Come un aggiornamento DVR ben fatto può salvarti da multe e problemi legali

L’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è notoriamente un’attività essenziale per ogni azienda.

Non parliamo semplicemente di un adempimento burocratico da sbrigare frettolosamente, bensì di uno strumento di gestione proattivo che, se implementato correttamente, permette di identificare e mitigare i rischi presenti sul luogo di lavoro.

Il suo scopo è quello di prevenire infortuni, malattie professionali e le conseguenti sanzioni legali che potrebbero derivarne.

Cosa È il DVR e perché è importante

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è un documento obbligatorio che deve essere redatto da tutte le aziende con almeno un lavoratore dipendente o equiparato.

Serve ad identificare i pericoli presenti nell’ambiente lavorativo, valutare i rischi che ne conseguono e definire le misure di prevenzione e protezione necessarie al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Appare dunque evidente l’importanza del DVR, che risiede nella sua capacità di fornire una panoramica completa dei rischi aziendali, permettendo di implementare azioni mirate per ridurli o eliminarli.

Ecco perché un DVR aggiornato è vitale per garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alle normative vigenti.

Quando è necessario aggiornare il DVR

L’aggiornamento del DVR non va inteso come un’attività da svolgersi una tantum ma al contrario richiede una certa periodicità, ed è necessario quando ci sono modifiche significative nell’organizzazione del lavoro, nonché a seguito di modifiche legislative o normative.

Un aggiornamento tempestivo consente di adeguare le misure di sicurezza, tenendo conto delle nuove condizioni di rischio, così che il DVR possa rimanere uno strumento affidabile ed efficace per la prevenzione.

Come effettuare correttamente un aggiornamento DVR

Un aggiornamento DVR corretto richiede un’analisi approfondita dei rischi, per cui è necessario coinvolgere diverse figure aziendali come il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il medico competente e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS).

Bisognerà poi riesaminare i processi lavorativi, valutare i pericoli esistenti e le relative misure di controllo, oltre a considerare le nuove tecnologie o le modifiche apportate all’ambiente di lavoro.

Non bisogna tralasciare infine l’aggiornamento delle procedure di emergenza, che devono essere adeguate alle nuove condizioni.

Le conseguenze di un DVR obsoleto o incompleto

Un DVR obsoleto o incompleto può comportare gravi conseguenze per l’azienda, che, in caso di controllo da parte degli organi di vigilanza, potrebbe incorrere in sanzioni amministrative e penali.

Alla stessa maniera, in caso di infortunio sul lavoro l’azienda potrebbe essere ritenuta responsabile per negligenza o imperizia, con conseguenti risarcimenti economici significativi.

Bisogna quindi tenere sempre presente che un DVR non aggiornato compromette la sicurezza dei lavoratori ed aumenta il rischio di incidenti e malattie professionali.

Esempi pratici di come un aggiornamento DVR previene problemi

Prendiamo in considerazione l’introduzione di una nuova macchina utensile in sede di lavoro: un aggiornamento DVR ben fatto prevede l’analisi dei rischi specifici legati al macchinario.

Tra questi il rischio di infortuni dovuti a parti in movimento, la presenza di rumore o vibrazioni, l’emissione di sostanze pericolose. Di conseguenza, serve la definizione delle misure di protezione adeguate che includano l’installazione di protezioni, l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) e la formazione specifica per gli operatori.

In caso invece di modifiche alle normative sulla sicurezza chimica, un aggiornamento DVR prevede la revisione delle schede di sicurezza e l’adeguamento delle procedure di manipolazione e stoccaggio.

Consigli per mantenere il DVR sempre aggiornato

Per mantenere il DVR sempre aggiornato, è consigliabile stabilire un programma di revisione periodica, implementare un sistema di monitoraggio degli infortuni e analizzare le segnalazioni dei lavoratori.

In questo caso è utile partecipare a corsi di aggiornamento sulla sicurezza del lavoro per rimanere informati sulle nuove normative e le migliori pratiche, oltre a documentare ogni aggiornamento del DVR indicando la data, le modifiche apportate e le motivazioni.

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Bonifici istantanei: cosa sapere per non commettere errori 

Ormai lo usiamo tutti, per piccole somme o per importi che dobbiamo trasferire in tempo reale, a qualsiasi ora del giorno o della notte, anche nei festivi: è il bonifico istantaneo. Si tratta di uno strumento sempre più diffuso tra chi ha bisogno di effettuare pagamenti rapidi e tracciabili. Ma conosciamo davvero le sue caratteristiche? Sappiamo quando conviene usarlo? E quali accortezze adottare per non correre rischi?

A fare chiarezza è una nuova guida digitale promossa dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana), in collaborazione con le banche e diverse associazioni dei consumatori, nell’ambito del progetto “Trasparenza semplice”. Il documento raccoglie tutte le informazioni utili per comprendere a fondo il funzionamento del bonifico istantaneo e utilizzarlo in modo consapevole e sicuro.

Cos’è il bonifico istantaneo e come si usa

Si tratta di un servizio che permette di inviare denaro in euro da un conto a un altro all’interno dell’area SEPA in meno di dieci secondi. È disponibile 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, e consente al destinatario di ricevere subito l’importo.

A partire dal gennaio 2025 tutte le banche che gestiscono bonifici ordinari saranno tenute anche ad accettare quelli istantanei, mentre da ottobre dello stesso anno dovranno permetterne anche l’invio, usando gli stessi canali previsti per i pagamenti tradizionali.

Quando è utile scegliere questa modalità

Il bonifico istantaneo può risultare particolarmente vantaggioso in situazioni che richiedono prontezza: un pagamento da saldare con urgenza, la ricarica di una carta prepagata, l’acquisto da un privato o il bisogno di inviare soldi a una persona cara senza attese.

Cosa bisogna sapere su limiti e rischi

In genere, è il cliente a definire eventuali limiti d’importo per i bonifici istantanei, anche se ogni banca può prevedere soglie preimpostate per motivi di sicurezza. Tuttavia, è bene ricordare che un bonifico istantaneo non può essere annullato: una volta autorizzato, l’importo viene trasferito immediatamente.

Proprio per la sua rapidità, è fondamentale prestare attenzione a chi si invia il denaro. Le banche, per ridurre il rischio di errori o frodi, effettuano un controllo in tempo reale per verificare se l’IBAN inserito corrisponde al nome del beneficiario. Questa verifica, che oggi è facoltativa, diventerà obbligatoria entro ottobre 2025.

Uno strumento che richiede attenzione

Sebbene offra velocità e praticità, il bonifico istantaneo richiede attenzione, soprattutto nei confronti di possibili truffe online o errori di compilazione. Per questo motivo la guida dell’ABI fornisce indicazioni semplici e chiare, pensate per chiunque voglia saperne di più prima di utilizzare questo strumento.

Il vademecum è consultabile sul sito dell’ABI ed è stato redatto con il contributo delle principali associazioni dei consumatori.

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Parchi divertimento: indicatori positivi per offerta, visitatori e fatturato

Lo confermano i dati ufficiali presentati dal Rapporto Annuale SIAE: nel 2024 i parchi divertimento italiani hanno segnato una crescita significativa in termini di offerta, visitatori e fatturato.
Con 21.104.651 ingressi, in crescita di circa il 7,4% rispetto al 2023, il fatturato della biglietteria sfonda la barriera dei 300 milioni, attestandosi a 306.640.128 euro (+1% sul 2023).

Proprio il differenziale di incremento tra visitatori e fatturato, accompagnato da un calo del 6% del valore medio unitario per visitatore, indica come le politiche di pricing più inclusive adottate negli ultimi anni hanno favorito l’ampliamento del bacino di utenza. 
Sul lato offerta, l’incremento dei giorni di apertura è stato del 4,9%. Complice l’estensione della stagionalità, i parchi a tema hanno saputo creare nuovi concept per valorizzare diversi periodi dell’anno, come Carnevale, Halloween e Natale.

Nuove attrazioni, aree tematiche, tecnologie immersive, soluzioni green

A trainare l’andamento sono gli investimenti in nuove attrazioni, aree tematiche, tecnologie immersive e soluzioni green, che hanno reso l’esperienza sempre più coinvolgente. Solo per la stagione estiva 2025 sono già stati stanziati 220 milioni di euro, con una previsione di 500 milioni nel triennio 25/27.
Il trimestre estivo si conferma centrale: nel 2024 il 64% dei visitatori si è concentrato nei mesi di giugno, luglio e agosto, periodo che ha generato anche il 66% della spesa totale.

Il dato è influenzato dall’apertura dei parchi acquatici, la cui attività è fortemente stagionale.
Ma è da segnalare la performance di dicembre: a fronte di un’offerta più contenuta ha registrato il tasso medio di affluenza giornaliera più alta dell’anno. Con 1.514 visitatori al giorno supera perfino agosto (1.164).

In Piemonte più strutture, ma è il Veneto la locomotiva del settore

Il Piemonte, ricco di parchi faunistici come Zoom Torino e di parchi avventura, è la regione a maggiore concentrazione di strutture censite e con più giorni di apertura.

La locomotiva del settore si conferma tuttavia ancora una volta il Veneto, che raccoglie il 34% della spesa complessiva italiana per parchi e attrazioni e il 23% degli ingressi totali nazionali (4,8 milioni di visitatori). Seguono Lombardia (19%), Emilia-Romagna (19%) e Lazio (15%).
Migliorano in generale le performance di Centro e Sud Italia, mentre nel Nord-Ovest cresce il numero di visitatori nonostante la riduzione delle giornate di apertura.

“La crescita non è un dato estemporaneo”

“I dati SIAE 2024 rafforzano la centralità dell’industria dei parchi divertimento nel panorama turistico nazionale – commenta Luciano Pareschi, presidente AssoParchi –. La crescita non è un dato estemporaneo, ma dipende da una strategia coordinata di sviluppo e investimento che punta su innovazione, destagionalizzazione e qualità dell’esperienza. Abbiamo creduto e continuiamo a credere nel valore culturale, sociale ed economico dei parchi come luoghi capaci di generare indotto, occupazione e attrattività internazionale”.

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Sanità: la nuova cultura della vaccinazione in Italia

Oggi la vaccinazione viene vista come uno strumento per proteggere anzitutto chi è professionalmente, socialmente o fisicamente più esposto (personale sanitario, malati cronici, chi vive o lavora in ambienti dove è più facile contagiarsi), e meno come semplice strategia per evitare di ammalarsi.

Il tema della percezione del rischio appare centrale. Dopo la pandemia è presente una sorta di stanchezza rispetto a quanto vissuto, che si estende anche alle vaccinazioni, sebbene riconosciute come un’arma strategica per superarla.
Anche se il 90% si è vaccinato contro il Covid, solo un terzo pensa di farlo nel futuro. Contro l’influenza, poco più della metà.
È quanto emerge dall’indagine del Censis ‘I nuovi tratti della vaccinazione in Italia’ realizzata con la sponsorizzazione di Pfizer.

Permangono dubbi su efficacia e sicurezza

Il 59,5% pensa che sia più rischioso non vaccinarsi, rischiando di ammalarsi di una malattia prevenibile con la vaccinazione. Tuttavia, nonostante il riconoscimento quasi unanime del ruolo delle vaccinazioni nel debellare malattie come la poliomielite (95,3%) e nella difesa della collettività dalla diffusione delle malattie (84,4%), insieme a quello del suo valore individuale come strumento per evitare la diffusione di malattie e complicanze (85,2%), queste considerazioni non sono sufficienti a superare un atteggiamento culturale che la maggioranza percepisce ancora come più negativo rispetto al passato (85,9%).
E non appaiono del tutto risolti i dubbi sull’efficacia e la sicurezza delle vaccinazioni.

Si consolida la propensione alla prevenzione

Il 36,9% afferma di ricorrere alla vaccinazione per prevenire le malattie, una quota in crescita rispetto al 16,9% del 2014. È evidente l’influsso dell’esperienza di adesione di massa alla vaccinazione per il superamento del Covid.

Aumenta anche la quota di chi esprime piena fiducia nei confronti della vaccinazione (43,0% vs 22,0%), soprattutto cresce nel tempo la quota di chi dichiara di fidarsi delle vaccinazioni garantite dal Ssn (30,7% vs 50,6%).

Il fatto che il 54,6% delle persone si sono dichiarate disponibili a “fare” una dose in più se in questo modo aumenta la copertura e l’efficacia è una dimostrazione della fiducia nei confronti della vaccinazione. I non favorevoli sono in media il 22,3%.

Conoscenza confusa e incertezza nell’adesione

La conoscenza delle vaccinazioni appare collegata all’esperienza diretta e all’adesione a esse. Si tratta di una conoscenza diffusa (71,5% si ritiene informato), che raggiunge il picco con la vaccinazione anti-Covid, conosciuta dal 98,7% della popolazione.

Più basse le percentuali di chi ha effettuato vaccinazioni negli ultimi 3 anni. Esclusa la vaccinazione anti Covid (84,8%) e antinfluenzale (50,0%), il ricorso non è ampio, anche nel caso di categorie più a rischio come i malati cronici. Diversa è la situazione con riferimento alle scelte effettuate dai genitori rispetto alle vaccinazioni dei figli (97,0%), più ridotto il ricorso alla vaccinazione in gravidanza. Tra le donne intervistate solo il 36,7% ha effettuato almeno una vaccinazione e la quota diventa maggioritaria solo per le donne che hanno figli da 0 a 5 anni.

Giovani e affettività: quando l’informazione passa dal web

Il digitale è ormai oggi la guida che tutti noi utilizziamo per la maggior parte degli aspetti della vita quotidiana. Ma è una guida sicura? La domanda è ancora più rilevante quando a “fare le domande” sono i giovanissimi. D’altronde, per i ragazzi italiani tra i 16 e i 25 anni, il web è ormai la principale fonte a cui affidarsi per chiarire dubbi su anche su relazioni e sessualità.
È quanto emerge da una recente indagine condotta da Eumetra per Telefono Donna Italia, organizzazione che da oltre trent’anni lavora a sostegno delle donne e contro la violenza di genere. Secondo i dati raccolti, il 45% dei giovani usa Internet per informarsi su dinamiche affettive, mentre più della metà lo fa per questioni legate al sesso.

Il dato più allarmante? In oltre quattro casi su dieci, il primo approccio ai temi della sessualità avviene attraverso contenuti pornografici. Una “scuola” non sempre adeguata, che rischia di trasmettere modelli distorti.

I tradizionali ruoli educativi non ci sono più

Famiglia e scuola, un tempo riferimenti principali per l’educazione sentimentale, oggi sembrano avere un impatto sempre più marginale. Questo vuoto informativo è stato colmato dal digitale, che però propone contenuti spesso disomogenei, poco approfonditi o influenzati da stereotipi.

Non sorprende quindi che quasi l’80% delle ragazze e il 74% dei ragazzi ritengano che i social contribuiscano a normalizzare atteggiamenti discriminatori verso le donne. Le piattaforme più criticate in questo senso sono Instagram, TikTok e YouTube, viste come ambienti a rischio per la diffusione di messaggi denigratori.

Incertezza e paura nel quotidiano

Questa esposizione mediatica ha effetti concreti anche sulla vita di tutti i giorni. Solo il 14% delle giovani donne sotto i 25 anni afferma di sentirsi libera nei momenti di svago, anche rispetto a come vestirsi. Il 66% delle intervistate adotta precauzioni per evitare situazioni pericolose, come telefonare a un’amica durante il tragitto serale o condividere la posizione.

Significative anche le differenze tra generi nella percezione della violenza: il 57% delle ragazze pensa che il fenomeno sia sottovalutato, contro appena il 28% dei coetanei maschi.

Musica e social: tra modelli e normalizzazione

Le differenze emergono anche nei gusti musicali. Tra i ragazzi più giovani spicca l’interesse per generi che parlano esplicitamente di sesso (25%) o criminalità (30%).

Solo un giovane su cinque condanna apertamente i testi con linguaggio aggressivo, ritenendoli parte di un contesto espressivo da non giudicare troppo severamente.

Raccontare meglio, educare davvero

Matteo Lucchi, amministratore delegato di Eumetra, sottolinea la responsabilità dei media: “I contenuti influenzano atteggiamenti e valori. È tempo di ripensare il linguaggio con cui parliamo ai giovani”.

A chiudere la riflessione è Laura Parolin, psicologa e docente all’Università di Milano-Bicocca: “Solo attraverso dati e analisi strutturate possiamo comprendere a fondo il disagio giovanile e progettare azioni educative efficaci e mirate”.

La casa più desiderata dagli italiani: le ultime tendenze dell’immobiliare

È un momento di grande fermento per il settore immobiliare in Italia. A confermarlo è l’ultimo report di Immobiliare.it, il portale leader per la compravendita di case, che ha realizzato un’indagine su un campione di 4.000 persone per raccogliere le loro preferenze.

Ma quali sono le preferenze dei nostri connazionali? Quali esigenze guidano le scelte? Cosa è cambiato negli ultimi anni, e quali sono le tipologie più desiderate? 

La fotografia di chi sta cercando una nuova abitazione

Dall’analisi emerge che il 70% delle persone che si muovono sul mercato condivide l’abitazione con il proprio partner, mentre il 53% ha uno o più figli.
Circa il 40% delle persone ha almeno un animale domestico – per il 14% addirittura due -, un fattore che influenza le loro scelte.

Le tipologie più ricercate

Le preferenze vanno principalmente sulle soluzioni indipendenti (quasi 7 acquirenti su 10).

Il trilocale è il taglio più gettonato (46%), seguito dal bilocale (23%).
Questa tendenza combacia con quanto segnalano le ricerche di Google Trends, dove aumentano quelle per “trilocale con giardino”, “trilocale con terrazzo” e “casa indipendente con giardino a basso costo”.

Come deve essere l’immobile?

Il 56% degli acquirenti si orienta verso una casa ristrutturata, il 23% è disposto a ristrutturarla da sé, mentre il 20% preferisce una costruzione ex nova.
Negli ultimi 12 mesi le ricerche per case ristrutturate sono aumentate del 13%.

Sono inoltre richieste: zone tranquille (45%), con un balcone o un terrazzo (45%) e almeno due bagni (35%).
Il 20% cerca un’abitazione che sia efficiente dal punto di vista energetico e che includa un posto auto.

Le motivazioni per il cambio di casa

Il 24% si muove per trovare più spazio, il 9% per conquistare l’indipendenza, l’8% per passare a un’abitazione più piccola.

C’è anche un 7% che si trasferisce per motivi di lavoro, per riavvicinarsi a familiari o per migliorare la qualità di vita.
Il 40% di coloro che restano dove vivono, ristrutturano l’immobile per aumentarne il comfort.

Mercato, mutui e budget

Negli ultimi mesi aumentano le ricerche per mutui, in particolare per quanto riguarda i tassi d’interesse.
Il 57% di coloro che acquistano un’abitazione richiede un mutuo, per un importo compreso per il 43% tra 200.000 e 350.000 euro.
Il 30% si colloca in un range che va dai 100.000 ai 200.000 euro.

Il 38% di coloro che intendono acquistare a breve ha lo stesso budget, mentre poco più del 15% può arrivare a 350.000 euro, senza però superare quella cifra.

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Casa, auto nuova, denaro, successo o salute? I desideri degli italiani

Da 18 anni Human Highway conduce una ricerca sui desideri delle persone analizzando il concetto di regalo. L’analisi parte dai regali materiali per passare a quelli che non esistono, i cosiddetti ‘fantaregali’, come, ad esempio, la pillola che fa ringiovanire di 10 anni, per giungere ai regali che non si possono comprare: quei doni immateriali che non hanno né un mercato né un prezzo.
Per ottenere risposte più sincere, l’indagine ha chiesto di indicare il regalo più autentico e sincero e che si vorrebbe fare a qualcuno a cui si vuole bene.

Insomma, cosa desiderano gli italiani? Tecnologia, una casa o un’auto nuova? Oppure denaro, successo e salute? Sì, ma in definitiva, anche no.
Quando si scende nel profondo e si apre il diario dei desideri autentici, gli italiani indicano altro.

Tempo: un dono più frequente negli anni centrali della vita

Infatti, quando agli italiani si chiede di concentrarsi su ciò che conta davvero, ecco emergere otto ‘classi’ di regali.
La prima classe è rappresentata dai valori, come, ad esempio, serenità, felicità, pace, speranza, fiducia, realizzazione personale, con quasi tre citazioni su dieci.

I valori sono seguiti dai beni materiali, con una indicazione su sei, poco più indietro della ‘salute’.
È interessante osservare la menzione del ‘tempo’. Il dono di tempo è più frequente nelle età centrali della vita, quando questa risorsa si avverte come più scarsa e quindi più preziosa.

A chi regalare il regalo che non si può comprare?

Ma a chi si vorrebbe regalare il regalo che non si può comprare? In due casi su tre a una persona della propria famiglia.
Nel 16,9% dei casi si pensa a una persona esterna al nucleo famigliare, e spesso si tratta di casi di bisogno e di una certa gravità.
Il 6,1% dei regali è auspicato per tutti, cioè a tutto il mondo (in particolare, la pace), mentre in due casi su cento il regalo è fatto a sé stessi.

La combinazione tra l’oggetto del regalo e il destinatario produce 72 combinazioni. E i casi più frequenti riguardano i genitori che donano valori ai propri figli (7,3%) o a tutta la famiglia (5,0%).

La pace quadruplica in 4 anni

Ai valori seguono i beni materiali, scelti per il partner, e la salute ai genitori, ciascuno al 4,3% delle citazioni, e quindi i valori a tutto il mondo, serenità, pace, felicità, speranza.

Il dono della pace, in particolare, ha visto un incremento di quattro volte dal 2020 al 2024 ,ed è la terza voce nella lista dei regali che si vorrebbe ricevere, dopo salute e serenità.

Vitamine e sali minerali: durante l’estate cresce la domanda di integratori

Con l’arrivo della bella stagione, è sempre più frequente sentirsi fiacchi o scarichi di energie. Le alte temperature elevate, l’umidità e pure la sudorazione mettono alla prova l’organismo, causando una perdita importante di liquidi e micronutrienti fondamentali per il benessere psicofisico.

Non stupisce, quindi, che gli integratori alimentari a base di vitamine e sali minerali stiano vivendo un vero e proprio boom di vendite in Italia.

Dati in crescita: magnesio e potassio al top

Secondo i dati elaborati da Integratori & Salute, associazione di riferimento del settore che fa capo a Unione Italiana Food, nel 2024 si conferma il trend positivo per queste categorie. I sali minerali si attestano tra i prodotti più venduti: le confezioni commercializzate sono state quasi 15 milioni (+3,4% rispetto al 2023), per un valore di oltre 265 milioni di euro (+6,7%).

Anche le vitamine si difendono bene, con 12,6 milioni di confezioni vendute, e una crescita in valore del +4,2%, trainata soprattutto dai prodotti contenenti vitamine del gruppo B e vitamina C.

In particolare, nei mesi più caldi (luglio-settembre), si è registrato un picco nelle vendite di integratori a base di magnesio e potassio: oltre 3 milioni di confezioni, pari alla metà del totale annuo. Crescono anche gli integratori di ferro (+5,8%) e quelli specifici di magnesio (+15,5%).

La parola dell’esperta: perché integrare è utile

La dott.ssa Franca Marangoni, esperta della Nutrition Foundation of Italy, spiega: “Durante i mesi estivi, il nostro fabbisogno di alcuni micronutrienti aumenta. Il magnesio, ad esempio, è essenziale per prevenire crampi e stanchezza muscolare, mentre il ferro e le vitamine del gruppo B supportano il metabolismo energetico e la funzione mentale.”

Inoltre, in condizioni di sudorazione intensa o attività sportiva prolungata all’aperto, il rischio di carenze si accentua. Integrare in modo mirato, dietro consiglio medico, può aiutare a mantenere l’equilibrio idrosalino e a ridurre la sensazione di affaticamento.

Pelle e sole: il ruolo delle vitamine

Non solo energia: durante l’estate anche la pelle ha bisogno di cure particolari. L’uso di antiossidanti come la vitamina C ed E può proteggere dai danni del sole, mentre la vitamina A e lo zinco contribuiscono a mantenere sana la barriera cutanea.

Conclusione

In sintesi, l’estate 2024 conferma un crescente interesse degli italiani per il benessere, con integratori di vitamine e sali minerali sempre più protagonisti delle scelte in farmacia.
Ma attenzione: l’integrazione deve sempre accompagnarsi a uno stile di vita sano, alimentazione equilibrata e idratazione.

Cani e gatti come “figli”: il ruolo degli animali domestici nelle famiglie italiane

Per la stragrande maggioranza degli italiani, gli animali domestici non sono più semplici compagni di vita, ma veri e propri membri della famiglia.

Lo rivela il primo Rapporto sulle abitudini delle famiglie italiane con animali da compagnia realizzato da Santévet, compagnia specializzata in assicurazioni veterinarie. Secondo lo studio, il 96% delle persone considera il proprio pet un componente familiare a tutti gli effetti.

Una compagnia che riempie la solitudine

In una società dove ci si sente sempre più soli, l’amore incondizionato di un animale si rivela una presenza fondamentale per il benessere emotivo. Nove italiani su dieci dichiarano che il loro amico a quattro zampe è un supporto prezioso contro l’isolamento.

Il dato è particolarmente significativo tra le donne (92%) e gli anziani sopra i 71 anni (82%), ma sorprende anche il forte attaccamento dei giovanissimi (96%) nella fascia 16-25 anni, la cosiddetta Generazione Z.

Donne e giovani: i più legati ai loro pet

Il rapporto evidenzia che le donne sviluppano un legame emotivo particolarmente intenso sia con i cani (83%) che con i gatti (82%). Anche gli uomini mostrano un alto coinvolgimento affettivo, con il 78% che si dichiara legato al proprio cane e il 73% al proprio gatto.

Chi si sente più “genitore” di un animale si colloca nella fascia tra i 26 e i 40 anni, segno di una generazione che ha ridefinito il concetto di nucleo familiare.

Dalla convivenza al pet parenting

È sempre più comune identificarsi come “pet parent”, ovvero come chi si prende cura del proprio animale con la stessa attenzione riservata a un figlio.

Oggi, il 42% degli italiani considera il proprio animale domestico un figlio, e il 40% lo definisce il proprio migliore amico, specialmente tra chi vive con un cane (42%) rispetto ai proprietari di gatti (37%).

Linguaggi unici per “parlare” con il proprio cucciolo

Il rapporto descrive una comunicazione esclusiva tra proprietario e animale, fatta di gesti, parole inventate, suoni e intonazioni speciali: l’80% delle persone riconosce di avere un “codice” tutto loro con il proprio animale.

Questo legame si riflette anche nelle priorità domestiche: il 48% delle famiglie spende di più per l’alimentazione degli animali che per se stessi, e il 23% antepone le spese per la toelettatura a quelle personali.

Cresce la domanda di protezione sanitaria per gli animali

Con l’aumento dell’importanza degli animali nella vita quotidiana, cresce anche la consapevolezza sulla loro salute. Sempre più famiglie italiane valutano positivamente la possibilità di proteggere i propri animali con coperture assicurative specifiche.

Un trend in crescita, che riflette un profondo cambiamento culturale: oggi, prendersi cura di un animale non è più un gesto accessorio, ma una vera scelta di responsabilità affettiva.

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La Lombardia guida l’innovazione ICT in Italia. Più investimenti, preparazione e sostenibilità

Lo confermano i dati dell’Assintel Report Lombardia, curato dall’Istituto Ixé: la Lombardia anche quest’anno si conferma una delle regioni trainanti nel panorama ICT italiano.
Nel 2025, il 32,2% delle imprese lombarde prevede un incremento del budget dedicato alle tecnologie emergenti. La media italiana si attesta al 30,1%.

L’ elevato livello di dotazioni tecnologiche, la forte spinta agli investimenti digitali, una maggiore attenzione alla sostenibilità e una migliore preparazione sul fronte digitale, spesso superiori alla media nazionale, caratterizzano il tessuto imprenditoriale lombardo per l’alta propensione ad aumentare gli investimenti ICT. A dimostrazione di non aver subito rallentamenti durante i periodi di crisi, ma, al contrario, di avere saputo cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione digitale.

Servizi di cybersecurity superiori alla media

Le imprese lombarde registrano un tasso di adozione superiore alla media italiana nelle principali aree ICT, con un numero di dotazioni per azienda pari al 6,8% contro il 6,4% della media nazionale.
I servizi di consulenza e system integration sono invece presenti nel 52,5% delle aziende lombarde (+8,2% rispetto Italia), mentre le infrastrutture IT raggiungono il 62% (+3,5%).

Sopra la media nazionale ci sono anche le dotazioni di servizi di sicurezza informatica, presenti nell’81,1% delle imprese lombarde, contro la media nazionale del 76,3%.
Valori superiori al resto d’Italia si registrano poi anche per quanto riguarda la dotazione di servizi per la gestione dei dati, presente nel 46,7% delle imprese lombarde, contro il 41,5% della media nazionale. 

Tecnologie emergenti: AI utilizzata dal 43% delle imprese

Per quanto riguarda la dotazione di tecnologie emergenti la Lombardia mostra maggiore familiarità rispetto ad altre regioni (7,3% imprese lombarde contro una media nazionale del 4%). 

Più in particolare, il 43% delle imprese lombarde utilizza una o più soluzioni di AI, e il 33,5% ha l’intenzione di adottarle nei prossimi anni. Le applicazioni più diffuse includono l’assistenza clienti tramite chatbot, l’automazione di processi ripetitivi e l’analisi predittiva. L’adozione dell’AI risulta particolarmente significativa tra le medie e grandi imprese, mentre i principali ostacoli alla sua adozione sono legati alla capacità di spesa per gli investimenti e alla mancanza di competenze.

Più attenzione a impatto ambientale, lavoro ibrido, competenze

Parallelamente, le imprese del territorio segnalano un’attenzione crescente alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale, con il 21,5% delle imprese (+5% rispetto media nazionale) che adottano politiche e pratiche volte all’efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni.
In Lombardia c’è inoltre maggiore attenzione alla gestione dei processi di lavoro ibrido e da remoto, adottati dal 7,5% delle imprese (+3,3%), e all’internazionalizzazione (8%). 

Nonostante le imprese lombarde siano dotate di maggiori competenze digitali rispetto alla media nazionale (+4,9%), il 60,8% delle aziende lombarde evidenzia la necessità di ampliare le proprie competenze ICT (68,7% media nazionale), sottolineando la centralità della formazione continua per restare competitivi in un mercato in evoluzione.

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