gli istituti di credito: secondo lo studio di CRIF, le imprese con un’adeguatezza ESG elevata hanno un tasso di default inferiore del 34% rispetto alla media. Al contrario, le aziende con scarsi punteggi ESG mostrano una rischiosità maggiore, con un aumento dell’11% nel tasso di default.

Differenze tra PMI e grandi aziende nell’adeguatezza ESG

Le grandi aziende italiane hanno fatto significativi progressi nel percorso verso la sostenibilità, mentre le PMI rimangono indietro. Secondo l’ESG Outlook di CRIF, nel 2023 il 40% delle PMI italiane aveva ancora punteggi ESG bassi o molto bassi. Al contrario, le grandi imprese hanno migliorato significativamente la loro adeguatezza agli standard ESG, con un incremento di 22 punti percentuali tra quelle con score elevati.

Questo divario può essere attribuito alla maggiore capacità delle grandi aziende di strutturare governance complesse e adottare strategie di sostenibilità più sistematiche. Tuttavia, una crescente consapevolezza e l’introduzione di normative stringenti stanno spingendo anche le PMI ad adottare pratiche sostenibili.

Sostenibilità e accesso al credito: un legame sempre più forte

Le imprese che adottano standard ESG elevati non solo riducono il loro rischio di credito, ma ottengono anche migliori condizioni per l’accesso ai finanziamenti. Nel secondo semestre del 2023, le PMI con adeguatezza ESG alta hanno ottenuto finanziamenti con un tasso superiore dell’11% rispetto alla media.

Al contrario, le aziende con uno score ESG molto basso hanno visto una riduzione del 6% nel tasso di erogazione del credito. Questo conferma che l’integrazione dei fattori ESG è diventata un criterio rilevante per le banche nella concessione dei finanziamenti.

Distribuzione geografica e settoriale della sostenibilità ambientale

L’adeguatezza ambientale (score E) delle PMI italiane varia significativamente per regione e settore. Lombardia, Piemonte e Trentino-Alto Adige guidano la classifica delle regioni con i punteggi più alti di sostenibilità ambientale, mentre settori come Immobiliare, Leisure e Consulenza si distinguono per migliori performance ESG.

Al contrario, regioni come Sicilia e Calabria, insieme ai settori dell’Oil & Gas e Farmaceutico, mostrano punteggi ambientali più bassi. Queste differenze evidenziano la sfida che alcune aree e industrie affrontano nel rendere le proprie attività più sostenibili senza compromettere la loro operatività.

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Vino: mercato interno fiacco, -3%. E all’estero?

Nei primi sei mesi dell’anno le vendite di vino nel canale retail sono calate a volume di quasi il 3% rispetto al 2023, a fronte di una crescita di poco meno dell’1% a valore. Nel complesso, emerge una riduzione nelle quantità vendute in tutti i format distributivi, ma non alle diverse categorie. Ad esempio, per i vini fermi e frizzanti il calo nei volumi risulta maggiore nell’e-commerce mentre è meno accentuato nel discount. Al contrario, per gli spumanti la variazione è positiva in tutti i comparti tranne il Cash&Carry.

Secondo l’ultimo Report Wine Monitor realizzato da Nomisma con NIQ-NielsenIQ, dopo una crescita dei consumi nel canale Horeca (+7%) nel primo trimestre 2024, nel secondo la variazione scende al +4,5%. Sui mercati esteri, invece, si scorge qualche segnale di ripresa.

Bene le vendite soprattutto verso USA, UK, Canada

Se è vero che al giro di boa del primo semestre 2024 le importazioni cumulate di vino nei principali 12 mercati globalisi mantengono ancora in territorio negativo (-4%), il Report segnala un miglioramento rispetto al cumulato del primo trimestre, quando il calo risultava pari al -9%.

Peraltro, le importazioni di vino dall’Italia registrano performance migliori rispetto al trend generale.
In particolare, rispetto allo stesso semestre del 2023 gli acquisti di vini italiani a valore risultano positivi negli Stati Uniti (+5,7%), nel Regno Unito (+4,7%), in Canada (+1,3%) e in Brasile, mentre soffrono in Germania (-9%) e nei paesi asiatici (Giappone, Cina e Corea del Sud).

Cresce l’export di Prosecco e rossi DOP toscani

In merito alle singole categorie, per i vini fermi e frizzanti italiani si evidenzia un ‘miglioramento’ rispetto al primo trimestre di quest’anno.
E se il calo degli acquisti nei top mercati mondiali si riduce di intensità, arrivando a un -2% a valore, con performance in controtendenza (e quindi positive) negli Stati Uniti, UK, Canada e Brasile, rispetto al primo semestre 2023, le importazioni di spumanti italiani mostrano un +4,5% a valore, con performance in crescita negli Stati Uniti, UK, Francia, Canada, Australia e Brasile.

Al contrario, continuano le riduzioni degli acquisti di spumanti italiani in Germania, Svizzera e Giappone.
Tra i nostri principali vini a denominazione, continua la crescita dell’export di Prosecco (+12% a valore) e recuperano i rossi Dop della Toscana (+6%) dopo il calo dell’anno scorso, mentre soffrono ancora quelli piemontesi (-2%).

Uno sguardo ai competitor

Il grande malato, in questo momento storico, sembra essere il vino francese, che più di altri soffre gli effetti di questa congiuntura economica negativa a livello mondiale: -10% il valore dell’export dalla Francia nel primo semestre 2024, con una flessione che tocca -17% nel caso dello Champagne e -16% per i rossi di Bordeaux, ma non risparmia neppure quelli della Borgogna (-7%).

In negativo anche l’export della Nuova Zelanda (-3%), mentre viaggiano in territorio positivo Spagna, Cile e Stati Uniti. In forte crescita l’Australia (+28%), in recupero dopo il crollo nell’export di vino dell’anno scorso.

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Estate 2024, quanto è costata agli italiani?

L’estate 2024 si è rivelata particolarmente “calda” per i consumatori italiani, non solo per le alte temperature, ma anche per l’aumento dei costi che grava su diverse voci di spesa familiari. Dall’assicurazione auto e moto, alle vacanze e ai mutui, fino ai costi per i trasporti e il tempo libero, le famiglie si trovano ad affrontare sfide economiche non indifferenti.

RC Auto e Moto: aumenti generalizzati

Secondo l’Osservatorio di Facile.it, il premio medio RC auto in Italia ha raggiunto i 629,88 euro a luglio 2024, registrando un aumento del 10,04% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, su base semestrale, l’incremento è stato contenuto al 2,75%, con alcune province italiane che hanno addirittura visto una riduzione delle tariffe, come Mantova (-2,12%) e Lodi (-5,43%).
Anche in Campania, nonostante i prezzi rimangano elevati (con Napoli che registra un costo medio di 1.116,79 euro), si osserva un rallentamento nell’aumento delle tariffe.

Anche le assicurazioni moto hanno seguito un andamento simile. A luglio 2024, il costo medio della polizza è stato di 543,33 euro, con un incremento del 14,14% su base annua e un aumento semestrale più contenuto del 2,02%.

Vacanze più care e a rate 

Le vacanze estive rappresentano un altro fronte di spesa importante. Nel 2024, si stima che 6,5 milioni di italiani non siano andati in vacanza, con 3,7 milioni che dichiarano di non poterlo fare per ragioni economiche. Inoltre, cresce il fenomeno del prestito per le vacanze, soprattutto tra i giovani sotto i 30 anni, con un totale di 250 milioni di euro di finanziamenti erogati per questo scopo nel primo semestre del 2024.

I costi delle vacanze, infatti, sono aumentati. Una settimana al mare può costare fino al 10% in più rispetto all’anno precedente, mentre una vacanza in montagna vede un incremento medio del 4%. Anche i prezzi di hotel, ristoranti e trasporti hanno subito rincari, rendendo la spesa complessiva per una famiglia di quattro persone più onerosa rispetto al 2023.

Mutui casa: adesso conviene  

Sul fronte dei mutui per la casa, la situazione sembra migliorare. I tagli della BCE e i movimenti degli indici Euribor ed Eurirs hanno portato a offerte più vantaggiose per chi cerca di acquistare un’abitazione o surrogare un finanziamento esistente. I tassi fissi, in particolare, offrono opportunità interessanti, con TAN a partire dal 2,81%.

Conclusioni

L’estate 2024 presenta diverse sfide economiche per i consumatori italiani, con aumenti in molteplici settori che richiedono una gestione oculata delle spese. Tuttavia, ci sono anche opportunità, come nel caso dei mutui casa, che meritano di essere considerate attentamente per sfruttare al meglio le condizioni del mercato.

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Prestiti: richieste in leggera flessione nei primi sei mesi 2024

Nei primi 6 mesi del 2024 le richieste di prestiti da parte delle famiglie subiscono una leggera contrazione, segnando un -1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2023. Tuttavia, il mese di giugno evidenzia un cambio di tendenza (+3,5%).

Dinamica opposta, invece, per l’importo medio, che si attesta a 9.300 euro, con una crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Quanto alle diverse forme tecniche di questi primi sei mesi dell’anno, i prestiti personali subiscono una spinta del +7,9%. Lo stesso vale per l’importo medio, che mostra un aumento dell’1,1%, toccando un valore di 12.007 euro.
Dinamica inversa per i prestiti finalizzati, che segnano un -9,6%, ma con un importo medio in recupero rispetto agli ultimi due anni (+13,9%), e un valore complessivo di 6.748 euro. È quanto emerge dall’ultima analisi del Barometro CRIF su fonte EURISC.

“Si prospetta un quadro economico più stabile”

“Con una politica monetaria europea che torna a essere espansiva si prospetta un quadro economico più stabile, che avrà effetti positivi sul mercato del credito, dopo anni di profonda incertezza e cautela da parte delle famiglie -spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. La congiuntura di stabilità ritrovata avrà anzitutto un effetto alone che spingerà a programmare nuovi progetti di spesa e di conseguenza a richiedere nuovi finanziamenti personali e finalizzati”.

Distribuzione per fascia di importo

L’analisi della distribuzione delle richieste per fascia di importo del finanziamento conferma che nei primi sei medi del 2024 le preferenze degli italiani si sono concentrate nella classe inferiore a 5.000 euro, che arriva a spiegare i 48,8% del totale.
Approfondendo l’analisi per tipologia di finanziamento si mantiene lo stesso andamento: il 65,2% delle richieste di prestiti finalizzati presenta importi al di sotto di 5.000 euro. La stessa classe d’importo risulta la preferita anche per i prestiti personali, con il 31,3% del totale.

Durata del finanziamento ed età dei richiedenti

Per quanto riguarda la distribuzione per durata dei finanziamenti emerge come le famiglie adottino principalmente piani di rimborso superiori a 5 anni, con una quota che sfiora il 30% del totale.
Se guardiamo alle diverse forme tecniche, i prestiti finalizzati concentrano circa la metà delle richieste (47,5%) tra 18 mesi e 36 mesi, mentre i prestiti personali si sono indirizzati sempre più verso piani di rimborso superiori a 5 anni (50,5%).

Inoltre, osservando la distribuzione delle istruttorie di credito in relazione all’età del richiedente, il Barometro CRIF evidenzia come nel primo semestre 2024 è la fascia compresa tra 45 e 54 anni a risultare maggioritaria, con una quota pari al 23,4% del totale, seguita da quella tra 35 e 44 anni (20,4%).

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Farmacie sempre più digital: come si stanno trasformando?

La farmacia è spesso il primo punto di contatto tra i cittadini e i servizi sanitari. Infatti molti italiani si recano in farmacia prima ancora di consultare il proprio medico di base. Ma quali sono le necessità dei cittadini in questo contesto e come ha influito la digitalizzazione? Doctolib.it, app che supporta la gestione della propria salute, ha condotto un’indagine su oltre 2.000 italiani maggiorenni, esplorando il loro rapporto con le farmacie e i farmacisti.

Questione di fiducia

Oltre l’86% degli italiani ha una farmacia di fiducia. La scelta della farmacia si basa principalmente sulla vicinanza (47%) e sulla disponibilità dei farmaci (26%), ma anche la percezione di sicurezza e affidabilità gioca un ruolo importante (19%). Gli orari di apertura sono un fattore rilevante solo per il 4% degli intervistati, così come gli sconti e le promozioni (3%). Inoltre, quando viene chiesto quale servizio aggiuntivo li spingerebbe a cambiare farmacia, il 34% risponde che non cambierebbe in nessun caso.

Tuttavia, altri intervistati considerano attraenti alcuni servizi, come la possibilità di condividere anticipatamente una ricetta e verificare la disponibilità dei farmaci (32%), la consegna a domicilio (21%) e la prenotazione online di servizi o visite (21%).

Il gradimento dei servizi accessori 

Durante la pandemia di Covid-19, le farmacie hanno ampliato significativamente la gamma di servizi offerti. Oggi, è possibile effettuare vaccinazioni antinfluenzali, alcuni test diagnostici tramite prelievo di sangue capillare e prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale direttamente in farmacia. Più di 4 italiani su 10 hanno già usufruito di queste nuove opportunità, prenotando il servizio in anticipo (25%) o recandosi direttamente in farmacia (15%).

Il plus del digitale nella salute

Gli italiani sono sempre più interessati a sfruttare i vantaggi del digitale nella gestione della propria salute, inclusi i servizi offerti dalle farmacie. Un aspetto chiave è la condivisione digitale della ricetta medica. Oltre il 60% degli intervistati desidera poter condividere la ricetta con la farmacia prima di recarsi fisicamente in negozio e il 22% già utilizza questa opzione.

I vantaggi della trasformazione

“La farmacia è diventata negli ultimi anni un punto di riferimento sempre più importante e necessario per i nostri connazionali” afferma Nicola Brandolese, CEO di Doctolib Italia. “Grazie alla digitalizzazione, le farmacie hanno ampliato notevolmente l’offerta dei propri servizi e stanno vivendo una fase di grande trasformazione. Uno dei nostri principali obiettivi, come applicazione per la gestione della salute, è favorire questo processo di rinnovamento e offrire nuove opportunità ai cittadini attraverso il canale delle farmacie”.

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Sì viaggiare, ma non solo ad agosto

La voglia di viaggiare degli italiani non si arresta. Invece, si “spalma” sui mesi estivi e non si concentra solo su agosto. Lo rivela la nuova ricerca del Future4Tourism, il monitoraggio di Ipsos sulle propensioni di vacanza degli italiani attivo dal 2017. Il report segnala che il 76% dei connazionali dichiara che si prenderà un momento di vacanza nell’estate 2024, che sia solo un week-end, una vacanza più lunga o un mix delle diverse possibilità.

Luglio e agosto ormai si equivalgono

Nel 2024, la vacanza estiva principale avrà luogo per il 27% degli italiani a luglio, per il 28% ad agosto e per il rimanente 19% a settembre. I mesi di luglio e agosto sono ormai paritetici nelle scelte dei vacanzieri. Settembre vede i viaggiatori concentrati nelle prime due settimane del mese, scelta non necessariamente legata alla presenza di minorenni in famiglia e dunque al calendario scolastico.

La Gen Z continua a preferire le vacanze ad agosto. Millennials e Gen X si distribuiscono più equamente nei diversi mesi dell’estate, mentre i Boomers sono più orientati al mese di settembre.

L’Italia si conferma la meta più amata

Le destinazioni per il periodo estivo si confermano allineate all’estate 2023 con l’Italia in primissima posizione con il 66% delle preferenze, l’Europa al 19% e l’Extra Europa all’8%. Completano il quadro i viaggiatori che hanno scelto la crociera (2%) e la quota residuale del 5%, a fine giugno, non ha ancora scelto la destinazione.

L’analisi in trend consente di affermare che, dalla fine della pandemia, la meta Italia pur rimanendo saldamente al comando delle preferenze affievolisce il suo primato. Dapprima, sono state le mete Europee a recuperare viaggiatori di periodo in periodo. Oggi si inizia a intravedere anche un lieve recupero del lungo raggio. Anche il momento della vacanza influisce sulla scelta della destinazione: Italia preferita nel mese di luglio, lungo raggio nel mese di settembre.

Aumentano le prenotazioni anticipate

L’estate 2024 fa rilevare anche una prenotazione anticipata, tendenza che cresce di anno in anno. Il 38% dei viaggiatori aveva già prenotato la vacanza estiva entro i mesi di marzo/aprile.

Evitare agosto: una scelta sempre più condivisa

Oltre metà dei viaggiatori (55%) che non ha scelto agosto per l’estate 2024, in passato era solito fare vacanze durante questo mese. Non è sicuramente un fenomeno nuovo quello di evitare il mese di agosto; già una parte dei vacanzieri aveva fatto questa scelta negli anni passati. Tuttavia l’agosto 2024 vedrà un 7% di vacanzieri che, a differenza del 2023, ha preferito orientarsi su luglio e in parte su settembre. Non di per sé una brutta notizia visto che questo non genera una diminuzione dei viaggiatori sull’intero periodo, ma piuttosto una loro ridistribuzione.

La scelta di evitare agosto è legata a un tema di risparmio economico, tuttavia sarebbe miope attribuire unicamente al fattore soldi la decisione. L’affollamento delle località è parimenti rilevante. Quando i viaggiatori ritengono eccessiva la presenza di turisti, non solo sono propensi a cambiare il periodo di vacanza, ma anche a scegliere mete alternative pur di trovare una dimensione di viaggio più in linea con i propri desiderata.

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A maggio il 52,5% della domanda di energia è coperta da fonti rinnovabili 

Numeri record per le energie rinnovabili e un aumento del fabbisogno di elettricità a maggio, come riportano i dati di Terna riferiti a maggio 2024. Secondo il report di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale guidata da Giuseppina Di Foggia, nel mese di maggio 2024 il fabbisogno di energia elettrica è stato pari a 24,7 miliardi di kWh, con una crescita dell’1,9% rispetto a maggio 2023.

Tale variazione positiva recupera parzialmente il calo del maggio precedente (-7,4%). Questa crescita è stata ottenuta con un numero uguale di giorni lavorativi (22) e una temperatura media mensile sostanzialmente in linea con quella di maggio 2023.

Andamento della domanda di energia elettrica

Il dato della domanda elettrica, destagionalizzato e corretto per effetti di calendario e temperatura, non varia rispetto a maggio 2023, confermando una crescita lenta. Questo è dovuto a una lieve ripresa dell’industria (+1,4%) e a una crescita più vivace dei servizi. A livello territoriale, la variazione di maggio è stata del +1,8% al Nord e al Centro e del +2,3% al Sud e nelle Isole. Nei primi cinque mesi dell’anno, il fabbisogno nazionale è cresciuto dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2023 (+0,2% il valore rettificato).

Consumi industriali ed energia elettrica

L’indice IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) elaborato da Terna, che esamina i consumi delle imprese energivore, ha registrato una crescita dell’1,4% rispetto a maggio 2023. La variazione, destagionalizzata e corretta per l’effetto calendario, non cambia.

Settori positivi includono la cartaria, siderurgia, mezzi di trasporto e alimentari. In flessione i settori della meccanica, ceramiche e vetrarie, metalli non ferrosi, cemento calce e gesso, e chimica. La variazione della richiesta elettrica destagionalizzata è leggermente positiva (+0,8%), con un aumento congiunturale dell’indice IMCEI (+1,2%).

Le necessità del comparto dei servizi

L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati di consumo forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione, ha registrato a marzo 2024 una variazione positiva del 4,8% rispetto a marzo 2023. Tra i settori con variazioni positive ci sono le attività professionali, scientifiche e tecniche, trasporto e magazzinaggio, informazione e comunicazione. Settori in calo includono finanza, assicurazione e istruzione.

L’exploit delle rinnovabili

A maggio, la domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’84,7% dalla produzione nazionale e per il 15,3% dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. Il saldo estero mensile è stato pari a 3,8 TWh, con un aumento dell’import netto del 5,6% da gennaio a maggio 2024. La produzione nazionale netta è stata di 21,2 miliardi di kWh. Le fonti rinnovabili hanno coperto il 52,5% della domanda elettrica (rispetto al 42,3% di maggio 2023), segnando il valore mensile più alto di sempre. In aumento le fonti idrica (+34,7%), fotovoltaica (+36,3%) ed eolica (+10,5%).

La produzione fotovoltaica è cresciuta di 1.062 GWh grazie all’aumento di capacità (+669 GWh) e a un maggior irraggiamento (+393 GWh). In calo le fonti geotermica (-4,3%) e termica (-14,6%), conseguenza della crescita delle rinnovabili. La produzione a carbone ha coperto circa l’1% della richiesta totale a maggio e meno del 2% da inizio 2024.

Continua dunque l’accelerazione delle energie rinnovabili. Nei primi cinque mesi del 2024, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento di 3.015 MW.

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Giugno, per 7 milioni di italiani è già tempo di vacanze

Giugno periodo perfetto per le ferie. Lo pensano circa 7 milioni di italiani, che quest’anno hanno scelto di partire per le vacanze proprio nel primo mese dell’estate. La spinta alla partenza arriva anche dal ritorno del caldo, specie al Sud. Secondo un’analisi Coldiretti/Ixe’, l’inizio della stagione delle vacanze coincide con la fine delle scuole e il primo week end di vero relax.

Mare e campagna, destinazioni del cuore

Il mare rimane la destinazione più amata dagli italiani, ma si registra un notevole aumento – circa il +20% – dei turisti che preferiscono la campagna. Gli agriturismi, in particolare, stanno vivendo una crescita significativa nelle prenotazioni, come evidenziato dal monitoraggio di Terranostra Campagna Amica.

Le circa 26.000 strutture agrituristiche italiane offrono una vasta gamma di servizi. Oltre ai tradizionali alloggi (21.000 aziende) e ristorazione (13.000 aziende), molte strutture propongono attività esperienziali. Più di 6.000 agriturismi offrono degustazioni e 13.000 propongono attività ricreative, sportive e culturali. Tra queste attività vi sono il wellness, l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking e il pilates. Inoltre, gli ospiti possono partecipare a percorsi archeologici o naturalistici, corsi di cucina e degustazioni.

Quando il turismo è esperienza

Il turismo esperienziale sta guadagnando sempre più popolarità, con un’enfasi sulle relazioni con il territorio e i suoi abitanti, il turismo enogastronomico e sostenibile delle aziende agricole. La cucina tradizionale e le esperienze enogastronomiche sono tra le principali ricerche su Google relative all’agriturismo.

Dominga Cotarella, presidente di Terranostra Campagna Amica, sottolinea come l’agriturismo offra vacanze complete, combinando cibo, natura e attività varie. Il settore agrituristico nazionale ha anche introdotto percorsi a cavallo, in bicicletta o a piedi per esplorare territori meno conosciuti.

Agriturismo che passione

Lo scorso anno, il complesso degli agriturismi ha raggiunto il record di arrivi (oltre 4 milioni) e presenze (oltre 15,5 milioni). Per l’estate 2024 si prevede un ulteriore incremento di ospiti italiani e stranieri. L’alta stagione agrituristica è iniziata già a maggio per gli stranieri e a giugno per gli italiani, in cerca di vacanze di prossimità.

Perchè partire a giugno

Le vacanze a giugno garantiscono prezzi accessibili e maggiore tranquillità. Questo periodo permette di scoprire l’Italia meno conosciuta, dai parchi naturali ai piccoli borghi, e di visitare le principali località turistiche evitando l’affollamento di agosto.

Inoltre, le tariffe di giugno sono mediamente più basse del 15-25% rispetto all’alta stagione, sia per i pernottamenti sia per i servizi. Tuttavia, per il mare è già stato lanciato l’allarme per l’aumento dei prezzi degli ombrelloni.

Conclusione

Il boom degli agriturismi e la tendenza a sfruttare i mesi meno affollati come giugno confermano una crescente preferenza per il turismo esperienziale e sostenibile. Queste scelte permettono di godere di vacanze tranquille e autentiche, risparmiando rispetto ai periodi di alta stagione.

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