Composizione negoziata: oltre 10mila lavoratori salvati dal licenziamento

La composizione negoziata è la procedura stragiudiziale introdotta tre anni fa in Italia per consentire il risanamento delle aziende in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario.
Dai dati elaborati dell’Osservatorio di Unioncamere sulla crisi di impresa, a oggi sono 1.963 le istanze presentate, +926 rispetto a quelle censite a novembre 2023, e +60% nei primi 9 mesi del 2024.

Cresce anche il numero dei lavoratori salvati dal possibile licenziamento, che salgono a oltre 10mila. 
Sul totale delle istanze presentate, 1.097 risultano concluse, di cui il 19% con esito favorevole, mentre 104 sono state rifiutate.
Il numero dei casi archiviati con esito favorevole è aumentato da 83 nel 2023 a 210, con una crescita anche del tasso di successo medio trimestrale, che a partire dal 1° gennaio 2023 è pari al 20,5%.

Lombardia, Lazio,  Emilia-Romagna, Veneto concentrano il 54% delle istanze

Le istanze attualmente in gestione presso gli esperti incaricati sul territorio nazionale sono 762.
La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di istanze (436) seguita da Lazio (208) Emilia-Romagna (193) e Veneto (168). La somma delle istanze avanzate in queste regioni è pari a circa il 54% del totale.

Quanto alla dimensione delle imprese, in media contano 64 addetti e registrano 13 milioni di euro di valore della produzione. A ricorrere a questo strumento sono società di capitali nell’85,4% dei casi, mentre il restante 15% è costituito da società di persone, imprese individuali e altre forme giuridiche.

Il vantaggio di una risoluzione più rapida

Uno dei principali elementi di forza della composizione negoziata è rappresentato dalle tempistiche di svolgimento della procedura, che per espressa previsione normativa, sono più rapide e contenute rispetto a quelle giudiziali delle procedure concorsuali.
La durata delle composizioni negoziate concluse è in media di 224 giorni e il 64% delle imprese si avvale della proroga di ulteriori 180 giorni prevista dalle norme.

Le tempistiche necessarie per giungere a una chiusura favorevole della composizione negoziata sono mediamente di 325 giorni. Quasi la totalità delle imprese, infatti, necessita di più di 6 mesi per concludere il procedimento (90%).
Quanto agli esiti sfavorevoli, la durata media è 200 giorni, con il 59% di imprese che nonostante le trattative non vadano a buon fine, ricorre alla proroga.

Manifatturiero, commercio, costruzioni i settori più interessati

Tra i settori interessati, prevalgono le attività manifatturiere (21,5%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (19%) e le costruzioni (15%).

“Solo negli ultimi 15 giorni sono giunte altre 100 istanze, anche grazie alla recente possibilità di accordi con l’Agenzia delle entrate e riscossione, e si sono chiusi altri 5 casi di risanamento che interessano circa mille lavoratori -sottolinea Andrea Prete, presidente Unioncamere -. La convenienza di questa procedura è dimostrata anche dal fatto che quando è possibile utilizzare lo strumento della composizione negoziata, si risparmia tempo e in più di un caso su 5 si riesce a risanare l’impresa”.

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La casa: perchè è un sogno difficile da realizzare? 

In Italia, il desiderio di acquistare una casa resta vivo, ma la possibilità di concretizzare questo sogno appare sempre più lontana per molte famiglie. Nel 2024, la situazione economica ha continuato a pesare sul reddito disponibile, che per molti italiani non è sufficiente a coprire tutte le necessità quotidiane.

Questo contesto rende difficile non solo l’acquisto di un’abitazione, ma anche il mantenimento degli affitti, che mostrano un costante aumento.

La complessità dell’acquisto e il ricorso alla locazione

Secondo il 17° Rapporto sull’Abitare 2024 di Nomisma, redatto con il supporto di CRIF, molte famiglie trovano sempre più complesso accedere al mercato immobiliare. L’indagine, presentata il 7 novembre 2024, evidenzia che, sebbene l’interesse per l’acquisto di una casa sia alto, solo una parte delle famiglie italiane riesce a concretizzare questo desiderio. Su 3 milioni di nuclei familiari potenzialmente interessati, solo 980.000 dispongono delle risorse economiche necessarie, un numero inferiore rispetto alle 700.000 compravendite stimate per il 2024.

Di conseguenza, cresce la percentuale di famiglie che ricorre all’affitto, passando dal 56% nel 2023 al 59,3% nel 2024. Molte di queste famiglie non possono permettersi l’acquisto di un immobile e si vedono costrette a optare per soluzioni in affitto. Nonostante la crescente domanda, l’offerta di abitazioni in affitto rimane limitata, con una riduzione delle famiglie che mantengono l’affitto per oltre sei mesi, scese dal 5% nel 2023 al 3,3% nel 2024. Questo andamento rispecchia una situazione complessa, in cui l’affitto è spesso una scelta forzata e temporanea.

La situazione dei mutui: qualche speranza e molte difficoltà  

Un ulteriore aspetto che complica l’acquisto di una casa è la difficoltà nell’accesso ai mutui. Nel primo trimestre del 2024, si è registrato un calo del 15,1% nelle compravendite finanziate con mutuo. Sebbene il secondo trimestre abbia mostrato un lieve recupero con un aumento del 3,9%, molte famiglie si trovano ancora in difficoltà.

Tuttavia, emerge un dato incoraggiante: il numero di famiglie che temono di non poter pagare le rate del mutuo è diminuito, passando dal 7,5% nel 2022 al 4,3% nel 2024. Questo indica un leggero miglioramento delle condizioni finanziarie, sebbene l’incertezza resti presente.

Affitto: soluzione obbligata per molti italiani

In definitiva, il rapporto di Nomisma evidenzia come l’affitto sia spesso l’unica opzione per chi non riesce ad acquistare una casa. L’affitto rappresenta una soluzione temporanea per molte famiglie, in attesa che le condizioni economiche migliorino e che si aprano nuove possibilità di accesso al credito. In questo scenario, la casa diventa non solo un rifugio, ma una vera sfida economica, che rischia di rimanere fuori dalla portata di molti italiani.

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Rivoluzione digitale: arriva la Patente sullo smartphone

Dal 23 ottobre 2024 è partito il rilascio pubblico sull’app IO della patente di guida, della tessera sanitaria e della Carta Europea della Disabilità. Si tratta della nuova funzionalità che permette ai cittadini italiani di aggiungere al portafoglio di app IO la versione digitale dei tre documenti, in attesa della piena operatività del Sistema di portafoglio digitale, il Sistema IT-Wallet, 

Per poter ottenere la patente digitale sarà necessario scaricare sul proprio smartphone l’app IO, quindi accedere con il proprio Spid o con la Cie (Carta d’identità elettronica) e generare la patente digitale seguendo le istruzioni fornite dalla piattaforma.
Ma non si tratta di uno strumento obbligatorio. È infatti possibile continuare a usare esclusivamente i documenti fisici.

Il rilascio per tutti i cittadini seguirà un calendario di abilitazione

A partire dal 23 ottobre sarà progressivamente estesa ai cittadini italiani l’opportunità di avere accesso ai documenti, conferendo così piena validità legale alle versioni digitali dei documenti.
Il rilascio per i cittadini, si legge in una nota, vedrà un calendario di abilitazione: dal 23 ottobre 50.000 cittadini, dal 6 novembre 250.000, dal 30 novembre 1.000.000, dal 4 dicembre per tutti gli utenti dell’app IO.

Nel rispetto della tutela della privacy e della normativa sulla protezione dei dati personali, gli utenti, all’interno delle prime tre finestre temporali di abilitazione sopracitate, saranno selezionati con criterio randomico all’interno della base utenti dell’app IO,

Italia in anticipo sul regolamento europeo EIDAS 2

“Dopo due anni di lavoro costante e discreto, il governo ha mosso il primo passo verso la realizzazione del Sistema IT-Wallet, una rivoluzione digitale che ho fortemente sostenuto fin dal mio insediamento e che andrà a regime nel 2025 – ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti -. Con l’introduzione dell’IT-Wallet, e anticipando i tempi del regolamento europeo EIDAS 2 – sottolinea Butti – l’Italia intraprende un percorso ambizioso verso l’evoluzione dei servizi digitali. Questo strumento offrirà ai cittadini nuove opportunità per l’utilizzo della loro identità digitale, garantendo al tempo stesso massima sicurezza e tutela dei dati personali”.

Liberi di continuare a usare solo i documenti fisici

La funzionalità Documenti su IO è stata sperimentata nei mesi scorsi da un gruppo tecnico di valutazione, composto da addetti ai lavori che ne hanno valutato l’efficacia generale.
In pratica, patente di guida, tessera sanitaria e Carta Europea della Disabilità potranno essere utilizzati in sostituzione dei corrispettivi documenti fisici, ma in questa prima fase, solo per interazioni offline.

Nello specifico, la patente potrà essere utilizzata solo in Italia per dimostrare di essere abilitato alla guida in caso di controlli delle forze dell’ordine, la tessera sanitaria permetterà di accedere alle prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale, la Carta Europea della Disabilità avrà i medesimi utilizzi già previsti con la versione del documento fisico,  riporta AGI. I cittadini ovviamente sono liberi di continuare a utilizzare esclusivamente la versione ‘fisica’ dei documenti.

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Si accendono i termosifoni ed è subito stangata: 7 consigli per risparmiare

A partire dal 15 ottobre scatta il primo semaforo verde all’accensione dei termosifoni nella Zona E, che copre gran parte del Nord e Centro Italia.
Con le attuali tariffe del mercato libero quest’anno gli italiani per riscaldare casa spenderanno in media 1.144 euro.
Per evitare che nelle case anche le bollette del gas siano ‘bollenti’, Facile.it ha condiviso sette consigli per risparmiare.

Prima di tutto occhio ai gradi, non serve ricreare in casa una temperatura sahariana. È nociva per la salute ed è uno spreco (di gas e di soldi).
Abbassando di un solo grado il riscaldamento si risparmiano circa 100 euro, e riducendo l’accensione di 60 minuti al giorno si abbattono i costi di circa 36 euro in un anno.

Alcuni accorgimenti ai fornelli e in bagno

Sebbene la maggior parte dei consumi di metano sia legata al riscaldamento, meglio fare attenzione anche ai fornelli. Cuocere in una pentola a pressione al posto di quella tradizionale riduce il consumo di gas, e il semplice gesto di abbassare l’intensità del fuoco dopo che l’acqua è arrivata a ebollizione consente di risparmiare fino al 25% del gas normalmente usato.

Anche in bagno bastano pochi gesti per risparmiare. Il primo naturalmente è evitare di fare scorrere a vuoto l’acqua calda. E se ormai tutti sanno che un bagno caldo consuma molto più di una doccia, ridurre la durata della doccia da 7 a 5 minuti fa risparmiare quasi 30 centesimi di euro ogni volta.

Bonus casa: ultima chiamata?

Il risparmio sui consumi energetici può essere notevole se si ha la possibilità di fare interventi strutturali sull’abitazione. Una buona controsoffittatura, ad esempio, può far risparmiare fino al 20% di energia. Si tratta di lavori importanti, ma per il 2024 possono essere, almeno in parte, ammortizzati dai Bonus casa.

Quanto alle valvole termostatiche, consentono di controllare la temperatura di ciascun termosifone e sono molto utili per chi vuole regolare la temperatura di ogni calorifero sulla base delle esigenze nelle diverse stanze.
Se si usa la camera da letto solo per dormire non serve che i radiatori vadano a pieno regime tutto il giorno.

Dalla caldaia al buon senso

Il controllo periodico dei fumi è obbligatorio, ma il suggerimento è fare una revisione almeno una volta l’anno. Un apparecchio non efficiente non solo è potenzialmente pericoloso, ma rischia di fare pagare più del dovuto. Anche limitare i ricambi di aria nelle ore di accensione del riscaldamento, non ostacolare i radiatori mentre sono in funzione, abbassare le persiane di notte per ridurre la dispersione di calore, sono accorgimenti che permettono di far risparmiare qualche euro.

Non meno importante, però, è valutare le tariffe offerte dal proprio fornitore di gas.
Secondo Facile.it, la spesa per la bolletta del gas può variare fino al 20% tra le migliori e le peggiori offerte sul mercato. Scegliere un fornitore non conveniente significa spendere anche 200 euro in più.

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Perché le coppie italiane vanno in terapia? Per migliorare il rapporto, tradimenti e ingerenze familiari

La terapia di coppia, soprattutto quando le difficoltà diventano persistenti e difficili da gestire autonomamente, rappresenta una risorsa essenziale per affrontare i problemi che possono sorgere all’interno di una relazione, come infedeltà, stress legato alla nascita di un figlio, perdita del lavoro o problemi di salute.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Unobravo, a livello nazionale la principale motivazione che porta le coppie italiane a ricercare aiuto è la volontà di migliorare il rapporto (55,4%), dimostrando come molti considerino la terapia non solo una soluzione ai conflitti, ma anche uno strumento di prevenzione e rafforzamento del legame.
Seguono il bisogno di affrontare un tradimento (10,2%), le interferenze delle famiglie d’origine (9,4%), la gestione dei figli (7,1%), e il desiderio di separarsi/divorziare (6,6%). 

La maggior parte di richieste arriva dalle donne, 66,5%

Tra chi affronta criticità all’interno del rapporto di coppia (32,5%) e chi vive un malessere legato alla fine di una relazione (13,6%), ma chi affronta conflitti intergenerazionali, incomprensioni o tensioni dovute alla gestione della quotidianità (23,3%), l’analisi dell’Osservatorio Unobravo rivela una disparità di genere nelle richieste di sostegno terapeutico per problemi connessi alle relazioni interpersonali.

La maggior parte arriva infatti dall’universo femminile (66,5%), in particolare, le donne di età compresa tra 30 e 44 anni (46,1%), seguite dalle under30 (45,4%).

La principale preoccupazione delle coppie fra 30-44 anni è la separazione

Mentre entrambi i generi condividono come principale priorità il miglioramento del rapporto, gli uomini riportano con maggiore frequenza il bisogno di trovare strumenti per affrontare il tradimento (11,9%), mentre per la controparte femminile la questione è meno urgente (8,8%).

Le donne, al contrario, manifestano la necessità più marcata di reperire mezzi per limitare le ingerenze familiari (9,9%).
Tra le coppie di 30 e 44 anni, il tema della separazione/divorzio emerge come la principale preoccupazione (78,4%), mentre per quelle sotto 30 anni l’influenza delle famiglie d’origine rappresenta il problema predominante (22,4%).
Per le coppie over45, l’attenzione si sposta invece verso la gestione dei figli (23,17%).

Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna le regioni con più domanda

Nelle cinque regioni con il maggior numero di domande per l’avvio di un percorso di terapia di coppia (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte), la motivazione principale rispecchia la tendenza nazionale, con percentuali di richieste per un supporto nel miglioramento del rapporto sempre superiori al 54%.

Tuttavia, analizzando le altre necessità, emergono alcune peculiarità regionali.
In Piemonte, la gestione del tradimento rappresenta una delle preoccupazioni più significative, così come in Veneto. Allo stesso tempo, l’Emilia-Romagna si distingue per avere la percentuale più alta di richieste legate a separazione o divorzio, mentre la più bassa si registra in Veneto. Nel Lazio, invece, si registra la percentuale più alta di coloro che chiedono sostegno per la gestione di una malattia.

Perchè le PMI sostenibili “piacciono” alle banche?

Negli ultimi anni, le banche hanno dimostrato un crescente interesse nel finanziare le piccole e medie imprese (PMI) che adottano pratiche sostenibili. Questo è in parte dovuto all’integrazione da parte dell’Unione Europea dei criteri Environmental, Social e Governance (ESG) nella valutazione del rischio di credito.

Le PMI che rispettano elevati standard ESG risultano meno rischiose per gli istituti di credito: secondo lo studio di CRIF, le imprese con un’adeguatezza ESG elevata hanno un tasso di default inferiore del 34% rispetto alla media. Al contrario, le aziende con scarsi punteggi ESG mostrano una rischiosità maggiore, con un aumento dell’11% nel tasso di default.

Differenze tra PMI e grandi aziende nell’adeguatezza ESG

Le grandi aziende italiane hanno fatto significativi progressi nel percorso verso la sostenibilità, mentre le PMI rimangono indietro. Secondo l’ESG Outlook di CRIF, nel 2023 il 40% delle PMI italiane aveva ancora punteggi ESG bassi o molto bassi. Al contrario, le grandi imprese hanno migliorato significativamente la loro adeguatezza agli standard ESG, con un incremento di 22 punti percentuali tra quelle con score elevati.

Questo divario può essere attribuito alla maggiore capacità delle grandi aziende di strutturare governance complesse e adottare strategie di sostenibilità più sistematiche. Tuttavia, una crescente consapevolezza e l’introduzione di normative stringenti stanno spingendo anche le PMI ad adottare pratiche sostenibili.

Sostenibilità e accesso al credito: un legame sempre più forte

Le imprese che adottano standard ESG elevati non solo riducono il loro rischio di credito, ma ottengono anche migliori condizioni per l’accesso ai finanziamenti. Nel secondo semestre del 2023, le PMI con adeguatezza ESG alta hanno ottenuto finanziamenti con un tasso superiore dell’11% rispetto alla media.

Al contrario, le aziende con uno score ESG molto basso hanno visto una riduzione del 6% nel tasso di erogazione del credito. Questo conferma che l’integrazione dei fattori ESG è diventata un criterio rilevante per le banche nella concessione dei finanziamenti.

Distribuzione geografica e settoriale della sostenibilità ambientale

L’adeguatezza ambientale (score E) delle PMI italiane varia significativamente per regione e settore. Lombardia, Piemonte e Trentino-Alto Adige guidano la classifica delle regioni con i punteggi più alti di sostenibilità ambientale, mentre settori come Immobiliare, Leisure e Consulenza si distinguono per migliori performance ESG.

Al contrario, regioni come Sicilia e Calabria, insieme ai settori dell’Oil & Gas e Farmaceutico, mostrano punteggi ambientali più bassi. Queste differenze evidenziano la sfida che alcune aree e industrie affrontano nel rendere le proprie attività più sostenibili senza compromettere la loro operatività.

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Vino: mercato interno fiacco, -3%. E all’estero?

Nei primi sei mesi dell’anno le vendite di vino nel canale retail sono calate a volume di quasi il 3% rispetto al 2023, a fronte di una crescita di poco meno dell’1% a valore. Nel complesso, emerge una riduzione nelle quantità vendute in tutti i format distributivi, ma non alle diverse categorie. Ad esempio, per i vini fermi e frizzanti il calo nei volumi risulta maggiore nell’e-commerce mentre è meno accentuato nel discount. Al contrario, per gli spumanti la variazione è positiva in tutti i comparti tranne il Cash&Carry.

Secondo l’ultimo Report Wine Monitor realizzato da Nomisma con NIQ-NielsenIQ, dopo una crescita dei consumi nel canale Horeca (+7%) nel primo trimestre 2024, nel secondo la variazione scende al +4,5%. Sui mercati esteri, invece, si scorge qualche segnale di ripresa.

Bene le vendite soprattutto verso USA, UK, Canada

Se è vero che al giro di boa del primo semestre 2024 le importazioni cumulate di vino nei principali 12 mercati globalisi mantengono ancora in territorio negativo (-4%), il Report segnala un miglioramento rispetto al cumulato del primo trimestre, quando il calo risultava pari al -9%.

Peraltro, le importazioni di vino dall’Italia registrano performance migliori rispetto al trend generale.
In particolare, rispetto allo stesso semestre del 2023 gli acquisti di vini italiani a valore risultano positivi negli Stati Uniti (+5,7%), nel Regno Unito (+4,7%), in Canada (+1,3%) e in Brasile, mentre soffrono in Germania (-9%) e nei paesi asiatici (Giappone, Cina e Corea del Sud).

Cresce l’export di Prosecco e rossi DOP toscani

In merito alle singole categorie, per i vini fermi e frizzanti italiani si evidenzia un ‘miglioramento’ rispetto al primo trimestre di quest’anno.
E se il calo degli acquisti nei top mercati mondiali si riduce di intensità, arrivando a un -2% a valore, con performance in controtendenza (e quindi positive) negli Stati Uniti, UK, Canada e Brasile, rispetto al primo semestre 2023, le importazioni di spumanti italiani mostrano un +4,5% a valore, con performance in crescita negli Stati Uniti, UK, Francia, Canada, Australia e Brasile.

Al contrario, continuano le riduzioni degli acquisti di spumanti italiani in Germania, Svizzera e Giappone.
Tra i nostri principali vini a denominazione, continua la crescita dell’export di Prosecco (+12% a valore) e recuperano i rossi Dop della Toscana (+6%) dopo il calo dell’anno scorso, mentre soffrono ancora quelli piemontesi (-2%).

Uno sguardo ai competitor

Il grande malato, in questo momento storico, sembra essere il vino francese, che più di altri soffre gli effetti di questa congiuntura economica negativa a livello mondiale: -10% il valore dell’export dalla Francia nel primo semestre 2024, con una flessione che tocca -17% nel caso dello Champagne e -16% per i rossi di Bordeaux, ma non risparmia neppure quelli della Borgogna (-7%).

In negativo anche l’export della Nuova Zelanda (-3%), mentre viaggiano in territorio positivo Spagna, Cile e Stati Uniti. In forte crescita l’Australia (+28%), in recupero dopo il crollo nell’export di vino dell’anno scorso.

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Estate 2024, quanto è costata agli italiani?

L’estate 2024 si è rivelata particolarmente “calda” per i consumatori italiani, non solo per le alte temperature, ma anche per l’aumento dei costi che grava su diverse voci di spesa familiari. Dall’assicurazione auto e moto, alle vacanze e ai mutui, fino ai costi per i trasporti e il tempo libero, le famiglie si trovano ad affrontare sfide economiche non indifferenti.

RC Auto e Moto: aumenti generalizzati

Secondo l’Osservatorio di Facile.it, il premio medio RC auto in Italia ha raggiunto i 629,88 euro a luglio 2024, registrando un aumento del 10,04% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, su base semestrale, l’incremento è stato contenuto al 2,75%, con alcune province italiane che hanno addirittura visto una riduzione delle tariffe, come Mantova (-2,12%) e Lodi (-5,43%).
Anche in Campania, nonostante i prezzi rimangano elevati (con Napoli che registra un costo medio di 1.116,79 euro), si osserva un rallentamento nell’aumento delle tariffe.

Anche le assicurazioni moto hanno seguito un andamento simile. A luglio 2024, il costo medio della polizza è stato di 543,33 euro, con un incremento del 14,14% su base annua e un aumento semestrale più contenuto del 2,02%.

Vacanze più care e a rate 

Le vacanze estive rappresentano un altro fronte di spesa importante. Nel 2024, si stima che 6,5 milioni di italiani non siano andati in vacanza, con 3,7 milioni che dichiarano di non poterlo fare per ragioni economiche. Inoltre, cresce il fenomeno del prestito per le vacanze, soprattutto tra i giovani sotto i 30 anni, con un totale di 250 milioni di euro di finanziamenti erogati per questo scopo nel primo semestre del 2024.

I costi delle vacanze, infatti, sono aumentati. Una settimana al mare può costare fino al 10% in più rispetto all’anno precedente, mentre una vacanza in montagna vede un incremento medio del 4%. Anche i prezzi di hotel, ristoranti e trasporti hanno subito rincari, rendendo la spesa complessiva per una famiglia di quattro persone più onerosa rispetto al 2023.

Mutui casa: adesso conviene  

Sul fronte dei mutui per la casa, la situazione sembra migliorare. I tagli della BCE e i movimenti degli indici Euribor ed Eurirs hanno portato a offerte più vantaggiose per chi cerca di acquistare un’abitazione o surrogare un finanziamento esistente. I tassi fissi, in particolare, offrono opportunità interessanti, con TAN a partire dal 2,81%.

Conclusioni

L’estate 2024 presenta diverse sfide economiche per i consumatori italiani, con aumenti in molteplici settori che richiedono una gestione oculata delle spese. Tuttavia, ci sono anche opportunità, come nel caso dei mutui casa, che meritano di essere considerate attentamente per sfruttare al meglio le condizioni del mercato.

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Prestiti: richieste in leggera flessione nei primi sei mesi 2024

Nei primi 6 mesi del 2024 le richieste di prestiti da parte delle famiglie subiscono una leggera contrazione, segnando un -1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2023. Tuttavia, il mese di giugno evidenzia un cambio di tendenza (+3,5%).

Dinamica opposta, invece, per l’importo medio, che si attesta a 9.300 euro, con una crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Quanto alle diverse forme tecniche di questi primi sei mesi dell’anno, i prestiti personali subiscono una spinta del +7,9%. Lo stesso vale per l’importo medio, che mostra un aumento dell’1,1%, toccando un valore di 12.007 euro.
Dinamica inversa per i prestiti finalizzati, che segnano un -9,6%, ma con un importo medio in recupero rispetto agli ultimi due anni (+13,9%), e un valore complessivo di 6.748 euro. È quanto emerge dall’ultima analisi del Barometro CRIF su fonte EURISC.

“Si prospetta un quadro economico più stabile”

“Con una politica monetaria europea che torna a essere espansiva si prospetta un quadro economico più stabile, che avrà effetti positivi sul mercato del credito, dopo anni di profonda incertezza e cautela da parte delle famiglie -spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. La congiuntura di stabilità ritrovata avrà anzitutto un effetto alone che spingerà a programmare nuovi progetti di spesa e di conseguenza a richiedere nuovi finanziamenti personali e finalizzati”.

Distribuzione per fascia di importo

L’analisi della distribuzione delle richieste per fascia di importo del finanziamento conferma che nei primi sei medi del 2024 le preferenze degli italiani si sono concentrate nella classe inferiore a 5.000 euro, che arriva a spiegare i 48,8% del totale.
Approfondendo l’analisi per tipologia di finanziamento si mantiene lo stesso andamento: il 65,2% delle richieste di prestiti finalizzati presenta importi al di sotto di 5.000 euro. La stessa classe d’importo risulta la preferita anche per i prestiti personali, con il 31,3% del totale.

Durata del finanziamento ed età dei richiedenti

Per quanto riguarda la distribuzione per durata dei finanziamenti emerge come le famiglie adottino principalmente piani di rimborso superiori a 5 anni, con una quota che sfiora il 30% del totale.
Se guardiamo alle diverse forme tecniche, i prestiti finalizzati concentrano circa la metà delle richieste (47,5%) tra 18 mesi e 36 mesi, mentre i prestiti personali si sono indirizzati sempre più verso piani di rimborso superiori a 5 anni (50,5%).

Inoltre, osservando la distribuzione delle istruttorie di credito in relazione all’età del richiedente, il Barometro CRIF evidenzia come nel primo semestre 2024 è la fascia compresa tra 45 e 54 anni a risultare maggioritaria, con una quota pari al 23,4% del totale, seguita da quella tra 35 e 44 anni (20,4%).

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Farmacie sempre più digital: come si stanno trasformando?

La farmacia è spesso il primo punto di contatto tra i cittadini e i servizi sanitari. Infatti molti italiani si recano in farmacia prima ancora di consultare il proprio medico di base. Ma quali sono le necessità dei cittadini in questo contesto e come ha influito la digitalizzazione? Doctolib.it, app che supporta la gestione della propria salute, ha condotto un’indagine su oltre 2.000 italiani maggiorenni, esplorando il loro rapporto con le farmacie e i farmacisti.

Questione di fiducia

Oltre l’86% degli italiani ha una farmacia di fiducia. La scelta della farmacia si basa principalmente sulla vicinanza (47%) e sulla disponibilità dei farmaci (26%), ma anche la percezione di sicurezza e affidabilità gioca un ruolo importante (19%). Gli orari di apertura sono un fattore rilevante solo per il 4% degli intervistati, così come gli sconti e le promozioni (3%). Inoltre, quando viene chiesto quale servizio aggiuntivo li spingerebbe a cambiare farmacia, il 34% risponde che non cambierebbe in nessun caso.

Tuttavia, altri intervistati considerano attraenti alcuni servizi, come la possibilità di condividere anticipatamente una ricetta e verificare la disponibilità dei farmaci (32%), la consegna a domicilio (21%) e la prenotazione online di servizi o visite (21%).

Il gradimento dei servizi accessori 

Durante la pandemia di Covid-19, le farmacie hanno ampliato significativamente la gamma di servizi offerti. Oggi, è possibile effettuare vaccinazioni antinfluenzali, alcuni test diagnostici tramite prelievo di sangue capillare e prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale direttamente in farmacia. Più di 4 italiani su 10 hanno già usufruito di queste nuove opportunità, prenotando il servizio in anticipo (25%) o recandosi direttamente in farmacia (15%).

Il plus del digitale nella salute

Gli italiani sono sempre più interessati a sfruttare i vantaggi del digitale nella gestione della propria salute, inclusi i servizi offerti dalle farmacie. Un aspetto chiave è la condivisione digitale della ricetta medica. Oltre il 60% degli intervistati desidera poter condividere la ricetta con la farmacia prima di recarsi fisicamente in negozio e il 22% già utilizza questa opzione.

I vantaggi della trasformazione

“La farmacia è diventata negli ultimi anni un punto di riferimento sempre più importante e necessario per i nostri connazionali” afferma Nicola Brandolese, CEO di Doctolib Italia. “Grazie alla digitalizzazione, le farmacie hanno ampliato notevolmente l’offerta dei propri servizi e stanno vivendo una fase di grande trasformazione. Uno dei nostri principali obiettivi, come applicazione per la gestione della salute, è favorire questo processo di rinnovamento e offrire nuove opportunità ai cittadini attraverso il canale delle farmacie”.

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