Sì viaggiare, ma non solo ad agosto

La voglia di viaggiare degli italiani non si arresta. Invece, si “spalma” sui mesi estivi e non si concentra solo su agosto. Lo rivela la nuova ricerca del Future4Tourism, il monitoraggio di Ipsos sulle propensioni di vacanza degli italiani attivo dal 2017. Il report segnala che il 76% dei connazionali dichiara che si prenderà un momento di vacanza nell’estate 2024, che sia solo un week-end, una vacanza più lunga o un mix delle diverse possibilità.

Luglio e agosto ormai si equivalgono

Nel 2024, la vacanza estiva principale avrà luogo per il 27% degli italiani a luglio, per il 28% ad agosto e per il rimanente 19% a settembre. I mesi di luglio e agosto sono ormai paritetici nelle scelte dei vacanzieri. Settembre vede i viaggiatori concentrati nelle prime due settimane del mese, scelta non necessariamente legata alla presenza di minorenni in famiglia e dunque al calendario scolastico.

La Gen Z continua a preferire le vacanze ad agosto. Millennials e Gen X si distribuiscono più equamente nei diversi mesi dell’estate, mentre i Boomers sono più orientati al mese di settembre.

L’Italia si conferma la meta più amata

Le destinazioni per il periodo estivo si confermano allineate all’estate 2023 con l’Italia in primissima posizione con il 66% delle preferenze, l’Europa al 19% e l’Extra Europa all’8%. Completano il quadro i viaggiatori che hanno scelto la crociera (2%) e la quota residuale del 5%, a fine giugno, non ha ancora scelto la destinazione.

L’analisi in trend consente di affermare che, dalla fine della pandemia, la meta Italia pur rimanendo saldamente al comando delle preferenze affievolisce il suo primato. Dapprima, sono state le mete Europee a recuperare viaggiatori di periodo in periodo. Oggi si inizia a intravedere anche un lieve recupero del lungo raggio. Anche il momento della vacanza influisce sulla scelta della destinazione: Italia preferita nel mese di luglio, lungo raggio nel mese di settembre.

Aumentano le prenotazioni anticipate

L’estate 2024 fa rilevare anche una prenotazione anticipata, tendenza che cresce di anno in anno. Il 38% dei viaggiatori aveva già prenotato la vacanza estiva entro i mesi di marzo/aprile.

Evitare agosto: una scelta sempre più condivisa

Oltre metà dei viaggiatori (55%) che non ha scelto agosto per l’estate 2024, in passato era solito fare vacanze durante questo mese. Non è sicuramente un fenomeno nuovo quello di evitare il mese di agosto; già una parte dei vacanzieri aveva fatto questa scelta negli anni passati. Tuttavia l’agosto 2024 vedrà un 7% di vacanzieri che, a differenza del 2023, ha preferito orientarsi su luglio e in parte su settembre. Non di per sé una brutta notizia visto che questo non genera una diminuzione dei viaggiatori sull’intero periodo, ma piuttosto una loro ridistribuzione.

La scelta di evitare agosto è legata a un tema di risparmio economico, tuttavia sarebbe miope attribuire unicamente al fattore soldi la decisione. L’affollamento delle località è parimenti rilevante. Quando i viaggiatori ritengono eccessiva la presenza di turisti, non solo sono propensi a cambiare il periodo di vacanza, ma anche a scegliere mete alternative pur di trovare una dimensione di viaggio più in linea con i propri desiderata.

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A maggio il 52,5% della domanda di energia è coperta da fonti rinnovabili 

Numeri record per le energie rinnovabili e un aumento del fabbisogno di elettricità a maggio, come riportano i dati di Terna riferiti a maggio 2024. Secondo il report di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale guidata da Giuseppina Di Foggia, nel mese di maggio 2024 il fabbisogno di energia elettrica è stato pari a 24,7 miliardi di kWh, con una crescita dell’1,9% rispetto a maggio 2023.

Tale variazione positiva recupera parzialmente il calo del maggio precedente (-7,4%). Questa crescita è stata ottenuta con un numero uguale di giorni lavorativi (22) e una temperatura media mensile sostanzialmente in linea con quella di maggio 2023.

Andamento della domanda di energia elettrica

Il dato della domanda elettrica, destagionalizzato e corretto per effetti di calendario e temperatura, non varia rispetto a maggio 2023, confermando una crescita lenta. Questo è dovuto a una lieve ripresa dell’industria (+1,4%) e a una crescita più vivace dei servizi. A livello territoriale, la variazione di maggio è stata del +1,8% al Nord e al Centro e del +2,3% al Sud e nelle Isole. Nei primi cinque mesi dell’anno, il fabbisogno nazionale è cresciuto dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2023 (+0,2% il valore rettificato).

Consumi industriali ed energia elettrica

L’indice IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) elaborato da Terna, che esamina i consumi delle imprese energivore, ha registrato una crescita dell’1,4% rispetto a maggio 2023. La variazione, destagionalizzata e corretta per l’effetto calendario, non cambia.

Settori positivi includono la cartaria, siderurgia, mezzi di trasporto e alimentari. In flessione i settori della meccanica, ceramiche e vetrarie, metalli non ferrosi, cemento calce e gesso, e chimica. La variazione della richiesta elettrica destagionalizzata è leggermente positiva (+0,8%), con un aumento congiunturale dell’indice IMCEI (+1,2%).

Le necessità del comparto dei servizi

L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati di consumo forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione, ha registrato a marzo 2024 una variazione positiva del 4,8% rispetto a marzo 2023. Tra i settori con variazioni positive ci sono le attività professionali, scientifiche e tecniche, trasporto e magazzinaggio, informazione e comunicazione. Settori in calo includono finanza, assicurazione e istruzione.

L’exploit delle rinnovabili

A maggio, la domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’84,7% dalla produzione nazionale e per il 15,3% dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. Il saldo estero mensile è stato pari a 3,8 TWh, con un aumento dell’import netto del 5,6% da gennaio a maggio 2024. La produzione nazionale netta è stata di 21,2 miliardi di kWh. Le fonti rinnovabili hanno coperto il 52,5% della domanda elettrica (rispetto al 42,3% di maggio 2023), segnando il valore mensile più alto di sempre. In aumento le fonti idrica (+34,7%), fotovoltaica (+36,3%) ed eolica (+10,5%).

La produzione fotovoltaica è cresciuta di 1.062 GWh grazie all’aumento di capacità (+669 GWh) e a un maggior irraggiamento (+393 GWh). In calo le fonti geotermica (-4,3%) e termica (-14,6%), conseguenza della crescita delle rinnovabili. La produzione a carbone ha coperto circa l’1% della richiesta totale a maggio e meno del 2% da inizio 2024.

Continua dunque l’accelerazione delle energie rinnovabili. Nei primi cinque mesi del 2024, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento di 3.015 MW.

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Giugno, per 7 milioni di italiani è già tempo di vacanze

Giugno periodo perfetto per le ferie. Lo pensano circa 7 milioni di italiani, che quest’anno hanno scelto di partire per le vacanze proprio nel primo mese dell’estate. La spinta alla partenza arriva anche dal ritorno del caldo, specie al Sud. Secondo un’analisi Coldiretti/Ixe’, l’inizio della stagione delle vacanze coincide con la fine delle scuole e il primo week end di vero relax.

Mare e campagna, destinazioni del cuore

Il mare rimane la destinazione più amata dagli italiani, ma si registra un notevole aumento – circa il +20% – dei turisti che preferiscono la campagna. Gli agriturismi, in particolare, stanno vivendo una crescita significativa nelle prenotazioni, come evidenziato dal monitoraggio di Terranostra Campagna Amica.

Le circa 26.000 strutture agrituristiche italiane offrono una vasta gamma di servizi. Oltre ai tradizionali alloggi (21.000 aziende) e ristorazione (13.000 aziende), molte strutture propongono attività esperienziali. Più di 6.000 agriturismi offrono degustazioni e 13.000 propongono attività ricreative, sportive e culturali. Tra queste attività vi sono il wellness, l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking e il pilates. Inoltre, gli ospiti possono partecipare a percorsi archeologici o naturalistici, corsi di cucina e degustazioni.

Quando il turismo è esperienza

Il turismo esperienziale sta guadagnando sempre più popolarità, con un’enfasi sulle relazioni con il territorio e i suoi abitanti, il turismo enogastronomico e sostenibile delle aziende agricole. La cucina tradizionale e le esperienze enogastronomiche sono tra le principali ricerche su Google relative all’agriturismo.

Dominga Cotarella, presidente di Terranostra Campagna Amica, sottolinea come l’agriturismo offra vacanze complete, combinando cibo, natura e attività varie. Il settore agrituristico nazionale ha anche introdotto percorsi a cavallo, in bicicletta o a piedi per esplorare territori meno conosciuti.

Agriturismo che passione

Lo scorso anno, il complesso degli agriturismi ha raggiunto il record di arrivi (oltre 4 milioni) e presenze (oltre 15,5 milioni). Per l’estate 2024 si prevede un ulteriore incremento di ospiti italiani e stranieri. L’alta stagione agrituristica è iniziata già a maggio per gli stranieri e a giugno per gli italiani, in cerca di vacanze di prossimità.

Perchè partire a giugno

Le vacanze a giugno garantiscono prezzi accessibili e maggiore tranquillità. Questo periodo permette di scoprire l’Italia meno conosciuta, dai parchi naturali ai piccoli borghi, e di visitare le principali località turistiche evitando l’affollamento di agosto.

Inoltre, le tariffe di giugno sono mediamente più basse del 15-25% rispetto all’alta stagione, sia per i pernottamenti sia per i servizi. Tuttavia, per il mare è già stato lanciato l’allarme per l’aumento dei prezzi degli ombrelloni.

Conclusione

Il boom degli agriturismi e la tendenza a sfruttare i mesi meno affollati come giugno confermano una crescente preferenza per il turismo esperienziale e sostenibile. Queste scelte permettono di godere di vacanze tranquille e autentiche, risparmiando rispetto ai periodi di alta stagione.

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Pmi: digitalizzazione cruciale per internazionalizzare

La digitalizzazione è fondamentale per le Pmi che desiderano internazionalizzarsi e crescere in un mercato globale. Sfruttare le tecnologie digitali permette di espanderne la presenza internazionale, migliorarne l’efficienza operativa e aumentarne la competitività.
Con la giusta strategia digitale, le Pmi possono raggiungere nuovi livelli di successo, adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione.

Secondo uno studio realizzato da TiLinko, il tasso di penetrazione media dell’accesso a Internet nella sola Unione Europea è dell’89,9%. Le Pmi sono costrette a investire nella digitalizzazione per garantirsi una fetta di questo enorme mercato, anche e soprattutto, per rendere più efficienti tutti i processi produttivi, di sviluppo e accesso ai mercati.

Una solida infrastruttura digitale è essenziale per supportare crescita ed espansione

L’infrastruttura digitale include un sito web ben progettato, sistemi di gestione aziendale integrati e piattaforme di e-commerce che permettono di raggiungere clienti in tutto il mondo.
La presenza online consente alle Pmi di accedere a nuovi mercati senza la necessità di una presenza fisica immediata, riducendo così i costi iniziali di espansione.

Inoltre, la digitalizzazione offre strumenti per automatizzare processi aziendali, migliorare la comunicazione interna ed esterna, e analizzare dati per prendere decisioni informate. Ad esempio, l’uso di software gestionali (CRM) aiuta le Pmi a mantenere relazioni solide con i clienti, gestire le vendite e ottimizzare le campagne di marketing.

Per entrare nei mercati esteri occorre adottare strategie mirate

Un sito web multilingue è fondamentale per raggiungere un pubblico globale, e ottimizzarlo per i motori di ricerca internazionali (SEO) assicura visibilità a potenziali clienti di tutto il mondo. I social media sono un altro strumento potente per creare una presenza globale, perché permettono l’interazione diretta con i clienti, la creazione di una community e la promozione del brand a livello internazionale. Le campagne di marketing digitale possono poi essere personalizzate per i diversi mercati.

L’uso di strumenti di analisi dei dati è inoltre cruciale per monitorare le prestazioni delle strategie digitali. Un approccio data-driven permette di ottimizzare le risorse e massimizzare l’efficacia delle campagne di internazionalizzazione.

Strumenti e tecnologie chiave

Diversi strumenti e tecnologie supportano le Pmi nella trasformazione digitale e l’internazionalizzazione. I sistemi di gestione aziendale (ERP) integrano tutte le funzioni aziendali in un’unica piattaforma, migliorando la gestione di risorse e processi, e le soluzioni di customer relationship management (CRM) sono essenziali per mantenere relazioni solide con i clienti e gestire le interazioni in modo efficiente.

Le piattaforme di e-commerce consentono poi di vendere i propri prodotti online, raggiungendo clienti in tutto il mondo senza la necessità di una rete di negozi fisici.
Gli strumenti di marketing digitale e le piattaforme di social media marketing permettono di creare campagne pubblicitarie mirate e misurare l’efficacia delle strategie in tempo reale. Inoltre, l’utilizzo di tecnologie come AI e machine learning offrono insight preziosi per personalizzare l’esperienza del cliente, e migliorare l’efficacia delle operazioni aziendali.

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L’economia digitale supera quella tradizionale. Anche nei paesi emergenti

La supremazia della digital economy è un fenomeno che non riguarda solo le economie avanzate, ma anche quelle emergenti, dove la digitalizzazione sta contribuendo a una crescita inclusiva e sostenibile.
Del resto, i numeri parlano chiaro. Secondo un rapporto del World Economic Forum entro il 2025 l’economia digitale globale potrebbe raggiungere un valore di 23 trilioni di dollari, rappresentando una fetta significativa del prodotto interno lordo globale, si legge su Timevision.it.

C’è di più: la digital economy ha ormai superato l’economia tradizionale nel suo insieme. Considerando tutte le opportunità di sviluppo delle nuove tecnologie, la crescita dell’economia digitale è un dato di fatto. E sembra inarrestabile. 

Dalla privacy alla salute mentale non bisogna sottovalutare i rischi

Un aspetto da non sottovalutare sono i rischi connessi a questo sviluppo. Bisogna fare attenzione ai rischi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie legate al mondo virtuale, a cominciare dal rispetto della privacy e dei potenziali danni per la salute mentale.

È questo il messaggio fondamentale contenuto all’interno delle ‘Prospettive dell’economia digitale 2024’, pubblicate dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Lo sviluppo vertiginoso delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni 

Secondo lo studio, il settore delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (TIC/ICT) tra il 2013 e il 2023, ovvero nell’ultimo decennio, si è sviluppato mediamente del 6,3%, quasi tre volte più velocemente dell’insieme delle attività economiche dei 27 Paesi Ocse presi in esame.

Il primo volume dell’Oecd Digital Economic Outlook, questo il titolo inglese del documento disponibile sul sito web dell’Ocse, mostra inoltre come la crescita del settore delle Tecnologie delle Comunicazioni sia rimasto sostenuto nel 2023, con un tasso medio di crescita pari al 7,6% a livello dei Paesi Ocse.

Italia fanalino di coda: terz’ultima dei 27 paesi Ocse

Il report vede però il nostro Paese fanalino di coda nello sviluppo dell’economia digitale. In pratica, l’Italia è terz’ultima nella graduatoria dei 27 Paesi Ocse, con un tasso di crescita del 4,05%.
In pratica, facciamo meglio solo di Grecia (3,98%) e Repubblica slovacca (3,15%). Almeno, per quanto riguarda questo particolare settore in espansione al livello mondiale.

In numerosi Stati aderenti all’organizzazione internazionale con sede a Parigi, riporta una notizia Ansa, il 2023 è stato l’anno dei record.
Cinque Paesi realizzano addirittura una crescita a due cifre, superiore al 10%, ma sul podio si piazzano il Regno Unito (11,96%), seguito al secondo posto dal Belgio (11,52%) e al terzo posto, dalla Germania (10,98%).

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AI: nuove regole europee per un mercato in forte espansione

Con l’approvazione dell’IA Act, la normativa sull’Intelligenza artificiale, l’Europa è la prima a dettare una serie di obblighi a fornitori e sviluppatori di sistemi della nuova tecnologia in base ai diversi livelli di rischio identificati.

Tra i divieti delle pratiche di AI che comportano un rischio inaccettabile per i diritti fondamentali, sono inclusi i sistemi di categorizzazione biometrica che utilizzano caratteristiche sensibili, il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro e nelle scuole, il social scoring, le tecniche manipolative, e le pratiche di polizia predittiva.
In alcune situazioni specifiche espressamente previste dalla legge le forze dell’ordine potranno fare ricorso ai sistemi di identificazione biometrica, altrimenti vietati. L’identificazione in tempo reale potrà essere usata solo se saranno rispettate garanzie rigorose.

Addestramento preventivo dei sistemi

La legge europea promuove regulatory sandboxes e real-world-testing, istituite dalle autorità nazionali per sviluppare e addestrare i sistemi di Intelligenza artificiale innovativa prima dell’immissione sul mercato.

A seconda della violazione e delle dimensioni dell’azienda, saranno comminate multe che possono andare da un minimo di 7,5 milioni di euro o l’1,5% del fatturato, fino a 35 milioni di euro, o il 7% del fatturato globale. 

Impatto sul lavoro e crisi demografica

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia il mercato dell’AI nel 2023 ha segnato +52% raggiungendo il valore di 760 milioni di euro. Da qui a 10 anni le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone. E 6 grandi imprese italiane su 10 hanno già avviato qualche progetto di AI. 

“Nel valutare il reale impatto sul lavoro bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche – commenta Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio -. In questa prospettiva, la possibile automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi una necessità per ribilanciare un enorme problema”.

Ancora pochi investimenti sull’AI generativa 

Gran parte degli investimenti nel nostro Paese riguarda soluzioni di analisi e interpretazione testi per ricerca semantica, classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% i progetti di AI generativa.

Il 77% degli italiani (+4% sul 2022) guarda con timore all’AI, soprattutto in relazione ai possibili impatti sul mondo del lavoro. Tuttavia, solo il 17% è fermamente contrario al suo ingresso nelle attività professionali. Nel 2023 quasi tutti gli italiani (98%) hanno sentito parlare di AI, e più di uno su quattro (29%) ne ha una conoscenza medio-alta.
Inoltre, un italiano su quattro dichiara di aver interagito almeno una volta con il ChatGPT.

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App di appuntamenti: una nuova analisi mette in luce possibili falle nella privacy

Un nuovo studio condotto da Mozilla ha sollevato preoccupazioni sulle pratiche di privacy adottate dalle app di appuntamenti, rivelando che molte di esse raccolgono più dati del necessario. Insomma, le applicazioni di dating – che per necessità raccolgono grandi dati personali – sono sarebbero così rigorose nella loro gestione. La questione è decisamente sensibile, dato che queste app hanno una grandissima diffusione in tutto il mondo e in tutte le fasce di età. Insomma, se si usano queste app per trovare l’anima gemella, si può stare sicuri?

Le 25 app sotto la lente 

Mozilla, riferisce Ansa, ha esaminato 25 app di appuntamenti, etichettandone 22 come critiche dal punto di vista della sicurezza dei dati personali. L’80% di queste potrebbe condividere o vendere le informazioni degli iscritti per scopi pubblicitari. Tra le app esaminate ci sono Hinge, Tinder, Ok Cupid, Match, Plenty of Fish, Blk e BlackPeopleMeet, che monitorano gli utenti tramite la richiesta di geolocalizzazione dei loro dispositivi. Alcune, come Hinge, raccolgono dati sulla posizione anche quando non sono attive.

App con pratiche corrette di privacy

Secondo Mozilla, le uniche due piattaforme con processi corretti di privacy sono Happn e Lex. Tuttavia, la maggior parte delle app difende la raccolta massiccia di dati per migliorare le corrispondenze. “Le app di incontri affermano la necessità di avere più dati possibili sugli utenti per fornire corrispondenze migliori” sottolinea Mozilla. “Tuttavia, se tali dati finiscono nelle mani dei broker, possono esservi gravi conseguenze”.

Gli esempi non mancano. Di recente, infatti, il Washington Post ha segnalato che un gruppo religioso negli Stati Uniti ha acquistato dati da Grindr per monitorare alcuni membri della comunità.

Il caso di Grindr e l’uso dell’intelligenza artificiale

Grindr ha ottenuto uno dei punteggi più bassi nella revisione di Mozilla, con pratiche insufficienti nella gestione della privacy e sicurezza degli iscritti. Molte app utilizzano anche l’intelligenza artificiale per offrire abbinamenti più veloci, ma ciò solleva ulteriori preoccupazioni per gli esperti.

“Per creare abbinamenti più forti, gli utenti devono compilare numerosi sondaggi su interessi e personalità e condividere immagini e video” dicono da Mozilla. “L’intera esperienza dipende dalla quantità di informazioni condivise. Per questo, le app di appuntamenti devono proteggere i dati dallo sfruttamento, con un occhio maggiore alla cybersecurity”. 

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Sostenibilità e cybersecurity, quali sono le interconnessioni cruciali?

In che modo si intrecciano due temi cruciali della modernità, ovvero la sostenibilità con la cybersicurezza? Risponde una ricerca condotta dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, insieme a Gyala, dal titolo ‘Sostenibilità e Cyber Security’.

La ricerca analizza come la sicurezza online possa convergere con gli obiettivi di sostenibilità, abbracciandone gli aspetti ambientali, economiche e sociali in due dimensioni. Da una parte, facendo della sicurezza informatica un elemento atto a garantire la sostenibilità, ad esempio, di infrastrutture critiche, reti di distribuzione, servizi al cittadino) dall’altra, guardando a essa come qualcosa da gestire secondo criteri di sostenibilità. Si pensi, ad esempio, alla potenziale invasività degli strumenti di monitoraggio dei comportamenti degli utenti, o alle modalità di conservazione dei dati sensibili.

Lo studio si basa sulle opinioni di oltre 100 professionisti del settore, da esperti in sicurezza informatica a docenti universitari, passando per ricercatori e responsabili dell’innovazione.

Ogni azione online può avere ripercussioni nel mondo offline

In un’epoca in cui il digitale si intreccia con ogni aspetto della vita, diventa fondamentale comprendere come ogni azione online possa avere ripercussioni in un mondo offline i cui contorni sono sempre meno netti.

“Questa realtà incrementa esponenzialmente quella che viene definita superficie d’attacco dei sistemi informatici, rendendo la cybersecurity una componente essenziale di ogni strategia di digitalizzazione – commenta Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale -. Allo stesso tempo, ci troviamo di fronte all’ineludibile necessità di agire, nella gestione di tali sistemi e grazie a tali sistemi, in modo sostenibile: una necessità che coinvolge ogni livello della società, dalle aziende ai governi fino ai singoli cittadini”.

Armonizzare la dimensione fisica e digitale dei sistemi IT

Sono tre gli ambiti di maggiore importanza, ognuno dei quali incide significativamente su più di metà degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti da Agenda 2030.
Il primo riguarda l’armonizzazione tra la dimensione digitale dei sistemi (IT) e quella fisica, definita OT, da ‘operational technology’.

In altri termini, sempre più spesso sistemi informatici governano apparati fisici. È necessario quindi sviluppare processi di integrazione tra questi due mondi. Questa sinergia è considerata essenziale per la tutela dell’ambiente, la resilienza delle infrastrutture critiche e il loro valore economico, con un impatto notevole nel settore sanitario e in quello energetico. In particolare, per la gestione delle smart grid e delle fonti rinnovabili.

Privacy e Sovranità Digitale

Il secondo tema critico è la privacy. In un’ottica di sostenibilità, proteggere i dati personali diventa un obbligo etico, e una leva per promuovere pratiche rispettose dell’individuo.
La ricerca evidenzia una forte convergenza di opinioni sull’importanza di tutelare la privacy, riferisce AGI, soprattutto in specifici settori, come quello della sanità. Si pone poi l’accento sul terzo ambito, la Sovranità Digitale. Ovvero, come gli Stati gestiscono e regolano le tecnologie e i servizi digitali utilizzati a livello nazionale.

La cybersicurezza si configura come un elemento critico in questo contesto, sottolineando l’importanza di investire in soluzioni di cybersecurity libere da influenze esterne.

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Recensioni in rete: gli italiani si fidano? Sì, ma non “ciecamente”

Gli italiani si fidano delle recensioni di ristoranti, locali, case vacanza o prodotti e servizi che trovano sul web? Ni. Cioè, si ma in generale  prevalere è la diffidenza.

Se prima dell’avvento di internet e dell’e-commerce le recensioni avevano un peso marginale nelle scelte di acquisto, negli ultimi anni hanno acquisito un ruolo cruciale. Secondo un sondaggio di SWG, un italiano ogni 5 le consulta abitualmente prima di effettuare una vasta tipologia di acquisti, e uno su 2, in pratica la metà, si affida alle recensioni soprattutto nel caso di acquisti di prodotti tecnologici, prenotazioni di alberghi o scelta dei ristoranti.

Ci si fida più di quelle pubblicate sulle grandi piattaforme che sui siti dei rivenditori

Insomma, la fiducia attribuita alle recensioni è ampia, ma non cieca, ed è decisamente maggiore tra le donne.
Ci si fida soprattutto di ciò che si legge sulle grandi piattaforme, meno dei siti aziendali dei rivenditori e dei blog tematici. Le piattaforme verso le quali si ha maggiore fiducia sono Amazon e Google, seguite a brevissima distanza da Booking e Tripadvisor.

Tuttavia, la diffidenza sulla veridicità delle recensioni è piuttosto diffusa. Gli italiani sono consapevoli del fatto che in rete si trovano molte valutazioni false.

Recensioni fake: fatte più per interesse che per rabbia

Sono solo 2 intervistati ogni 5 a reputare le recensioni online generalmente vere, contro poco meno di 1 su 10 che le ritiene generalmente false. Inoltre, 3 italiani su 5 sono dubbiosi sulla loro veridicità.

Quanto alle recensioni fake, dai risultati del sondaggio emerge che vengono fatte più per interesse che per rabbia. Il 46% degli intervistati pensa infatti che siano opera di qualcuno pagato apposta, il 30% gli stessi titolari dell’attività, il 29% la concorrenza, il 26% ex impiegati o ex clienti, il 23% utenti falsi o bot.

Quasi un italiano su quattro le fa per lamentarsi

A lasciare personalmente recensioni sono complessivamente circa tre quarti degli italiani. 
Non si tratta però di un gesto abituale (solo il 15% lo fa abitualmente), ma di una scelta che nasce soprattutto dopo un’esperienza particolarmente soddisfacente (18%) o particolarmente deludente (23%). In pratica, 3 italiani su 4 lasciano almeno occasionalmente recensioni, in maggioranza se soddisfatti, ma quasi 1 italiano su 4 lo fa per lamentarsi.

Un ulteriore 24% (32% tra gli over 55), invece, non lascia mai recensioni, si legge su Affari Italiani.
Se poi è normale guardare le recensioni per le categorie merceologiche di tecnologia, alberghi e ristorazione, negli altri ambiti si sfruttano soprattutto per occasioni particolari.

Con l’aggiornamento iOS18 Apple dice addio al suo ID?

iOS 18 potrebbe essere l’aggiornamento software più importante nella storia della Mela, con nuove funzionalità, cambiamenti di design e un occhio di riguardo per l’Intelligenza artificiale.  Ma con il prossimo rilascio del nuovo ed epocale aggiornamento iOS 18, l’azienda di Cupertino potrebbe optare per una nuova denominazione, rinominando il tradizionale Apple ID in Apple Account.

Secondo le ultime indiscrezioni, sembra che Apple potrebbe presto apportare una significativa modifica alla denominazione del suo servizio di identificazione, noto appunto come Apple ID.
La notizia è stata riportata da Mark Gurnman di Bloomberg, il quale ha suggerito che questo cambiamento potrebbe avvenire entro la fine dell’anno.

Rendere più chiaro il concetto di identità digitale e più agevole la gestione delle informazioni personali

Se confermato, il termine Apple ID potrebbe essere gradualmente eliminato e sostituito con Apple Account su tutti i dispositivi Apple compatibili.
Sebbene i motivi di questa modifica non siano ancora stati ufficialmente comunicati da Apple, si ipotizza che l’azienda stia cercando di semplificare l’esperienza degli utenti, adottando una denominazione più intuitiva e coerente con gli standard del settore.

Questo aggiornamento potrebbe infatti rendere più chiaro il concetto di identità digitale per gli utenti Apple, rendendo più agevole la gestione delle proprie informazioni personali e delle impostazioni di account.

In attesa dell’annuncio ufficiale alla Conferenza Mondiale degli Sviluppatori

La presunta decisione di rinominare Apple ID in Apple Account potrebbe essere annunciata ufficialmente durante la prossima Conferenza Mondiale degli Sviluppatori, prevista per il mese di giugno 2024.

Inoltre, si prevede che tale cambiamento potrebbe diventare effettivo con il lancio del nuovo sistema operativo iOS 18, previsto per settembre, insieme al debutto della serie iPhone 16.

Ulteriori indiscrezioni sulla compatibilità di iOS18 con alcuni modelli di iPhone 

Ma le indiscrezioni riguardanti l’aggiornamento iOS 18 non si limitano alla modifica del nome dell’account. C’è infatti anche la possibilità che Apple introduca una nuova ‘modalità per apparecchi acustici’ con questo aggiornamento, fornendo agli utenti un ulteriore livello di personalizzazione e funzionalità avanzate per gli AirPods, riferisce una notizia Adnkronos.

Ora come ora non si conoscono le motivazioni della scelta di voler prendere in considerazione questo cambiamento su iOS 18 ma, si legge su Pcprofessionale.it, sembrano esserci comunque delle concrete possibilità anche se non la certezza effettiva. 
In ogni caso, sono emerse anche informazioni sulla compatibilità di iOS 18 con diversi modelli di iPhone, e sembrerebbe che Apple possa tagliare il supporto di alcuni modelli.

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